LA LINEA D'OMBRA
ALESSANDRA MASTRODONATO
Le cose che contano
È la fatica e la forza di chi sa perdonare, / è la fragilità che ti rende migliore, / è l’umiltà di chi non ha mai smesso di imparare, / di chi sacrifica tutto in nome dell’amore. / La fedeltà di chi crede che non è finita, / la dignità di portare avanti la vita.

Quali sono le cose che contano davvero per essere felici? Che cosa ci serve per dare un senso alla nostra esistenza e per lenire quella nostalgia di autenticità che alberga nel profondo dentro di noi? Qual è il nostro desiderio più grande che, come una stella polare, dovrebbe orientare il nostro cammino e guidare il nostro agire?
Domande fondamentali, da cui dipende la “qualità” della nostra vita e la capacità di costruire un “progetto” coerente con le nostre aspirazioni interiori, ma che molto spesso non trovano spazio nella nostra quotidianità di giovani adulti, schiacciata dalla vuota frenesia del fare e dalla tendenza ad accordare priorità ad obiettivi decisamente più contingenti.
Riuscire a identificare ciò che ci rende realmente felici, risalendo al nocciolo della nostra identità, significa infatti essere disposti a fare piazza pulita di tutto ciò che non serve, a sfrondare il “superfluo” per restituire valore all’“essenziale”. Come uno scultore che per portare alla luce la sua opera d’arte deve eliminare il marmo in eccesso, siamo chiamati ad imparare la difficile “arte del togliere”, tanto più inattuale e rivoluzionaria da praticare in una società che ci spinge, invece, ad “aggiungere” sempre nuovi impegni, programmi, traguardi da inseguire e relazioni da inventare, nel disperato tentativo di riempire quel vuoto di significato che troppo spesso ci attanaglia e al quale ci rifiutiamo tenacemente di dare ascolto. Ma più moltiplichiamo ciò che è accessorio, marginale, sovrabbondante, più sottraiamo aria e luce ai fragili germogli di senso che, faticosamente, siamo riusciti a seminare nella nostra vita, soffocando sul nascere ogni speranza di felicità che ciascuno di essi reca con sé.
Mentre, infatti, siamo abituati a pensare che il raggiungimento della condizione adulta coincida con una crescente ricchezza di esperienze e possibilità che si offrono alla nostra capacità di scelta, non di rado l’ampliarsi delle opzioni che abbiamo a portata di mano si traduce in un senso di disorientamento che ci porta a disperdere le nostre energie, facendoci perdere di vista ciò che è realmente importante. Serve allora un paziente lavoro interiore per riuscire ad ascoltare, al di là del clamore delle tante incombenze e distrazioni che ci assordano e ci confondono nella vita di tutti i giorni, la timida voce dei desideri che abitano nel profondo del nostro cuore.
In questo dobbiamo forse imparare dai bambini, che sanno guardare il mondo con genuino stupore e hanno bisogno di poco per essere felici. Prendendo spunto da loro, possiamo riscoprire la gioia della scoperta, la capacità di meravigliarci per le piccole cose, la perseveranza necessaria per rialzarci dopo ogni caduta, la fedeltà senza riserve e la fiducia incondizionata in coloro che ci circondano. Sono queste, in fin dei conti, le poche cose che contano davvero, quello che resta imprescindibile nella vita di ciascuno. E man mano che procediamo nel cammino verso l’adultità, a tutto ciò si aggiunge anche la consapevolezza che la felicità è ancora più piena quando è condivisa, per cui – al di là di ogni priorità o aspirazione soggettiva – l’unica cosa che può davvero dar senso alla nostra esistenza, sottraendoci al rischio dell’insignificanza e salvandoci dall’oblio di un tempo infinito rispetto al quale siamo solo una minuscola goccia, è proprio la certezza di aver vissuto amando e di essere stati, a nostra volta, amati dalle persone che abbiamo accanto.
Ti sei mai guardato dentro?
Ti sei mai chiesto del tuo desiderio profondo?
La nostalgia che si nasconde dentro te?
Che cosa ti abita?
È l’infinita pazienza di ricominciare,
il coraggio di scegliere da che parte stare,
è una ferita che diventa feritoia,
una matita spezzata che colora ancora.
La meraviglia negli occhi quando ti fermi a guardare
la sconfinata bellezza di un piccolo fiore.
Sono le poche cose che contano,
sono le poche cose che servono,
quelle poche cose che restano;
sono le poche cose che contano!
È la fatica e la forza di chi sa perdonare,
è la fragilità che ti rende migliore,
è l’umiltà di chi non ha mai smesso di imparare,
di chi sacrifica tutto in nome dell’amore.
La fedeltà di chi crede che non è finita,
la dignità di portare avanti la vita.
Sono le poche cose che contano,
sono le poche cose che servono
quelle poche cose che restano;
sono le poche cose che contano!
Noi siamo il senso, la ragione,
il motivo, la destinazione;
noi siamo il dubbio, l’incertezza,
la verità, la consapevolezza;
noi siamo tutto e siamo niente…
Siamo il futuro, il passato, il presente,
siamo una goccia nell’oceano del tempo,
l’intero universo in un solo frammento.
Siamo le poche cose che contano,
quelle poche cose che restano;
sono le poche cose che contano!
(Simone Cristicchi, Le poche cose che contano, 2020)
















