LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Le tante novità del nuovo volume di lettere

Gli anni più importanti della vita
di don Bosco (1846-1888),
trovano la loro fonte principale
e ineludibile nelle migliaia
di lettere pervenuteci.

Trovare ogni mese qualcosa di nuovo, di sconosciuto, che riguarda don Bosco è l’impegno mensile che da una decina di anni mi è stato affidato dal direttore del Bollettino Salesiano. Assicuro ai miei lettori che non è tanto semplice rispondere alla richiesta, perché da don Bosco e su don Bosco sono state scritte decine di migliaia di pagine e si continua a scrivere, su carta e on line, spesso sulla base di fonti incerte e problematiche, per non parlare di interventi radio-televisivi “creativi e fantasiosi”. Non è invece il nostro caso, perché abbiamo la grande fortuna di poter disporre di molti documenti inediti, che ci permettono mensilmente di aggiungere qualche nuovo tassello alla storia di don Bosco.

Questo mese però non ci limitiamo ad illustrare una piccola storia sconosciuta, ma indichiamo un intero volume, vale a dire il IX volume dell’edizione critica dell’epistolario di don Bosco. Si tratta di una raccolta di lettere scritte o firmate da don Bosco nel triennio 1884-1886, che abbiamo messo in ordine cronologico, con tutte le necessarie informazioni per una migliore loro comprensione. Molte e significative le novità del volume. Ne indichiamo le maggiori.

Raddoppiato il numero
delle lettere

La più evidente è il grande numero di lettere sconosciute. Sono quasi 200 e se pensiamo che ognuna apporta necessariamente qualche novità, grande o piccola che sia, ci rendiamo conto che alla fine queste novità offriranno materia sufficiente per “rivedere” la storia di don Bosco di questo triennio. In effetti le lettere trasmettono molte informazioni di prima mano sulla vita e l’operato di don Bosco, confermano, smentiscono, correggono, precisano alcune acquisizioni precedenti, riempiono particolari lacune, svelano corrispondenti ignoti alla storia salesiana. Sono italiani, francesi, spagnoli, portoghesi, belgi, polacchi, inglesi, tedeschi, austriaci, ungheresi, cileni, argentini, uruguaiani, brasiliani… laici ed ecclesiastici con cui don Bosco entra in stretto contatto per mille ragioni.

Ne ha fatta di strada il ragazzo di campagna di Castelnuovo, lo studentello-lavoratore-seminarista di Chieri, il povero prete-studente del Convitto di Torino che avvicinava i ragazzi di strada di Torino con i quali poteva parlare solo in dialetto!

Il nome “don Bosco” negli anni ottanta del secolo xix risuonava un po’ ovunque da Torino alla Sicilia, dalle gelide terre magellaniche alle torride città dell’India: in corti imperiali e nelle regge, nei castelli e nelle ville patrizie, nei palazzi episcopali e nei ministeri, nelle redazioni dei giornali e nei consigli comunali, ma anche nelle semplici canoniche e nelle umili case di contadini, nei conventi di religiosi e religiose, nei seminari e per le strade, sulla bocca di giovani in Italia e all’estero. Ogni lettera è dunque una piccola o grande scoperta.

Semicieco, continua a scrivere
lettere in una lingua non sua

Novità del volume è anche il notevole numero di lettere in lingua francese (un terzo), una lingua che don Bosco conosceva a malapena e che scriveva un po’ a modo suo. Il fatto non è irrilevante. I vari viaggi di don Bosco sulla costa azzurra fino a Marsiglia nei primi anni ottanta, il trionfale viaggio a Parigi nel 1883, l’edizione di “biografie” in lingua francese, la stampa cattolica lo avevano fatto conoscere come il san Vincenzo de Paoli del xix secolo, il possente taumaturgo dell’Ausiliatrice, perfino l’uomo in grado di risolvere la questione sociale. E dunque andava aiutato, finanziato da quanti avevano a cuore il problema dei ragazzi poveri ed abbandonati. È soprattutto la Francia con i suoi benefattori, alcuni generosissimi, che in questi anni sostiene economicamente l’opera salesiana, quella stessa Francia che paradossalmente sta conducendo una dura lotta contro la Chiesa. Viene spontaneo chiedersi come mai don Bosco anziano e semicieco si sia sobbarcato a tale corvée, tanto più che non gli era facile scrivere in tale lingua; inoltre avrebbe potuto semplicemente firmare un testo francese scritto da un segretario. Talora lo ha fatto, ma molte sue lettere francesi, semi illeggibili, sono autografe. Una ragione ci sarà pure.

Il deperimento fisico

In terzo luogo costituisce una novità assoluta del volume il fatto che una delle notizie più ricorrenti in tali lettere (decine di volte) è quella relativa alla propria salute, ormai decisamente volta al peggio, sia pure con momenti di inattesa ripresa. Nelle lettere degli anni precedenti don Bosco si interessava per lo più della salute dei corrispondenti e dei loro familiari, ma a settant’anni, sofferente, sempre più “ombra di se stesso” è ormai costretto a riferirsi continuamente alla propria, anche perché deve continuamente scusarsi della grafia quasi illeggibile, dei ritardi nel rispondere, della rinuncia ad alcuni appuntamenti previsti, della stessa brevità delle risposte. Non manca il caso, commovente anziché no, in cui non riesce a finire la lettera iniziata e chiede di farlo ad un altro.

Eppure con grande fatica fisica e psichica non cessa di scrivere personalmente a particolari autorità civili e religiose, ad alcuni confratelli, a determinati benefattori, a illustri personaggi mai conosciuti di persona. Eppure decide, anche contro il parere dei medici e dei confratelli più autorevoli, di sobbarcarsi faticosissimi viaggi in Francia nel 1884-1885 e soprattutto quello in Spagna a Barcellona (1886).

La collaborazione di altri,
di don Lemoyne in particolare

Infine il volume consente di distinguere fra le lettere autografe di don Bosco, quelle da lui semplicemente ispirate e firmate, le circolari a stampa redatte dai collaboratori ma portanti sempre la sua firma. Fra loro ovviamente il braccio destro don Rua, il forbito scrittore don Bonetti direttore del Bollettino Salesiano e don Giovanni Battista Lemoyne: quest’ultimo in particolare diventato segretario di concetto di don Bosco e segretario del Capitolo superiore. A lui si devono commoventi lettere a singoli salesiani, la circolare della nomina di don Rua a Vicario con pieni poteri (1885) e soprattutto le famose due lettere da Roma del 10 maggio 1884.

Tutto il volume porta ad una rivisitazione della storia di don Bosco anziano. Se la sua infanzia, giovinezza, primissime esperienze di Valdocco sono conosciutissime, grazie alle Memorie dell’Oratorio, gli anni più importanti della vita di don Bosco sono quelli successivi (1846-1888), quelli che trovano la loro fonte principale ed ineludibile nelle migliaia di lettere pervenuteci: una sorta di biografia giorno per giorno, “veritiera” perché scritta a sua insaputa, ma piuttosto sconosciuta.

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