I FIORETTI DI DON BOSCO
B.F.
Le pillole MIRACOLOSE
Lo sguardo limpido e ridente sotto i folti capelli ricciuti era uno dei segreti di Giovanni Bosco. Attirava la simpatia di tutti e dovunque arrivava fioriva l’allegria. Non solo: con la sua abilità di prestidigitatore si era conquistato la fama di mago e perfino di guaritore. Lui ci rideva su, ma certi particolari erano molto seri. Distribuiva talvolta delle pillole che tutti dichiaravano miracolose. Ed era vero.
Naturalmente la ricetta era un po’ più complessa e il malato che voleva giovarsi del nostro straordinario potere medico doveva aggiungere un’invocazione a Maria Santissima, accostarsi ai Sacramenti e recitare un dato numero di Ave, di Salve Regina o di altre preghiere alla Madonna. I malati anche i più gravi guarivano. Più che probabilmente era per le preghiere a Maria, ma la fama del medico chierico si sparse di paese in paese e le persone che ricorrevano al nuovo medico erano sempre di più. A volte c’era una discreta coda davanti alla sua porta e tutti avevano una fiducia incondizionata nelle sue pillole miracolose.
Eppure erano solo palline di mollica di pane con un po’ di zucchero colorato.
Giovanni Bosco, il chierico che le preparava in camera sua, attribuiva tutto il merito all’intercessione della Madonna, e faceva di tutto per tenere nascosto questo suo potere. Anche quando divenne “don” Bosco, dopo l’Ordinazione sacerdotale, al Convitto Ecclesiastico di Torino, continuò a fabbricare le pillole miracolose. Noi eravamo felici. Dietro la sua semplice ricetta tutti in fondo sapevano che c’erano il sorriso e la dolcezza di Maria.
Nel 1844, a Montana d’Asti, cadeva ammalato di febbri ostinate un certo signor Turco, e nessuna prescrizione medica valeva a guarirlo. La famiglia ricorse a don Bosco il quale, consigliata al malato la Confessione e la Comunione, gli consegnò una scatola di pillole da prendersi ogni giorno, in un dato numero, recitando tre Salve Regina alla Madonna.
Prese le prime pillole, il malato, che effettivamente si era confessato e comunicato, guarì completamente. Tutti ne furono meravigliati. Il farmacista del paese volle fare l’analisi di quelle pillole miracolose, e non trovò altro che pane. Ripeté l’analisi più accurata presso un altro farmacista, e insieme conclusero: «È pane! Nient’altro che pane, non c’è dubbio! Allora il signor Turco si recò a Torino a trovare don Bosco per ringraziarlo, gli narrò l’analisi delle pillole.
Don Bosco ridendo rispose: «Sì, quello era pane, e le tre Salve Regina che voi avete recitato in stato di grazia furono il companatico prodigioso!»
E ancora, don Giovanni Garino raccontava: «Era l’anno 1862 ed io mi trovava preso da forte febbre. Don Bosco lo seppe e mi diede una scatoletta con nove pillole, dicendomi di prenderne tre per mattina recitando un’Ave Maria per ogni pillola. Feci quanto mi comandò e le febbri sparirono completamente. Aggiungo che d’allora in poi sino al presente (6 maggio 1888) non ebbi mai più a soffrire febbri».

















