BS Febbraio
2022

IL TEMPO DELLO SPIRITO

CARMEN LAVAL

La virtù “svenduta”. La veracità

«A chi posso ancora credere? » è un dilemma quotidiano. Non c’è teoria, non c’è affermazione che non trovi chi afferma energicamente il contrario. La verità nel mondo in cui viviamo esiste ancora?

Il bambino era appena stato scoperto a dire una bugia.

Il padre, comprensivo e moderno, sapeva che quella bugia in particolare non era importante, ma lo era il concetto morale di mentire.

Così interruppe quello che stava facendo e si sedette insieme al figlio per spiegargli, con un linguaggio semplice, perché doveva sempre dire la verità, qualunque cosa accadesse, cascasse il mondo…

Squillò il telefono.

Il figlio, che stava cercando di ingraziarsi il padre, disse: «Vado io!».

E corse a rispondere al telefono.

Ritornò poco dopo. «È la banca, papà».

«Uffa! Proprio adesso? Digli che non ci sono».

Molti mentono come respirano.

La verità è la struttura della Creazione

La Bibbia racconta simbolicamente che la Creazione uscita dalle mani di Dio non era perfetta, perché era pur sempre “creatura”, ma buona. Tutto è stato rovinato dalla prima menzogna: quella del serpente.

Era tutto molto semplice: ogni cosa è quello che è e Dio non ci inganna. Ma il serpente ha iniettato il dubbio nella mente degli uomini: «Non è vero che morirete, anzi, Dio sa bene che se ne mangerete i vostri occhi si apriranno, diventerete come lui: avrete la conoscenza di tutto». È la prima “disinformazione” della storia. La prima delle micidiali “fake news”.

Gli uomini hanno dovuto scegliere tra le parole di Dio e quelle del serpente. Hanno scelto il serpente. L’unica creatura maledetta da Dio è proprio il serpente, simbolo degli idoli falsi e bugiardi, che però hanno molti adoratori nel mondo.

Nel mondo in cui viviamo, la verità esiste ancora? «Non è inverosimile affermare che viviamo in un’epoca in cui le menzogne sono preponderanti rispetto alla verità» scrive Vivien Reid Ferrucci. «L’intero asse vero-falso deve essere fuori allineamento se ci viene chiesto di comprare creme che mandano via le rughe da un giorno all’altro, facendoci sembrare più giovani di dieci anni; o salse già pronte che promettono il sapore della genuinità casereccia ai piatti di pasta, e portano sorrisi di apprezzamento alla famiglia e ai graditi ospiti; o uno shampoo che “dà valore” ai nostri capelli, come dice una pubblicità alla Tv, la quale vuole darvi l’impressione che sarete come la modella che muove da una parte e dall’altra le sue chiome quasi fossero una gonna di seta. Da promesse come queste che, nell’industria della pubblicità, possono andare da mere illusioni fino ad essere garanzie, emerge la straordinaria ironia per cui una ditta produce affermazioni incredibili o quasi, mentre le sue vendite dovrebbero dipendere proprio dalla credibilità! In poche parole: ci viene chiesto di essere persuasi da una fandonia. Nessuno crede davvero che le rughe se ne andranno, che un vaso di salsa affascinerà gli invitati, o che uno shampoo ci trasformerà i capelli! Com’è possibile credere a bugie così lampanti?

Ovviamente non ci crediamo per davvero, ma ci piacerebbe crederci. Però se compriamo i loro prodotti, facciamo come se ci credessimo. In altre parole, inganniamo noi stessi e in questo modo diventiamo complici dell’inganno.

Inoltre siamo coinvolti in un doppio inganno perché, oltre a vendere un’illusione, la pubblicità ci porta a credere in valori falsi: vuole che noi pensiamo, per esempio, che apparire più giovani è meglio che apparire della nostra età, che essere fisicamente attraenti è più importante che essere dotati di buona volontà, o essere gentili, o sinceri; che avere un’automobile vistosa ci fa essere migliori agli occhi degli altri; e così via. Il mercato dà forma ai nostri valori».

La veracità è una virtù che sta perdendo colpi. È fragile e debole. Bastano due righe su un “social” per oscurarla. Il più stupido degli uomini può ferirla.

Oggi il serpente ha scoperto il potere di Internet. Eppure tutto il nostro modo di vivere si fonda su questo semplice principio: la verità. I rapporti degli uomini tra di loro, le strutture della società, l’ordine dello Stato, tutto ciò che accade tra le persone, la sicurezza, la coerenza, la coscienza stessa esistono se c’è la certezza della verità. Ciò vale per ogni forma di rapporto, vale soprattutto per quelle forme su cui si fonda la vita autentica: amicizia, comunione di lavoro, amore, matrimonio, famiglia. Le forme comunitarie, che devono durare, crescere e farsi feconde, devono crescere sempre più quanto alla verità dell’uno verso l’altro, altrimenti si disintegrano. Ogni menzogna distrugge la comunione fra gli uomini.

La verità è la libertà

Un giorno, Gesù fa un bellissimo complimento ad un certo Natanaele: «Ecco davvero un israelita in cui non c’è falsità». È una persona verace che non trae alimento dal calcolo, ma dalla sua verità interiore. È una persona libera da intrighi, da diplomazia, da considerazioni su come “vendersi” agli altri. Vive in armonia con se stessa. È genuina. Dice quello che pensa. Agisce come si sente nel suo cuore. Con una persona del genere si sa sempre con chi si ha a che fare. Non ci nasconde i suoi pensieri e i suoi sentimenti. Non ha paura che la conosciamo.

La verità dona all’uomo solidità e fermezza. Ne ha bisogno, perché la vita non è soltanto un’amica, ma anche una nemica. Dappertutto interessi urtano gli uni contro gli altri, di continuo insorgono suscettibilità, invidie, gelosie, odii. La semplice diversità del carattere e dei punti di vista crea grovigli. Allora si agisce per calcolo, per convenienza, spirito di parte, preconcetti irrazionali, opinioni anche bislacche.

Di solito non vince la verità, ma chi urla più forte. E chi ha più “followers”.

Ma la persona verace è anche sempre libera. Infatti, solamente la verità ci renderà liberi. Oggi ci sono tante persone che fanno dei giri attorno alla loro verità. Troppe persone agiscono in base a «che cosa mi conviene di più?»

La veracità toglie il velo che sta su ogni cosa. Sbarazza dagli occhiali scuri che falsificano tutto. E vedono solo il negativo. Ma anche dagli occhiali rosati, che non vedono gli altri e i loro problemi. La veracità toglie tutti gli occhiali che contraffanno la realtà.

Il corteo delle virtù

La sincerità può essere faticosa e spigolosa. Ma finché non si vive nella verità non si può davvero comunicare con gli altri, non c’è fiducia. Né le altre virtù che la veracità trascina con sé, come l’onestà, l’affidabilità, la fedeltà, la responsabilità. E soprattutto la “buona fede”. La buona fede, come tutte le virtù, è il contrario del narcisismo, del cieco egoismo, dell’autocompiacimento, di ogni forma di inganno. Per questo tocca la generosità, l’umiltà, il coraggio, la giustizia. La giustizia nei contratti e negli scambi, il coraggio di pensare e di dire, l’umiltà di fronte alla verità, la generosità di fronte agli altri. Per questo è “buona”. Come la Creazione voluta da Dio.     

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