FMA
Emilia Di Massimo
L’ASINELLO di HANNI
Suor Johanna Denifl, per gli amici Hanni, Salesiana, ha ricevuto il premio Emil per una vita di incredibile dedizione in Africa.
Scopre la sua passione per l’Africa sin da bambina. Dopo la formazione come infermiera geriatrica e infermiera professionale, il suo primo viaggio nel continente africano avviene nel 1990, invitata dal missionario austriaco padre Johann Kiesling. Le circostanze la portano ad incontrare le Figlie di Maria Ausiliatrice a Kafubu, in particolare la missionaria austriaca suor Hildegard Litzlhammer, la quale le offre l’opportunità di lavorare in villaggi remoti e cliniche mediche, ciò che plasma profondamente la sua vocazione. È suor Johanna Denifl, per gli amici Hanni, nata nel 1968 nella valle dello Stubai, in Tirolo.
Nel 1993 entra a far parte delle Figlie di Maria Ausiliatrice; dopo il noviziato a Roma e un’ulteriore formazione in campo pedagogico, nel 2006 torna in Africa. Inizialmente, dirige per due anni una clinica medica a Duékoué (Costa d’Avorio) e, dopo un soggiorno in Mali e Ghana, il Centro di protezione dell’infanzia “Foyer Marie Dominique” ad Abidjan (Costa d’Avorio), prendendosi cura delle bambine vittime di violenza, comprese le cosiddette “bambine streghe”, supportando i giovani con programmi di istruzione e formazione professionale.
Per quasi 20 anni, ha vissuto la sua vocazione di suora di don Bosco con instancabile impegno in paesi come Costa d’Avorio, Mali, Ghana e, attualmente, Benin. Insieme alle sorelle della sua comunità, è particolarmente impegnata a favore di bambini e giovani vulnerabili: accompagna le ragazze del mercato, spesso vittime di sfruttamento; sostiene le giovani madri presso la “Casa del Sole”, una casa di accoglienza temporanea che offre assistenza e consulenza; presso la “Casa della Speranza” si assicura che i giovani ricevano una formazione nei settori della ristorazione, della panificazione, della pasticceria, della cosmetica e dell’estetica, compresa la fabbricazione del sapone. Lavora anche nelle carceri, offre ai giovani l’opportunità di istruzione, supporto psicologico, orientamento sociale, consulenza legale e assistenza post-ricovero.
Oltre a questi compiti, suor Hanni è anche coinvolta nel lavoro familiare, nei programmi di prevenzione nelle scuole e nei quartieri cittadini. Il suo obiettivo rimane immutato: offrire ai bambini e ai giovani bisognosi una casa sicura, un’istruzione solida che dia prospettive e speranza per il futuro.
“Lavorare con i bambini in prima linea è il lavoro più gratificante”, afferma suor Hanni, parlando del suo impegno nell’Africa occidentale. La sua dedizione si concentra principalmente sulle ragazze vittime di tratta di minori, sulle ragazze sfruttate nei mercati e sui giovani vulnerabili. Ecco una delle tante storie con le quali, venendo a contatto, fa sentire amate le persone.
“La madre di Claire l’ha abbandonata quando aveva 4 anni. Claire ora ha 7 anni, è stata picchiata ripetutamente dal padre da quando ne aveva 5. Tutti i vicini l’accusavano di essere una strega. Mentre suo padre andava al lavoro – fa il tassista – lei è stata rinchiusa nella sua piccola casa. Aveva qualcosa da mangiare in un sacchetto di plastica, lo usava per andare in bagno, per mettere i suoi escrementi. Ha gettato il sacchetto e, quando è atterrato davanti alla porta dei vicini, questi hanno detto che era un segno: la bambina voleva far loro del male. Suo padre, pensando anche lui che fosse una strega, l’ha pesantemente picchiata davanti a loro. Nessuno l’ha messa in sicurezza per molto tempo, sino a quando una donna l’ha aiutata e l’ha portata ai Servizi sociali. Ora è nel nostro ostello”.
Il premio Emil
I decenni di lavoro in Africa e la costante dedizione alla protezione dell’infanzia di suor Hanni, il suo coraggioso impegno, le hanno conferito, il 14 novembre 2025, presso l’Ariana Event Center a Vienna, il Premio Emil, inserito all’interno dei premi Austria.On.Mission, il quale dà risalto a chi si distingue nel servizio della carità, spesso operando in condizioni difficili. Il premio consiste in una statuetta in bronzo di un asinello, chiamata “Emil”: simboleggia umiltà e forza nel portare pesi, proprio come il servizio svolto dai missionari, ricorda Gesù che lo scelse per il suo ingresso a Gerusalemme. Il Premio Emil però non è solo un titolo onorifico: è la celebrazione dell’eroismo quotidiano che, unendo solennità religiosa e calore umano, dimostra che oggi la missione non è solo evangelizzazione ma promozione umana integrale: istruzione, salute e dignità. In un mondo frammentato, il Premio Emil ci ricorda che la missione non è un viaggio a senso unico ma uno scambio di speranza. Premia chi “va oltre”, chi non si limita alla beneficenza a distanza ma mette in gioco la propria vita per il prossimo. Premiare tali persone significa dare voce a chi, nel silenzio, costruisce ponti dove altri alzano muri.

















