BS Giugno
2025

LA NOSTRA BASILICA

Natale Maffioli

La SACRESTIA

Un magnifico e ampio salone arricchisce la funzionalità della Basilica di Maria Ausiliatrice e permette la tranquilla eleganza delle funzioni liturgiche. Alle pareti spiccano cinque quadri memorabili.

La chiesa dell’Ausiliatrice con il passare dei decenni andava acquistando sempre maggior importanza e fama mondiale, cosicché nel luglio 1911 san Pio X le conferì il titolo di Basilica Minore.

La chiesa, che era anche stata eretta a parrocchia, soprattutto nelle feste risultava inadatta ad accogliere i settecento giovani artigiani e studenti, la popolazione del borgo e i continui pellegrinaggi. Don Filippo Rinaldi decise allora di aumentare lo spazio senza deturpare possibilmente l’opera di don Bosco e ne affidò lo studio all’architetto Mario Ceradini, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Torino. Questi progettò un ampliamento ottenuto trasformando la croce latina in croce greca e costruendo quattro grandi cappelle negli angoli rientrati che le navate formavano incontrandosi. La morte di don Rinaldi (5 dicembre 1931) sospese il progetto, che venne ripreso dal successore don Pietro Ricaldone.

Il disegno dell’architetto Mario Ceradini richiedeva l’abbattimento degli edifici adiacenti alla Basilica, e avrebbe comportato spese colossali. Si decise allora di affidare un nuovo studio all’economo generale don Fedele Giraudi e all’architetto salesiano Giulio Valotti.

Il progetto approvato nel 1934, anno della canonizzazione di don Bosco, ed attuato tra il 1935-1938, comportò i seguenti lavori:

✦ allungamento del presbiterio, sul quale venne costruita una seconda cupola, e conseguente spostamento dell’altar maggiore e del quadro dell’Ausiliatrice;

✦ costruzione di due ampie cappelle ai lati del presbiterio, con tribune soprastanti;

✦ lunga galleria con sei altari dietro l’altar maggiore, che collega le due grandi cappelle laterali;

✦ costruzione di una spaziosa sacrestia sul retro verso l’ex casa Pinardi;

✦ ambulacro di cintura con due nuove porte sui corpi arretrati della facciata.

I grandi quadri

In seguito all’ampliamento della basilica si creò uno spazio sul retro della galleria che affianca la cappella degli artigiani, che risultò idonea per collocare la grande sacrestia della basilica, una sacrestia adeguata innanzitutto ai celebranti, e per ospitare gli oggetti di uso necessari alle funzioni liturgiche.

L’ambiente è coperto con un plafond in cemento armato interamente decorato con semplici lacunari fatti da un intreccio di sottili strisce di gesso bianco; dal centro pende un lampadario con bracci ricurvi in bronzo dorato. Un lato della sacrestia è occupato da armadi, sul versante opposto ci sono le scansie dei calici, pissidi e i cassetti per la biancheria di uso liturgico. Tutti questi mobili sono stati realizzati in case salesiane, a Valdocco, al Rebaudengo e a San Benigno Canavese.

Sopra i sedili-confessionali sono appese delle tele che ricordassero don Bosco. Per questo si incaricò il pittore più accreditato presso i salesiani, Paolo Giovanni Crida, che dipinse, tra il 1938 e il 1953, cinque tele: tre di queste sono di dimensioni più importanti e due lunette, di dimensioni più contenute sopra l’accesso alla sacrestia dalla basilica e al lavabo. I dipinti narrano gli episodi più salienti della vita del santo, in una lunetta è narrato l’episodio in cui il piccolo Giovannino, raccolti gli amici dei Becchi, spiega episodi del catechismo, nell’altra (che riprende una foto storica) don Bosco sta confessando un ragazzo che nella realtà è Paolo Albera che sarà il secondo successore dello stesso don Bosco. L’episodio più determinante narra l’incontro di don Bosco con il giovane Bartolomeo Garelli nella sacrestia della chiesa di San Francesco d’Assisi a Torino. Sono episodi narrati con l’intento che va dal documentaristico all’agiografico. Le scene più celebri sono quelle dove don Bosco è ritratto nel cortile dell’oratorio affiancato da un gruppo di ragazzi e quella che lo raffigura accompagnato dalla mamma quando ritorna a Valdocco dopo la sua convalescenza ai Becchi. Sono scene molto toccanti che presentano un don Bosco molto umano con i suoi giovani e con la mamma Margherita Occhiena.

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