LA NOSTRA BASILICA
Natale Maffioli
L’altare di santa
Maria Domenica MAZZARELLO
La cappella attualmente intitolata a santa Maria Domenica Mazzarello ha subito nei cento anni della sua esistenza in basilica trasformazioni importanti vuoi nella struttura, vuoi nel titolo.
Don Bosco aveva dedicato questo altare, all’epoca della consacrazione della chiesa, a sant’Anna, nonna di Gesù e madre di Maria. Questo titolo intendeva sottolineare, nell’ottica del nostro, importanza dell’educazione della gioventù al femminile; la stessa pala del Fino era tutta impostata sulla presenza educativa di Gioachino e di Anna, dei genitori nella formazione della figlia Maria, mente dall’alto la figura del Padre dava una patente di legame con la tradizione a quanto veniva fatto a favore della giovane. La presenza degli immancabili angioletti, manifestava la presenza del trascendente nell’accadimento.
Successivamente, nel 1891, don Rua sostituì i titolari dell’altare che fu dedicato ai santi martiri torinesi Avventore, Solutore e Ottavio.
Dalla variazione dei titolari si passò alla risistemazione della decorazione e fu scelto il pittore Rollini. Si provvide alla decorazione della volta, che fino ad allora non aveva avuto una decorazione degna di attenzione, il tema scelto fu quello della fede, virtù teologale che aveva attinenza con il martirio. La figura dominante è quella di un angelo, posto in primo piano ad ali spiegate. L’abbigliamento è quello diaconale, una stola incrociata sul petto e reca in mano un motto: Jesu Corona Virginum. Con tutta probabilità la scritta è legata alla figura della Mazzarello. È stata corretta dal Cussetti in un recente restauro. La parte originale della scritta reca la sigla del Rollini e la data: G.R. 1891. In alto sul fondo è raffigurata l’immagine della fede velata, che abbraccia una croce ed è circondata da una turba di angioletti.
I santi martiri
Dopo il cambio dei titolari dell’altare il Reffo approntò, in quel medesimo anno, una nuova pala: la composizione è inconsueta, i tre martiri, rivestiti come soldati romani, sono affiancati e ritti sulle nubi, i due esterni reggono le palme del martirio mentre quello centrale tiene spiegata una bandiera bianca con una croce rossa, certamente è segno della loro fede, ma pure memoria dello stemma sabaudo. Nello squarcio tra le nubi, dominata da una luminosa croce bianca, si può intravedere una visione della città di Torino indicata dalla mano tesa di uno dei tre, che è il segno della protezione accordata dai santi martiri sulla loro città; in basso a destra si intravede una parte della facciata e la cupola di Maria Ausiliatrice. È curioso che i volti dei tre martiri non siano per nulla idealizzati ma abbiano dei tratti realistici, quasi fossero modelli utilizzati dal Reffo.
Il pittore Rollini dipinse, sulle pareti laterali, in alto, quasi a livello dell’imposta della volta, due scene (attualmente non visibili perché occultate dalle due tele del Crida e portate alla luce durante i restauri nel 2004) che narrano le vicende estreme dei tre santi: la prima raffigura il martirio di Avventore e Ottavio mentre Solutore sta sfuggendo ai carnefici.
È interessante notare come il pittore, per rendere più veridica la scena, abbia raffigurato come fondale l’imbocco della valle di Susa, si riconoscono il monte Musinè, la becca su cui sorgerà la Sacra di San Michele e, in lontananza, il Rocciamelone. La seconda rappresenta il funerale di Solutore, ucciso nel Canavese dove si era rifugiato: il feretro, trasportato su un carro, è seguito dalla matrona Giuliana.
