I FIORETTI DI DON BOSCO
B.F.
La RICETTA di Mamma Margherita
Nel Seminario di Chieri, Giovanni Bosco compie prima due anni di studi filosofici, chiamati rispettivamente «logica» e «fisica» (1835-37). Nel 1837 inizia i cinque anni di studi teologici. Per concessione dell’Arcivescovo, Giovanni li riduce a quattro, dando però tutti gli esami regolari.
Nella primavera del 1839, dopo un inverno di studi intensissimi e dopo le violente emozioni causate in lui dalla morte dell’amico Luigi Comollo, viene colpito da una forma seria di esaurimento. I sintomi sono classici: perdita del sonno e dell’appetito, dimagrimento accentuato, tristezza e tendenza a isolarsi.
Il medico fa ciò che sanno fare i medici in quel tempo: invece di rimandarlo nell’ambiente sereno della famiglia a fare per qualche mese il contadino, gli ordina un mese intero di letto.
La cura è così sbagliata che Giovanni peggiora sempre più.
Non sapendo che altro fare, il medico lo dichiara «grave», che nel linguaggio del tempo significa «in pericolo di vita».
Non esistevano i telefoni in quel tempo, ma Mamma Margherita in qualche modo (forse un angelo) lo venne a sapere e accorse da lui.
Mise nella cesta quello che il suo cuore le suggerì: un grosso pane di miglio cotto nel forno di famiglia e una bottiglia di buon vino vecchio della collina dei Becchi. È il gesto commovente di una contadina: lei sa che la malattia della primavera è la denutrizione, arriva quando le provviste dell’inverno sono quasi finite e fino al prossimo raccolto non si riesce a mangiare abbastanza. Anche la medicina è una sola: nutrirsi bene, masticare buon pane e bere buon vino. Sulle colline si sa poco delle altre malattie dai nomi difficili.
Nell’infermeria, si vergognò un po’ e voleva riportarsi tutto a casa, ma Giovanni la pregò tanto di lasciarglielo, che essa dopo qualche difficoltà lo accontentò.
Rimasto solo, fu preso da smania di mangiare quel pane e bere quel vino. Incominciò dallo staccare un piccolo boccone e masticarlo bene; gli parve gustosissimo. Poi ne tagliò una fetta, quindi una seconda, e senza badare ad altro, finì con il trangugiarlo tutto ed accompagnarlo con quel generoso vino. Ciò fatto si addormentò in un sonno così profondo, che durò una notte e due giorni consecutivi. I superiori del seminario pensarono che Giovanni fosse vicino alla morte e già pensavano al funerale.
Ma quando si svegliò (e Mamma Margherita era già ripartita) si sentì guarito di colpo. (MB I, 482)
La storia ha un curioso seguito.
Molti anni più tardi, uno dei più cari figli di don Bosco, don Giuseppe Vespignani, missionario in Patagonia, cadde gravemente infermo. E tutti lo piangevano già, come morto, ma in sogno gli apparve don Bosco, morto cinque anni prima, che gli consigliò il rimedio: la medicina di Mamma Margherita, cioè una grossa porzione di carne ai ferri alla maniera argentina (il famoso Asado).
Don Vespignani si alzò, mangiò di fronte alla meraviglia di tutti e si recò alla stazione per accogliere il sacerdote che veniva a celebrare i suoi funerali.


















