BS Dicembre
2025

MISSIONARI

Autobiografia

Negli anni Sessanta a Macao, in una zona della remota isola di Coloane, esisteva un lebbrosario abbandonato a se stesso. La disperazione era tale che molti si uccidevano, lanciandosi da un dirupo. Nell’agosto del 1963, don Gaetano Nicosia, missionario salesiano si offrì di trasferirsi in quel luogo. In poco tempo avvenne una trasformazione prodigiosa.

L’ANGELO DEI LEBBROSI
Don Gaetano NICOSIA

«Brevi note sulla mia vita».

Mio padre, dicono, era muratore o contadino, o l’uno e l’altro, pur di poter mantenere la piccola famiglia, almeno discretamente. Mio padre dopo un mese che io ero nato, 3 aprile 1915, fu chiamato al fronte. L’Italia aveva dichiarato guerra all’Austria proprio il 24 maggio. La mamma rimase sola, con mio fratello di 2 anni e io di un mese. Io non ricordo mio padre, l’avrò visto qualche rara volta quando tornava dal fronte per qualche giorno di licenza. Da una foto fatta a Torino, che ho ancora, mi sono accorto che era bersagliere. Il 4 novembre del 1918, tutte le campane del paese suonavano a festa, si era firmato l’armistizio, la guerra era finita. I soldati tornavano a casa tra il giubilo dei loro cari. Mia madre disse a mio fratello e a me: «Vostro padre non torna più».

Una delle più grandi grazie che il Signore mi ha fatto da bambino: l’aver potuto frequentare sin dai 5 anni l’Oratorio che i chierici della vicina Casa di Formazione ci facevano ogni domenica. A sei anni cominciai ad andare a scuola, quella comunale, una mezz’ora di strada. La mamma mi dava una fetta di pane, era la colazione, molte volte una metà era per il primo povero che incontravo per strada, aveva più fame di me. A quei tempi, dopo la guerra, tanti mendicanti sulle strade, alle porte delle chiese.

Il 4 ottobre 1926, lasciai la mamma, fui accettato in collegio dai salesiani. Piansi molto, il direttore mi consolava, ma così lontano, freddo, neve, nostalgia. Una esperienza in più per comprendere il dolore di tanti giovani. Ne avrei avuti migliaia che si sarebbero trovati nelle mie stesse circostanze.

A poco a poco mi abituai, scrivevo alla mamma che stavo bene, che ero contento, per non farla stare in pensiero. I superiori, tutti salesiani, mi misero in terza elementare, avevo 11 anni.

Piccoli come eravamo, nelle lunghe ore di studio, l’assistente ci dava delle riviste da vedere per occupare il tempo. A me capitò una rivista, una annata intera di «Gioventù Missionaria». Come è naturale, guardavo solo le figure. Per caso mi incontrai in una figura di un hanseniano per non dire lebbroso. Nelle riviste mettono sempre le immagini più terrificanti. Guardai quella figura, ne ebbi paura, voltai la pagina per non vederlo, ma subito dopo ne ebbi rimorso, rivoltai la pagina e cominciai a guardarlo con compassione, con amore, «perché aver paura, è un tuo fratello, se è così non è colpa sua…», lo continuai a guardare, mi faceva pena, mi commosse poi lo baciai e gli dissi: «In avvenire ti servirò». Rimasi contento, avevo trovato un fratello. Quella figura, quel fratello, quella promessa mi accompagnarono tutta la vita.

Aspirante Salesiano Missionario a Gaeta

Verso la fine dell’anno, leggendo «Gioventù Missionaria» seppi che in Piemonte, a Ivrea, c’era l’Istituto Missionario cardinale Cagliero per giovani che volevano andare nelle Missioni. Senza dire niente a nessuno, scrissi una lettera al direttore di detto Istituto pregandolo di accettarmi. Fu molto gentile, mi incoraggiò e poi: «essendosi aperto a Gaeta un simile Istituto per l’Italia meridionale e isole, la indirizziamo a quello Istituto sperando che la sua domanda sia accettata».

Il 7 luglio dell’anno 1935 ci fu la vestizione religiosa. In quella occasione era venuta anche la mamma col fratello. Manco a dirlo, mamma rimase commossa, certo, pensava che fra un due settimane l’avrei lasciata per terre lontane, piangeva, delle lacrime ne avrebbe versate ancora, era molto delicata; le lacrime non le lasciava vedere. Le nascondeva col fazzoletto, poveretta. Ma non potevo risparmiargliele. Quando Gesù chiama, tutto il resto diventa secondario.