Santa Maria Domenica
Il 20 novembre 1938 Maria Domenica Mazzarello fu proclamata beata da Pio XI. In verità già da qualche tempo nella basilica si stava predisponendo il tutto per accogliere sia la devozione sia le spoglie della nuova beata che di lì a pochi anni sarebbe stata proclamata santa. Don Giraudi affidò l’incarico di approntare l’ambiente all’architetto salesiano Giulio Valotti. Il Valotti risolse con perizia l’impegno; al Crida fu affidato il compito di realizzare la pala dell’altare, non si conosce chi abbia suggerito il nome del pittore, ma questo era apprezzato dai salesiani. Il Crida, aveva a disposizione solo una foto, sfuocata, così ha realizzato un’immagine sostanzialmente tradizionale: la nostra santa occupa il centro della composizione, in atteggiamento di calma con le mani raccolte in grembo, mentre fissa con intensità il devoto che a lei si rivolge. È circondata da splendide figure angeliche, ritengo che siano tra le più belle realizzate dal pittore.
L’immagine della santa è raccolta entro colonne binate, con capitelli corinzi dorati, in marmo verde issorie; la tela è circondata da spesse cornici, la prossima alla tela in legno dorato, seguono alcune in marmi pregiati: il rosso di Francia e il cipollino; reggono una trabeazione in marmo fior di pesca contornato di giallo mori, giallo onice di Siena a macchia aperta, con strisce di rosso del Garda.
La trabeazione ha tutti gli elementi e le caratteristiche tipiche dell’ordine corinzio: su un fondo di alabastro sono collocati alcuni riferimenti eucaristici: grappoli d’uva, spighe di grano, tutto in bronzo dorato, congiunti con racemi di acanto. Tutti gli aggetti della trabeazione sono decorati con cornici di bronzo dorato. Il vertice della trabeazione è occupato da un’immagine dell’Ausiliatrice, su modello della figura principale della basilica, ed è sostenuta da due festoni barocchi di fiori e frutti.
Le due nicchie che si fronteggiano sono contornate da fior di pesco e da marmo portasanta, e sono occupate da due statue di angeli in legno dorato, opera di Giacomo Mussner, di Ortisei in Valgardena.
Il corpo della santa è custodito sotto la mensa, in una sede costituita da quattro balaustri in bronzo dorato con eleganti strigilature e, nella parte mediana, da coppe realizzate con foglie di acanto. L’urna di bronzo poggia su una base di verde issorie ed ha una lastra postergale in onice del Marocco; la cassa è stata eseguita su disegno del Valotti e realizzata dai fratelli Chiampo di Torino su modello dei fratelli Luisoni sempre di Torino.
La magnifica urna
Merita una particolare attenzione l’urna di bronzo che accoglie le spoglie della santa che, come si è anticipato, è stata disegnata dal Valotti, ma avendo come modello di riferimento la tomba realizzata nel 1469-72 dal Verrocchio nella sacrestia fiorentina di san Lorenzo per le salme di Pietro, il padre di Lorenzo de Medici, e di suo fratello Giovanni.
Gli spigoli dell’arca della Mazzarello sono fatti da diversi girali di foglie di acanto, che da un piede, sempre di foglia d’acanto e da una cornice di rose canine, salgono fino alla copertura dell’urna.
Affiancano l’urna due composizioni floreali, in bronzo dorato, realizzate a mio avviso, su disegno sempre del Valotti perché rispondono appieno a modelli quattrocenteschi fiorentini. Non poteva l’architetto tralasciare di accompagnare l’urna della Santa senza farsi influenzare dal modello dello splendido risultato delle angolature antiche.
Il Crida dipinse pure due episodi, chiaramente didascalici della vita della Mazzarello: a sinistra un incontro a Mornese della Santa e delle prime consorelle con don Bosco nel 1874 al momento dell’elezione a superiora generale della nuova congregazione e a destra l’udienza con Pio IX e con don Bosco in Vaticano nel 1877.
A completamento delle decorazioni dell’altare della Santa è opportuno ricordare la cornice a mosaico che decora la parte superiore della cappella, appena sotto l’intradosso.

















