LA NOSTRA BASILICA
Marco Di Gennaro
Le NUOVE CAMPANE
per Maria Ausiliatrice

Nuove armonie dalle torri campanarie di Maria Ausiliatrice. Infatti la Basilica è stata dotata di quattro nuove campane che, aggiunte alle otto già esistenti, hanno portato il concerto ad un insieme di dodici bronzi. Un numero simbolico che richiama le tribù di Israele, gli Apostoli, le ceste del miracolo della moltiplicazione dei pani, le porte della Gerusalemme celeste, le statue dell’altare maggiore del santuario.
Le otto campane originarie risalgono al 1922 (cinque maggiori) e al 1988 (tre minori) e fino allo scorso giugno erano collocate nella torre destra. I quattro nuovi bronzi sono stati fusi dalla fonderia Allanconi di Bolzone di Ripalta Cremasca (CR) nel pomeriggio dell’11 dicembre alla presenza del rettore don Michele Viviano (SDB) e di alcuni membri dell’Associazione CampaneTO.
Giovedì 19 dicembre sono arrivati in Basilica e sono stati esposti per tutto il tempo di Natale davanti al presbiterio alla visione curiosa dei fedeli. La scelta dei nomi, delle dediche e delle invocazioni rende onore ad alcuni grandi santi e beati della famiglia salesiana: la campana più grande, nota SI e peso 246 kg, è dedicata a san Giovanni Bosco nel bicentenario del sogno dei nove anni e riporta come invocazione le parole che Maria disse a Giovannino nel prato dei Becchi: “Io ti darò la maestra sotto alla cui disciplina puoi diventare sapiente”; la seconda, nota RE# e peso 122 kg, ai santi martiri Luigi Versiglia, Callisto Caravario e a sant’Artemide Zatti nell’Anno Santo 2025: sulla superficie bronzea, oltre allo stemma del Giubileo, è impressa la frase: “La loro testimonianza sia la nostra gloria”; la terza, nota FA e peso 87 kg, a Madre Mazzarello, cofondatrice con don Bosco delle Figlie di Maria Ausiliatrice: sul bronzo è presente la nota citazione tratta dagli scritti della santa: “Ogni punto d’ago (rintocco) sia un atto d’amor di Dio”; la quarta, nota FA# e peso 72 kg, al beato Michele Rua, primo successore del santo dei giovani. Sul bronzo è riportata la frase: “A Mirabello cercherò di essere don Bosco”. Le nuove campane sono state collocate nella torre campanaria a sinistra della cupola, fino ad ora rimasta vuota, insieme ai tre bronzi più piccoli del concerto originario fusi nel 1988 in occasione del centenario della morte di don Bosco.
Così a pochi mesi dal riconoscimento del suono dei sacri bronzi come patrimonio culturale immateriale dell’umanità da parte dell’unesco, la Basilica di Maria Ausiliatrice può vantare il secondo concerto campanario più imponente della città di Torino per numero di bronzi, un carillon di dodici campane in scala di DO# grazie a cui sarà possibile eseguire uno svariato repertorio di inni sacri e melodie della tradizione cattolica e salesiana in linea con i tempi forti e le principali solennità dell’anno liturgico. Dopo la solenne benedizione impartita da monsignor Alessandro Giraudo – vescovo ausiliare della Diocesi di Torino – nella celebrazione vespertina del 6 gennaio, nella giornata di venerdì 10 gennaio le campane sono state innalzate sul campanile per mezzo di una potente autogru.
Nelle settimane successive sono stati collegati i motori per il movimento dei bronzi, i martelli per il suono dei carillon e la centralina di comando della Sacrestia. Il 21 gennaio sono iniziati i collaudi e la programmazione dei suoni all’interno del computer con la memorizzazione delle melodie e degli inni tradizionali. Finalmente nel pomeriggio di giovedì 30 gennaio alle ore 16.30 i dodici bronzi hanno lasciato sentire per la prima volta la loro voce solenne e argentina in occasione della vigilia della festa di san Giovanni Bosco. Diverse persone radunate nella piazza antistante la Basilica hanno ascoltato con attenzione e soddisfazione il concerto in cui sono stati eseguiti diversi brani tra cui “Giù dai colli”, l’Inno del Giubileo, “Padre, maestro ed amico” seguiti dalla suonata solenne con il campanone “a bicchiere” e dalla suonata a distesa delle 12 campane a cui si è unita anche la campanella della chiesa di San Francesco di Sales, fusa nel 1929, ripristinata dopo anni di silenzio.
Così la Basilica madre dei salesiani ha ritrovato la sua colonna sonora, una voce antica ma rinnovata che all’alba del Giubileo del 2025 canta ancora la continuazione di quel Sogno a nome di quanti, in questo tempo di particolare grazia, incarnano e diffondono con coraggio e abnegazione la virtù teologale della Speranza.

