Dopo la vestizione ci diedero le ubbidienze per le varie missioni. Tre fummo destinati per la Cina ma solo io partii. Uno rimase in Italia, uno non tornò più.

Eravamo 4, dopo 4 anni fummo ordinati a Macau, Chiesa del Seminario, il 25 marzo, Annunziazione, del 1946.

L’anno seguente anno 1949 venne a Hong Kong monsignor Arduino dalla missione… Io gli dissi che mi sarebbe piaciuto andare in missione, con lui.

Un giorno mi decisi e scrissi una lettera al sig. don Massimino manifestandogli il desiderio di andare in Colombia, Agua de Dios, avevo già scritto a quel direttore: mi rispose che mi avrebbe ricevuto a braccia aperte tanto più che in quel periodo avevano bisogno di personale. Don Massimino fu molto gentile, «prega e vediamo…» e poi, «perché andare così lontano, a Macau c’è un lebbrosario, Vescovo e Governatore sono in pensiero per quello che capita dentro specie dacché nel ’50 hanno trasportato là anche gli uomini che fuggivano dal vicino lebbrosario, di fronte a Coloane». Don Massimino scrisse al Rettor Maggiore, che rispose: «se vuole andare lascialo ma che dipenda da una comunità di Macau».

Coloane, Macau

Il 12 agosto del ’63, primo giorno della festa dell’Assunta, accompagnato dal brother Maurizio, nel pomeriggio, arrivai all’isola di Coloane, villaggio di Ka-Ho, a un chilometro c’è il celebre lebbrosario di Coloane, isolato, si arrivava là solo per un viottolo, la roba, i viveri, li portavano colla barca.

Celebrammo la festa dell’Assunta, «magna cum solemnita[te]», c’era un bel gruppo di cristiani ancora praticanti per il resto bisognava aspettare un poco. La sera dell’Assunta, dopo la Benedizione, la Messa c’era stata la mattina, grande pranzo assieme, per fraternizzare. Si meravigliavano che mangiavo con loro, che non avevo paura, cosa insolita per loro. «Mi ha stretto la mano», gli avessi dato 100 $ non sarebbe stato così contento. Poveretti, non sai chi è stato più onorato nello stringere loro la mano, loro o io, certo io, delle mani, fuori, nel mondo ce ne sono molte, qui, in mezzo a loro, si possono contare.

Nella riunione si sono stabiliti dei principi e si è risposto alle loro domande: 1°. Abolire il nome di lebbrosario, sostituendolo col nome di «Our Lady’s Village» che rimane tuttora. 2°. Abolire il nome disprezzante di lebbroso sostituendolo con «brother, sister». 3° [S]iamo tutti uguali, figli del medesimo Padre, Iddio, colla gente di fuori, nessuna differenza, quello che hanno gli altri nel possibile lo dobbiamo avere anche noi. 4°. Chi è dichiarato guarito, se vuole può tornare in società, lo aiuteremo.

«Qualche domanda?». Una giovane, ex maestrina a Macau: «E se vogliamo farci suore, ci accettano?» «Ti risponderò più tardi».

Fu battezzata l’anno seguente. La battezzò padre Allegra. Fu la prima vdb di tutta l’Asia, assieme ad altre cinque.

Escola D. Luís Versiglia

Nella Casa di Ka-Ho, una volta, tre giovanetti, che nessuno voleva… rifiutati dalle scuole, senza soldi… allora don Massimino, l’ispettore mi disse: «prendili tu…» aumentarono, andavano a scuola dalle suore a Coloane… diventarono una ventina, poi 70, era una specie di Boy’s Town… tutti interni. Si fabbricò il nuovo building, tutto il personale assistente, vdb e altre giovani da loro conosciute… spirito di famiglia senza tante regole… regnava lo spirito di famiglia, tutte le pratiche salesiane, compresa la Buona Notte. Erano già un 200, scuola da noi, le professoresse venivano da Macau…

Più tardi, non essendoci a Macau un’opera per le bambine povere, orfane, di famiglie divise… si fabbricò un nuovo building per loro… 12 Volontarie di Don Bosco (v.d.b.) e Hermanas de la Caridad de Santa Ana (h.c.s.a.), Lar de Nossa Senhora da Penhae Centro de Santa Lúcia Ká-Hó.

