La Buonanotte
B.F. Disegno di Fabrizio Zubani
La zuppa di PIETRA

Una volta, un vagabondo giunse nel villaggio più meschino dell’intera regione. Gli abitanti erano avidi e avari, nessuno di loro aveva amici. Erano sospettosi e neanche si salutavano mai.
Toc, toc, toc. Il vagabondo bussò alla porta della prima casa. “Chi sei? Cosa vuoi?” strillò una voce “Vattene, non ho niente da darti! Non ho niente da buttar via, io!”
Il vagabondo provò alla casetta vicina. Ebbe la stessa risposta. Così di casa in casa. Bussò infine alla porta della casa del sindaco, affacciata sulla piazza del villaggio.
“Volevo solo chiederle un po’ d’acqua” disse sorridendo al volto astioso che fece capolino, “sto per cucinare una deliziosa zuppa di pietra”. La fessura della porta si allargò: “Hai detto zuppa di pietra?”
“Sì” fece il vagabondo con fare innocente “posseggo una pietra magica, ho solo bisogno di un po’ d’acqua”. Il sindaco brontolò ma arrivò con un secchio d’acqua.
“Com’è gentile lei”, sussurrò il vagabondo, “Non avrebbe una pentola un po’ grande?”
Il vagabondo accese un fuoco in mezzo alla piazza, tirò fuori dalla bisaccia una grossa pietra, la pulì ben bene e poi la mise nella pentola. In un attimo, la notizia della pietra miracolosa che bolliva in piazza fece il giro del villaggio. Quasi tutti gli abitanti formarono un cerchio intorno al vagabondo e alla sua pentola.
“La zuppa di pietra è molto più buona con una cipolla” disse il vagabondo. Un attimo dopo una mano porse una piccola cipolla. “La zuppa di pietra è ottima specialmente con le cipolle e con una manciata di fagioli, ma io mi accontento…” Un ragazzino arrivò trafelato con un mastellino colmo di fagioli. “Li accetto volentieri, se mangi con me” disse il vagabondo, versando i fagioli nella pentola.
Arrivarono anche dei funghi, un bel pezzo di carne e qualche metro di salsiccia e poi rape e patate un pizzico di sale. “Se volete favorire, portate piatti e cucchiai…” disse cordialmente il vagabondo. “E anche una tovaglia!” aggiunse. La zuppa bolliva e l’odorino faceva venire l’acquolina in bocca. Il fornaio corse a prendere una dozzina di croccanti forme di pane, altri portarono formaggio e l’oste arrivò con una damigiana di vino nuovo. Alcune massaie portarono deliziose crostate di mele.
Fu stesa una grande tovaglia in mezzo alla piazza, tutti si accomodarono e il vagabondo riempì i piatti con la zuppa fumante e profumata. Mangiarono tutti in allegria e, grazie al vino, finirono cantando a squarciagola.
“Oh, questo è il miglior pranzo che ho mai fatto in vita mia!” gongolò il sindaco quando ebbero finito. “Quella tua pietra è davvero straordinaria”.
“E tutta vostra, cari amici, ve la regalo” disse il vagabondo.
“Potremo ritrovarci a mangiare e far festa insieme altre volte con la zuppa di pietra. E non ci costerà un soldo!” “Eh già!” concluse il vagabondo prima di riprendere il cammino.
In realtà, la pietra che viene “bollita” per fare la zuppa è l’egoismo degli abitanti del villaggio. Grazie al semplice e acuto trucco del vagabondo, il villaggio ritrova unità e comunione.















