LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO
FRANCESCO MOTTO
L’entrata dei MISSIONARI in PATAGONIA
Un caso di coscienza
La Patagonia, “la più grande impresa della nostra congregazione” al dire di don Bosco, tardava a diventare la terra dei suoi sogni missionari. Nonostante le insistenze da Torino, il responsabile don Cagliero nei suoi due anni di presenza a Buenos Aires (1876-1877) l’aveva esclusa per l’impreparazione dei salesiani. Ad assumersi la responsabilità toccò al successore, a don Francesco Bodratto (1823-1880) che nel 1879 autorizzò una particolare ricognizione che ne pose le premesse. Precise informazioni su di essa ci sono date dallo stesso ispettore don Bodratto nella lettera a don Bosco del 19 aprile 1879.
Prima tappa: il paese di Patagones sul Rio Negro
Scriveva: “Ieri l’altro sono partiti due dei nostri missionari con monsig. Espinoza per la missione del Carhué. Questa volta [dopo il fallimento del primo tentativo via mare nel 1878: cf BS aprile] sono andati per terra, dopo due giorni di Ferrovia monteranno in sella e viaggeranno ancora 15 giorni prima di arrivare a Patagones. Nelle tappe che faranno si fermeranno qualche giorno per battezzare i ragazzi e offrire il mezzo di fare la Pasqua ai cristiani sparsi in quei deserti dell’Azul di Chacharis e altri di cui non ricordo il nome. A Patagones si fermeranno una quindicina di giorni per vedere se possiamo piantare la nostra sede in quel ultimo confine immediato alla Patagonia, scopo principale della nostra missione. Di lì andranno lungo il Rio Negro sempre esplorando i punti principali che possono agevolare la entrata nell’interno della Patagonia. Fatto questo giro che richiede almeno quattro mesi di tempo ritorneranno fra noi, ed allora sarà forse il tempo di prendere una determinazione definitiva. Tanto più che so da fonte quasi sicura che i Lazzaristi lasceranno questa Missione per mancanza di mezzi e di personale”.
Don Bodratto comunicava così a don Bosco l’attesissima notizia di tale tentativo di entrare in Patagonia, ma, forse per evitargli un dispiacere, non accennava al dramma interiore che essa gli comportava: missionari cappellani di un esercito inviato per sottomettere con la forza gli indigeni in un’area da loro sempre occupata.
Proseguiva l’ispettore Bodratto: “Secondo gli studi fatti da persone autorevoli pare che il punto più importante per facilitare il mezzo d’entrare fra gli Indi della Patagonia sia appunto il villaggio denominato Patagones”.
Per i missionari l’importante era entrare in contatto con gli indigeni e la pur problematica “spedizione del deserto” sembrava consentirlo, sia pure a carissimo prezzo, tanto più che ne condivideva la responsabilità la stessa arcidiocesi di Buenos Aires.
Inutile missione nella Pampa
Anche la Pampa, così come la Patagonia più a sud, ritornava sovente nella corrispondenza salesiana che viaggiava fra le due sponde dell’Atlantico: ne parlavano i missionari, ne scrivevano i loro corrispondenti a Valdocco, don Bosco per primo. Ma ormai – scriveva con un velo di tristezza don Bodratto – “Bisogna deporre il pensiero della Pampa, perché ormai è conquistata. Una parte li hanno presi prigionieri; i ragazzi e le donne sono sparsi per la Provincia di Buenos Aires; i loro terreni sono in vendita a conto del governo, e gli uomini coi giovani più forti si sono riconcentrati nella Patagonia irritatissimi contro i cristiani. Cosicché fra qualche anno vedremo la Pampa popolata dalle colonie Italiane, Spagnole, Tedesche e Russe giacché le commissioni per la immigrazione, fornite di nuovi mezzi, si sono mosse con nuova attività in cerca di Europei per popolare appunto le terre della Pampa”.
Ed effettivamente i salesiani vi penetrarono provenienti dalla Patagonia nel 1881, anche se solo nel 1896 presero formale impegno di fondarvi la Chiesa.
Il progetto iniziale
Al ritorno dei due missionari itineranti, don Bodratto pensò che ormai si fossero messe le premesse per procedere ad una classica fondazione salesiana sul Rio Negro, con tanto di chiesa, collegio maschile e femminile, case per i salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice, tutto in funzione dell’avvicinamento agli indigeni. Ecco come si esprimeva al riguardo don Bodratto con don Bosco: “Adesso secondo le relazioni che mi vennero fatte, sarebbe il tempo più che mai opportuno per istabilire la nostra missione in Patagones. Quivi i Missionari lazzaristi hanno due case costruite ad uso collegio, una per le Suore ed una per i Padri le quali ritirandosi le cederebbero alla curia di questa città. La Società di S. Giuseppe possiede pure in Patagones una casa ed un terreno assai grande attiguo alla casa Parrocchiale, che cederebbe senza ostacolo ai P P. Salesiani se prendono questa missione. L’Arcivescovo poi dal canto suo ci darebbe la Parrocchia, che va a prendere molta importanza… Sicché aprendo un collegio di ragazzi ed uno di figlie in Patagones presto si potrebbero avere Indi da instruire e così metterci in relazione colla tribù mansa per quindi penetrare a poco a poco nel centro”.
Sul piano operativo, avuta la relazione della possibilità di subentrare ai Lazzaristi e alla Dame di S. Giuseppe, si trattava di accordarsi con loro, una volta che l’arcivescovo avesse offerta la parrocchia ai salesiani; cosa che avvenne senza problemi. Più difficile era invece individuare almeno due pionieri. I salesiani a disposizione in Argentina erano indispensabili per le opere già in corso, per cui don Bodratto non poteva che fare affidamento su don Bosco: “Vostra Paternità pensi alla spedizione della Patagonia cioè a sostituire quelli che dovessimo spedire colà”.
Don Bosco “pensò” a don Fagnano che nel gennaio 1880 partì per Patagones con un drappello di salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice. Iniziava così quella che sarebbe stata definita l’epopea missionaria salesiana “alla fine del mondo”.
Don Bodratto poteva ritenersi soddisfatto, poteva cantare il nunc dimittis. Il Signore lo ascoltò pochi mesi dopo. Moriva infatti il 4 agosto 1880. In cinque anni (1875-1880) due salesiani erano così volati al cielo, ma ormai la Congregazione si era insediata oltreoceano e avrebbe continuato ad estendersi in tutta l’America.

















