BS Maggio
2026

L'ORMA DI MARIA

B.F.

LA MADONNA
che ha dato il nome ad una capitale

Le Missioni salesiane cominciarono a Buenos Aires che è la capitale dell’Argentina e una delle città più influenti dell’America Latina. Il suo dinamismo e la sua crescita ne hanno consolidato lo status di metropoli moderna, dove antico e moderno si fondono armoniosamente. Ma il nome glielo ha dato la Madonna!

Per lungo tempo, seguendo una tradizione che trae origine dalla cronaca di Ulrico Schmidel, si è creduto che il nome Buenos Aires derivasse da un’esclamazione del capitano Sancho García, uno dei membri della spedizione di don Pedro de Mendoza, il quale, giunto in queste terre, lodò i benefici del clima, dicendo: “Che aria buona è quella di questa terra!”.

Tuttavia, a partire dall’ultimo decennio del xix secolo, è stato dimostrato che il nome di Buen Ayre o Buenos Aires, con cui Pedro de Mendoza chiamò queste terre, è dovuto alla Vergine Maria dell’Aria Buona.

La devozione alla Madonna della Buona Aria ha origine a Cagliari, capoluogo della Sardegna, dove era già conosciuta all’inizio del xv secolo come “Nostra Signora della Bon Aria”.

La ragione per cui Mendoza diede al Campo Reale da lui fondato nel 1536 il nome della Vergine dell’Aria Buona potrebbe risiedere in una promessa fatta in mare per il buon esito del suo viaggio, oppure forse nel fatto che l’equipaggio comprendeva due frati mercedari del convento di Siviglia, santuario della suddetta Vergine, i quali, conoscendone la leggenda, si posero sotto la sua protezione per la buona riuscita dell’impresa.

LA MAGNIFICA STORIA

Veleggiava una nave sulle acque del Mediterraneo appena increspate da un leggero venticello che la spingeva verso le coste sarde.

Non mancava molto all’approdo, forse qualche ora, quando all’improvviso il cielo si coprì di nuvole scure che, spinte dal vento, presto cangiarono l’azzurro in un grigio plumbeo.

Il vento soffiò impetuoso e grossi cavalloni si levarono sulla superficie delle acque, che fino a poco prima cullavano il veliero con leggero movimento. Raffiche violente e scrosci di pioggia si abbatterono sull’imbarcazione la quale, sbattuta dalle onde, urtò contro uno scoglio. Si udì uno schianto e la nave, lentamente, cominciò a inclinarsi su un fianco.

«Affondiamo!», gridavano i marinai, mentre il panico si diffondeva tra l’equipaggio.

Il capitano correva sulla tolda, dando ordini a destra e a sinistra.

«Presto», urlava, «ammainate le vele!».

Le vele furono subito ammainate, ma l’imbarcazione si inclinava sempre più.

«Gettate il carico in mare!», ordinò il capitano nel tentativo di salvare il veliero.

Subito i marinai obbedirono e tutte le casse che ingombravano la stiva furono gettate in mare.

Ma la nave, anche priva di carico, restava inclinata.

«Avete buttato tutto?», chiese il comandante infuriato.

«Tutto!», fu la risposta.

«C’è ancora una cassa», disse un mozzo che usciva dalla stiva proprio in quel momento.

«Buttate pure quella!».

Così anche l’ultima cassa fece il tuffo; ma mentre sulle altre il mare si era chiuso e non si erano più viste, questa scomparve per un istante tra le onde in tumulto, poi ricomparve alla superficie e si mise a galleggiare.

Poco dopo la tempesta cessò.

Solo un leggero venticello era rimasto e sospingeva la carcassa del veliero e con essa la cassa galleggiante, verso la riva che si profilava in lontananza. Toccarono la costa quasi contemporaneamente.

La cassa misteriosa

La cassa si arenò ai piedi del colle di Bonaria, davanti ad una città che si apriva ad anfiteatro sul mare: Cagliari.