Intanto nel Villaggio dell’Addolorata si andava avanti benino, le autorità, il Governatore, il Vescovo erano molto contenti, e a Natale facevano il Natale con noi con recite, canti e certo col pacco natalizio. I nostri stavano meglio, quelli guariti potevano uscire, ritornare in società, formare delle famiglie, i figli, ottima riuscita, alcuni dopo la scuola entrarono nell’università, qualcuno professore in scuole cattoliche o altre. I figli dei figli, loro nipoti, scuole ottime non esclusa la Salesian School. Anche quelli che sono a Hong Kong, ottima riuscita… Ormai il Villaggio dell’Addolorata è diventato una Casa per la terza età. In tutti quelli che sono usciti, figli, discendenti, nessun seg[n]o di malattia.

Al servizio di hanseniani nel continente

Nel 1980, avevo saputo che in Cina, Kwang Tung Province, vi erano tanti centri di hanseniani, alcuni dei nostri venivano di là, erano fuggiti… Con tante difficoltà ho ottenuto il Visa, con la v.d.b. Josephine Cheung, siamo riusciti a visitare il lebbrosario di Ngai Sai, fondato dai Maryknoll Fathers, nel distretto di San Wui, dopo tanti permessi delle autorità civili, mediche ecc. Portammo molte medicine. I medici contenti perché portavamo le medicine, i malati ancora più felici, specie i cristiani che da 30 anni non vedevano un prete. Il viaggio riuscì assai bene, promettendo di ritornare. Cosa che stiamo facendo anche oggi con molta più libertà e senza [bisogno di] permessi delle autorità quando vi andiamo, benvenuti. L’altro lebbrosario, fu Tai Kam, una isoletta, un’ora di barca a motore, poverissimo, anche questo fondato dai Maryknoll Fathers, un 200 malati, oggi sono un po’ più di cento.

Anche qui tutti felici. Anche qui portammo medicine. Questo centro, il più misero che esisteva, oggi è il migliore. Padre Ruiz, S.J., lo ha rinnovato, ha speso dei milioni, da alcuni anni è riuscito a fare entrare là le suore di S. Anna, almeno 4, hanno là la loro residenza, il centro ha cambiato aspetto. Molti cristiani vecchi e nuovi. Dopo questa esperienza si univa a noi Sophia, un’infermiera di Hong Kong.

Il Salesian Centre di Shitan per bambini di hanseniani

E ora a noi. Visitando i diversi centri in Cina si è scoperto che in alcuni di essi c’erano dei bambini, ancora sani. Quando questi piccoli nascono, sono sanissimi. La malattia non è ereditaria, ma rimanendo in quel luogo in mezzo ai genitori e altri malati, presto o tardi prenderanno la stessa malattia, un disastro irreparabile, una creatura infelice nel mondo, un peso per la società. Col beneplacito delle autorità civili e col consenso del sig. Ispettore, con un forte aiuto, 150,000 US$ delle Manos Unidas di Spagna si sono costruiti nella città di Sek Tan tre bei blocchi capaci di dare ospitalità almeno a 120 bambini. È nato così il Salesian Centre, inaugurato nel 1992 alla presenza delle autorità di Canton e locali. Il centro è ben visto da tutti.

Quest’anno dopo 8 anni dalla sua esistenza, se ne vedono i frutti, alcuni del primo gruppo del 1992 [1993], hanno finito gli studi, possono tornare in società, sani e salvi, ben educati, onesti cittadini e se domani, come hanno manifestato, hanno il Battesimo di desiderio, buoni cristiani: è il più bel regalo che possiamo offrire alla nostra grande Cina. Ai bambini che per varie ragioni, dopo qualche tempo non possono continuare a stare nel centro, continuiamo a prestare la nostra assistenza procurando loro una scuola o un lavoro sono sempre dei nostri, nostra famiglia.

Dopo di noi che con tanta fatica entrammo in Cina, Tai Kam, Ngai Sai ecc., nell’85 altri religiosi cominciarono a visitare questi centri e nello stesso tempo le loro missioni, le loro diocesi, i loro cristiani. A noi il dovere che è anche e specie piacere di esortare, incoraggiare, aiutare anche tutti quelli che consacrano le loro migliori energie a pro di questi nostri fratelli, specie prima, tanto alienati dagli uomini, ma sempre tanto vicini al Signore, a Gesù in cui vedono uno di loro, e per questo lo accettano, non appena ne vengono a conoscenza. Il Regno dei cieli è per tutti, ma specie di loro. Con Lui in Croce, con Lui nella Gloria. Post hoc: «miserere mei Deus qui nihil sum».

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