La Buonanotte
B.F. Disegno di Fabrizio Zubani
L’AQUILONE
Una tersa e ventilata mattina di marzo, un bambino, aiutato dal nonno, fece innalzare nel cielo un magnifico aquilone.
Portato dal vento, l’aquilone saliva e saliva sempre più in alto, finché divenne solo più un puntolino.
Il filo si srotolava e seguiva l’aquilone verso l’alto, ma il nonno aveva legato saldamente un’estremità del filo al polso del bambino.
Lassù, nell’azzurro, l’aquilone dondolava tranquillo e sicuro, seguendo le correnti. Due grassi piccioni chiacchieroni, che volavano pigramente, si affiancarono all’aquilone e cominciarono a fare commenti sui suoi colori.
«Sei vestito proprio in ghingheri, amico» disse.
«Dai, vieni con noi. Facciamo una gara di resistenza» disse l’altro.
«Non posso», disse l’aquilone.
«Perché?».
«Sono legato al mio padroncino, laggiù sulla terra».
I due piccioni guardarono in giù.
«Io non vedo nessuno», disse uno.
«Neppure io lo vedo», rispose l’aquilone «ma sono sicuro che c’è: perché ogni tanto sento uno strattone al filo».
«Anche Dio rischia di diventare il «Grande Invisibile», Io sconosciuto inascoltato per eccellenza. Eppure, se stiamo attenti
e affiniamo il nostro sentire interiore, la nostra coscienza, noi sentiamo gli «strattoni»
della sua presenza.»