Tante persone accorsero a soccorrere i naufraghi, poi tutti gli sguardi si puntarono incuriositi su quella cassa misteriosa che era arrivata con loro. Cosa conteneva?

Provarono a tirarla a secco, ma invano; pareva di piombo, tanto era pesante.

Nessuno riuscì a smuoverla dal luogo in cui s’era incagliata. Tentarono di aprirla, impossibile. Il coperchio non cedeva, sembrava un unico blocco ben sigillato.

Un bimbo piccino piccino, tenuto per mano dalla mamma accorsa tra la folla dei curiosi, puntò il ditino verso qualcosa che stava su un lato della cassa.

Qualcuno si chinò per vedere cos’era quella specie di stemma scolorito che il bimbo mostrava con il dito puntato.

Era lo scudo dell’ordine dei Mercedari.

Proprio lassù, in cima al colle, i frati Mercedari avevano il loro convento.

Furono subito avvertiti. La cassa doveva appartenere a loro.

Scesero due frati e benché non attendessero alcuna cassa, pensarono di trasportarla al convento, in cima al colle.

La gente li guardava incuriosita. Come avrebbero fatto a rimuovere una cassa così pesante?

Un’ora prima tante mani avevano provato a tirarla a secco, ma nessuno ero riuscito a smuoverla.

Quando i frati l’afferrarono la sollevarono con facilità. Nelle loro mani sembrava vuota!

Senza ombra di fatica si inerpicarono per il colle e su, fino al convento.

Alla presenza del priore la cassa fu aperta. Una Madonna, di ineffabile bellezza, vestita di finissimo broccato, apparve agli occhi meravigliati dei frati.

Reggeva sul braccio sinistro il Bambino Gesù e sulla mano destra una navicella e una candela accesa.

«Miracolo!», si misero a gridare i frati, «Miracolo!».

La Madonna fu tolta dalla cassa e trasportata entro la chiesa.

Era l’anno 1370. Per solennizzare l’avvenimento, si fece a Cagliari gran festa.

Le autorità civili e religiose, capeggiate dall’arcivescovo don Giovanni d’Aragona e seguite da una vasta moltitudine, portarono in processione la Madonna arrivata il giorno prima dal mare. Il popolo l’aveva già battezzata con il nome di Madonna di Bonaria.

Fu collocata in una cappella laterale della chiesa, ma l’indomani, chissà perché, i frati non la trovarono più al suo posto.

Stava sull’altare maggiore che fino al giorno prima era occupato da un’altra statua! E quest’ultima dov’era? Nella nicchia ove il giorno prima era stata collocata la Madonna di Bonaria!

«Che bizzarria!», dissero i frati. «A chi sarà venuto in mente di fare uno scherzo simile?».

Rimisero al loro posto le due statue e non ci pensarono più. Ma quale fu la loro sorpresa quando, tornando il giorno dopo alla chiesa, videro che le due statue erano state nuovamente spostate.

Anche questa volta la Madonna di Bonaria occupava la nicchia centrale!

Scherzi da frate, si dice. Evidentemente qualche confratello si divertiva, durante la notte, a fare uno scherzo.

La notte successiva due frati vegliarono e pregarono, ma forse il sonno li vinse, perché a un tratto si accorsero che le due statue ancora una volta non erano al loro posto. Anche stavolta la loro sede era invertita. Era il colmo. Bisognava assolutamente scoprire l’arcano.

Fu così che la notte appresso tutti i frati del convento si recarono nella chiesa. Se qualcuno fosse stato colto dal sonno, gli altri almeno avrebbero visto chi si ostinava a spostare le due statue. A mezzanotte in punto i frati videro le statue spiccare il volo e scambiarsi posto!

La vecchia statua si collocò nella cappella laterale, mentre quella di Bonaria si diresse verso quella centrale. Là dov’è ancora oggi.

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