BS Marzo
2025

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Le “PASSEGGIATE AUTUNNALI” di don Bosco
trasformate in “CAVALCATE” OLTREOCEANO

Ce ne parla un testimone.

Le passeggiate autunnali di don Bosco a piedi o in treno come premio e stimolo educativo ai ragazzi si sono ripetute in Argentina (ovviamente nel mezzo di trasporto più diffuso ed amato colà dai giovani, il cavallo). Don Cagliero le conosceva bene, da ragazzo e educatore vi aveva partecipato, tanto più che spesso avevano avuto come meta di arrivo o luogo di passaggio il suo paese, Castelnuovo d’Asti.

Una volta in America (1875), per stimolare i collegiali di San Nicolás de los Arroyos allo studio e a fare bene gli esercizi spirituali, d’accordo con il direttore don Giuseppe Fagnano, aveva promesso per metà anno scolastico (1876) una lunga passeggiata a cavallo. Era il sogno di ogni giovane argentino dell’epoca. Immaginiamoci la gioia di quei ragazzi quando don Cagliero si accinse a mantenere la promessa.

La lunga cavalcata

Ecco come lui stesso ne dava notizia a don Bosco il 17 agosto 1876: “A causa del tanto freddo non poterono venire tutti; eravamo adunque 30 cavalli da sella con una vettura omnibus con 15 dei più piccoli. La direzione era alla estancia del Signor José D. Manuel Rojo a cinque leghe di distanza [25 km] da S. Nicolas… D. Fagnano accompagnava i piccoli nell’omnibus: D. Tomatis apriva lo squadrone quale valente capitano, e D. Cagliero lo chiudeva scortato da due aiutanti di campo, uno dei quali mezzo gaucho e valente caballero. La marcia cominciò al trotto, quindi al galoppo senza più fermarci…; qui incontrato un fiumicello calammo e smontammo alla riva opposta per dar fiato e riposo ai cavalli e cavalieri. Fino a qui tutta pianura verdeggiante pieno di uccelli ed armenti senza incontrare neppure una casa.

Io temeva non resistessi a questa nuova manovra, ma ci presi gusto e per nulla stanco mi disposi a non lasciare il mio cavallo e fare il secondo tiro di viaggio…; perciò nel pensiero che in esso avrei dovuto cavalcare più d’una volta, al galoppo e senza più fermarci arrivammo alla meta, compiendo le cinque leghe in due ore e mezzo.

Il Signor Rojo ci attendeva tutto in movimento coi suoi peoni. Gli presentammo i quattro figli suoi, che abbiamo in collegio, e che sopra ardenti destrieri divoravano il camino. D. Fagnano coi suoi piccoli arrivò una ora dopo, a causa che l’omnibus non poteva accorciare la strada, come il semplice cavallo”.

Il posto di arrivo e il gran pranzo

Continuava la lettera di don Cagliero: “La estancia consisteva in una casa di un solo piano terreno con tre abitazioni…, accanto stava la casupola dei mandriani o servi, li trovammo in mezzo ad una pianura di una legua e mezzo di proprietà sua ed esclusiva, dove pascolavano un 40 mila pecore: mille e cinquecento vacche e quattrocento cavalli!!!

Erano accesi tre fuochi, dove arrostivano in uno, due carneros, o montoni, nell’altro 6 pavos, o polli d’India; il terzo, che era acceso in mezzo al prato cuoceva un vitello; però tutto senza pentole. Questo vitello alla nostra presenza fu preso e diviso in quattro parti e gettate con la pelle tal quale si trovava sopra la fiamma e la bragie, quando fu bene arrostito con pelle cuoio e tutto, ci chiamavano a tavola: quindi incominciammo a dar gracias á Diós del buen viaje; dopo alla Americana, ci servirono dell’arrosto d’agnello, dell’asado con cuero, dei saporiti gallinaggi, di altro asado con cuero più gustoso del primo e finalmente di un piatto americano consistente in un pieno di uva passa d’Europa e carne. La minestra è cosa esclusiva agli Europei, e non l’abbiamo vista.

Fu insomma un vero divertimento, dopo la fermata di quattro ore che si passarono giuocando e correndo attorno alla Casa, suonò l’ora della partenza”.

Alla ricerca del cavallo disperso

Ma a questo punto ecco una sgradita sorpresa: “Salutammo gli ospiti cortesi, che si fecero promettere altra nostra visita, e montammo a cavallo, però ne mancava uno; mentre si pranzava, un cavallo non contento del pranzo dato agli altri suoi fratelli, scappò pel campo. Si cercò invano. Dopo aver fatto una legua di cammino i giovani videro lontano a vista d’occhio un cavallo solo che pascolava vagando incerto del suo nido: supposero che era il nostro fuggitivo, ed ecco che quattro dei più corridori gli danno la caccia, il colpevole fugge, ma questi lo vincono al corso, lo attorniano e lo obbligano ad arrendersi; intanto giunsimo [sic] tutti dello squadrone, e si riconobbe che era il tomo scappato, si rassegnò a lasciarsi montare dal suo padroncino e via. Alle 5 arrivammo a casa molto stanchi, ma tutti allegri e contenti, e passando il giorno metà in viaggio e metà in divertimento…  Nella notte nessuno dei giovani si lamentò che non avesse potuto dormire: Morfeo è stato contento, perché ebbe dei fervorosi divoti!!!”

Ci fu un seguito l’anno dopo

Cavalcate simili, tanto salubri al corpo e utili all’anima, in Sudamerica vennero organizzate diverse volte dai primi missionari salesiani, tanto più che servivano anche a sollevare il prestigio del collegio di fronte ai genitori, all’opinione pubblica, alle autorità tanto ecclesiastiche che civili.

Così ad esempio descrive quella di giovedì 20 maggio 1877 lo stesso don Cagliero: “Avevamo una quarantina di cavalli, un carro pei piccolini ed una carretta del panattiere con pane ed una intera vacca uccisa al mattino per tempo, e per farla cuocere… e farne il famoso asado con cuero. Dovevamo farla alle sponde del Rio Santa Lucia a cinque leghe di distanza, quando il padre di due giovani del Collegio, certo Don Federico Sibils inglese, arrivato con dieci cavalli e quattro peones, ci fece cambiare direzione verso al suo famoso saladero alla spiaggia del mare… Arrivati al suo saladero il reggimento di cavalleria da lui stesso guidato per tutto il cammino, mise in movimento tutta la casa e stemmo allegri tutto il giorno. E la nostra vacca certo scomparì fra le ottocento uccise in quel giorno dal suo stabilimento per mandarne la carne salata nell’Havana! E combinò per altra volta e per un altro passeggio che solo lo facessimo avvertito e non occorreva facessimo noi nissun preparativo”.

Che dire? Evidentemente le strategie educative del santo di Valdocco funzionavano anche in terra americana: i ragazzi sono sempre ragazzi, sotto ogni cielo. Il sistema preventivo di don Bosco era valido anche oltreoceano, era compito degli educatori saperlo applicare con la dovuta creatività.

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