COME DON BOSCO
PINO PELLEGRINO
La NUMERO UNO
La mamma è il punto di partenza che s’intreccia nella vita di ciascuno fin dall’ingresso nella vita. Ancor oggi, nell’economia dell’esistenza di ciascuno, la madre resta decisiva per l’apprendimento della grammatica della vita.

Il primo capitolo di ogni biografia potrebbe essere intitolato come lo scrittore danese Giovanni Joergensen intitolava il capitolo iniziale della sua La vita di don Bosco: «In principio c’era la mamma»: la Mamma Margherita. La mamma è il numero uno che, messo davanti, dà valore anche agli zero che altrimenti resterebbero soltanto zero!
La madre è la prima fonte d’informazione del bambino.
Dalla madre il piccolo riceve il primo abbraccio, la prima voce, il primo sorriso, il primo indumento; in una parola, i primi rapporti umani. Ebbene, se l’esperienza di quei primi incontri sarà stata dolce e serena, il bambino scoprirà con gioia anche il papà, i fratellini, i nonni, il mondo intero.
È la madre che insegna a parlare.
Sì, soprattutto a parlare, perché le parole della mamma si portano «dentro» per tutta la vita! Non udire, fin da piccolo, determinate parole, comporta mancare per sempre di qualcosa.
Si pensi, ad esempio, all’influenza che hanno parole come «pace, «amore», «rispetto», «Dio», «grazie!», «perdono» … Udire queste parole significa orientarsi in una determinata direzione, avere una determinata visione della vita.
È la mamma che con il suo stile ordinato (ad esempio con la puntualità dei pasti) e preciso («questo non si tocca!»; «Là non si entra!» …) già trasmette in qualche modo al bambino il senso del lecito e dell’illecito, del bene e del male.
È la madre che dà al piccolo quella fiducia di fondo senza la quale è impossibile partire per la vita. La mamma, regala tenerezza, protezione, amore. A scuola il bambino viene valutato per quanto sa; al campo sportivo per quanto realizza; a casa la mamma lo ama per com’è.
Ebbene, sentirsi amato, sentirsi accettato, è questione di vita o di morte: chi è di nessuno, smette di crescere, di vivere. Si vive solo se si è nel cuore di qualcuno!
Certo è che tra tutte le assenze, la più triste, la più dolorosa, quella il cui danno si sente per sempre, è l’assenza della mamma! Senza madre, il figlio è come senza pelle, senza difese!
Il famosissimo pediatra americano Benjamin Spock un giorno ha dichiarato: «Si possono certo trovare dei buoni sostituti materni: il nido, la babysitter, una persona di fiducia. Ma la presenza migliore vicino al bambino nei primi tre anni di vita resta quella della madre. Mi sono attirate le ire delle donne in carriera e delle femministe per questa affermazione, ma credo sia un’idea da difendere! Trovo sconsolante che non si dia il giusto peso alla maternità né sul piano sociale né su quello privato. È ancora lontana la proposta di una legge che consenta alle donne una parentesi di due, tre anni di assenza dal lavoro, con sussidi governativi. E senza danni per la carriera. Ma è anche lontana nella coscienza di molte donne la convinzione che crescere bene un figlio sia la cosa che vale di più a questo mondo!».
A conti fatti sono le madri che «timbrando» il bambino, timbrano la storia del mondo!
I capi di Stato di oggi, i legislatori di oggi sono i piccoli che le madri tenevano per mano quando li accompagnavano nei primi passi sul pianeta! Sono i piccoli che venivano timbrati con la loro impronta negli anni più sensibili della vita!
L’osservazione è così importante da non poter essere sorvolata. Sì, il peso della madre è decisivo perché gli anni che condizionano la vita intera di ogni uomo sono quasi esclusivamente nelle sue mani! «La Torre di Pisa pende dalla base», recita il proverbio, approvato da tutto il fior fiore degli studiosi d’oggi.
Arnold Gesell, psicologo e psichiatra statunitense non ha dubbi: «La maturità psicologica che viene raggiunta nei primi cinque anni di vita è prodigiosa!».
II nostro maestro-scrittore Mario Lodi conferma: «Nei primissimi anni dell’infanzia il bambino impara l’80% di quanto gli servirà per tutta la vita».
La psicanalista svizzera Alice Miller conclude: «L’opinione pubblica è ancora ben lontana dall’avere consapevolezza che tutto ciò che capita al bambino nei suoi primi anni di vita si ripercuote inevitabilmente nella società: psicosi, droga e criminalità sono l’espressione cifrata delle primissime esperienze».
«Non mi importa se non ho il vestito bello della festa, non mi importa se non ho le scarpe nuove alla domenica, non mi importa se gli altri ragazzi hanno tutto ed io non ho niente. La mia mamma mi fa sentire un re e la mia casa è una reggia».
(Un bambino di dieci anni)
QUANDO DIO CREÒ LA MAMMA
Il buon Dio aveva deciso di creare… la Madre. Ci si arrabattava intorno già da sei giorni, quand’ecco comparire un angelo che gli fa: «Questa qui te ne sta facendo perdere di tempo, eh?».
E Lui: «Sì, ma hai letto i requisiti dell’ordinazione? Dev’essere completamente lavabile, ma non di plastica… avere 180 parti mobili tutte sostituibili… funzionare a caffè e avanzi del giorno prima… avere un bacio capace di guarire tutto, da una gamba rotta a una delusione d’amore… e sei paia di mani».
L’angelo scosse la testa e ribatté incredulo: «Sei paia?».
«Il difficile non sono le mani» disse il buon Dio «ma le tre paia di occhi che una mamma deve avere».
«Così tanti?».
Dio annuì. «Un paio per vedere attraverso le porte chiuse quando domanda: “Che state combinando lì dentro, bambini?” anche se lo sa già. Un altro paio dietro la testa per vedere quel che non dovrebbe vedere, ma che deve sapere. Un altro paio ancora per dire tacitamente al figlio che si è messo in un guaio: “Capisco, e ti voglio bene”».
«Signore» fece l’angelo sfiorandogli gentilmente un braccio «va’ a dormire. Domani è un altro…».
«Non posso» rispose il Signore. «Ho quasi finito, ormai. Ne ho già una che guarisce da sola se è malata, che può preparare un pranzo per sei con mezzo chilo di carne tritata e che riesce a tener fermo sotto la doccia un bambino di nove anni».
L’angelo girò lentamente intorno al modello di madre, esaminandolo con curiosità. «È troppo tenera» disse poi con un sospiro.
«Ma resistente!», ribatté il Signore con foga. «Tu non hai idea di quel che può fare o sopportare una mamma».
«Sa pensare?».
«Non solo, ma sa anche fare ottimo uso della ragione e venire a compromessi», ribatté il Creatore.
A quel punto l’angelo si chinò sul modello della madre e le passò un dito su una guancia.
«Qui c’è una perdita», dichiarò.
«Non è una perdita», lo corresse il Signore. «È una lacrima».
«E a che serve?».
«Esprime gioia, tristezza, delusione, dolore, solitudine e orgoglio».
«Ma sei un genio!» esclamò l’angelo.
Con sottile malinconia, Dio aggiunse: «A dire il vero, non sono stato io a mettercela, quella cosa lì» (Erma Bombeck).

















