I FIORETTI DI DON BOSCO
B.F.
Le CAMPANE di Maria Ausiliatrice
Quasi ad incorniciare la cupola, l’architetto ha progettato due campanili gemini; sono in posizione arretrata rispetto alla facciata, fondati quasi a ridosso del transetto e sono sormontati da due angeli indicati dallo stesso don Bosco come gli arcangeli Michele e Gabriele: “Una di queste statue rappresenta l’Angelo Gabriele in atto di offrire una corona alla Santa Vergine; l’altro s. Michele che tiene una bandiera in mano su cui è scritto in caratteri grossi Lepanto”.
Fatti i campanili, don Bosco pensò alle campane. Il 21 maggio 1868, festa dell’Ascensione del Signore, alle tre pomeridiane, vennero solennemente benedette le cinque campane da collocarsi su uno dei campanili. Erano appese con grosse corde a robusti cavalletti di legno, in mezzo al nuovo santuario. Formavano un concerto in mi bemolle. Era il primo nella città di Torino.
Indimenticabile il sorriso di soddisfazione di don Bosco, anche le campane facevano parte del suo sogno. Sull’elegante silhouette di bronzo erano incisi fregi ed immagini, l’una nella parte superiore e l’altra presso l’orlo, con due iscrizioni, dettate da don Bosco. La prima una invocazione, la seconda il nome della persona che aveva donato il denaro per la fusione e il bronzo.
Tutte sonore, cristalline e squillanti, con varie tonalità.
Piansero con funebri rintocchi la morte di don Bosco e di don Rua, e di tanti salesiani di Valdocco. Ma poi piansero su se stesse, perché dopo cinquant’anni furono messe in disparte, come ferraglia inutile.
Nel 1922, furono sostituite da altre campane di maggiori dimensioni. Tre anni durò il loro esilio, ma nel 1925 ritrovarono un campanile e una nuova chiesa e un quartiere popolare, di gente schietta e generosa: la nuova chiesa salesiana di Gesù Adolescente, nel Borgo San Paolo di Torino. Sono ancora là voce di Dio e di Maria.
Intanto don Bosco non si fermava mai: guardando lo spiazzo di brutta terra battuta davanti alla Basilica, disse: «Qui in mezzo mi piacerebbe innalzare un monumento e una fontana di acqua fresca. E poi qui accanto un gran caseggiato che serva come d’albergo ai preti, ai benefattori, alle benefattrici ed anche ai parenti degli alunni, che venissero in Torino per visitare la chiesa e assistere alle funzioni solenni».
Pur con qualche variante, tutto è stato fatto e la piazza è nuova e molto elegante.
















