BS Giugno
2022

DON BOSCO NEL MONDO

ALBERTO LOPEZ

La fonte della vita è in pericolo

Più della metà della popolazione mondiale, circa 4,5 miliardi di persone, non ha acqua potabile o servizi igienici adeguati. Per queste persone l’acqua è un bene di lusso e la sua scarsità incide sulla salute, sulla situazione delle donne, sull’accesso all’istruzione, sui viaggi. I missionari salesiani sono in prima fila per aiutare quelli a cui nessuno pensa.

La folle ironia della storia: i bacini dell’Eufrate e del Tigri, i fiumi che hanno visto la nascita della civiltà umana, a causa della mancanza di piogge, delle politiche idrografiche dei paesi della regione e dei conflitti armati sono secchi. Le conseguenze, avvertono esperti e ONG, possono essere disastrose per milioni di persone, poiché la produzione agricola è crollata e la mancanza di acqua ha causato un aumento delle malattie.

In alcune parti della pianura anatolica, il terreno si screpola e persino sprofonda, lasciando buchi impressionanti, poiché le falde acquifere sotterranee si sono prosciugate; migliaia di pesci sono stati trovati morti nelle paludi della Mesopotamia; i canali urbani di Bassora, un tempo navigabili, sono ora semi asciutti e pieni di spazzatura, e le centrali idroelettriche nel nord della Siria hanno dovuto cessare di funzionare perché lo scarso flusso dei fiumi non è in grado di muovere le turbine.

Julien e Silvain sono due amici di 11 anni che vivono in un villaggio del Togo. Sono tra i 263 milioni di persone nel mondo, la maggior parte dei quali sono bambini e donne, che devono camminare almeno 30 minuti ogni giorno per prendere l’acqua pulita. Nel loro caso, la fonte più vicina è a sette chilometri dalle loro case e la maggior parte dei giorni non possono andare a scuola. Ci vogliono più di cinque ore per tornare a piedi con le loro taniche gialle da 20 litri sulla testa. L’acqua che trovano non è sempre pulita o adatta al consumo, ma in ogni caso, la quantità che le loro famiglie useranno in diversi giorni sarà sempre molto inferiore a quella che una singola persona consumerebbe in qualsiasi paese occidentale in un solo giorno.

«Gli animali stanno morendo, bisogna andare sempre più lontano per trovare l’acqua, e se i raccolti non danno frutti, la gente rimane senza mezzi di sussistenza. Se non c’è acqua, non c’è neanche il latte per i bambini, e la situazione diventa critica anche per la gente» sottolinea il missionario salesiano Agustine Kharmuti di Makuyu, Kenya. Quasi tre persone su dieci nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile nelle loro case. Inoltre, più della metà della popolazione, 4,5 miliardi di persone, non hanno una fornitura vicina di acqua pulita, e 3 miliardi – quasi quattro persone su 10 – non hanno strutture di base per lavarsi le mani.

Un bene di lusso

L’acqua è diventata un bene di lusso. La sua esistenza ha sempre influenzato i luoghi di insediamento, ma la sua scarsità è direttamente legata alle migrazioni. Secondo la Banca Mondiale, il 10% dell’aumento degli spostamenti umani è legato alla carenza d’acqua. Diciassette paesi, che ospitano il 25% della popolazione mondiale, affrontano alti livelli del cosiddetto stress idrico. Di conseguenza, entro la fine del decennio, gli scienziati prevedono che 700 milioni di persone nel mondo potrebbero essere sfollate dalle loro case per mancanza d’acqua. La vita ruota intorno all’acqua, e il cambiamento climatico si manifesta anche attraverso l’acqua: nove disastri naturali su dieci sono legati all’acqua. I periodi di siccità in molti paesi stanno diventando sempre più lunghi, mentre le piogge torrenziali in alcune zone sono diventate anch’esse cicliche. Queste situazioni sono ben note ai missionari salesiani, che per questi motivi devono affrontare sempre più situazioni di emergenza per assistere le popolazioni più svantaggiate.

Il riscaldamento globale, la deforestazione, la desertificazione, l’inquinamento delle risorse, la crescita della popolazione e gli effetti dei conflitti armati sull’approvvigionamento idrico sono alcune delle cause che contribuiscono ad un quadro critico per l’acqua nei prossimi decenni. Anche le conseguenze stanno diventando sempre più visibili: meno bambini a scuola, più povertà e fame, l’incapacità di far fronte a molte malattie e più migrazione.

Mortalità infantile

L’acqua non sicura e i servizi igienici scadenti sono le cause principali della mortalità infantile. La diarrea, che è legata alla carenza d’acqua, alle latrine inadeguate, all’acqua contaminata e alla mancanza d’igiene, causa la morte di quasi mille bambini sotto i cinque anni ogni giorno. Di fronte a questa situazione, e poiché non può esserci un’educazione di qualità senza acqua, le scuole salesiane in molti paesi sono costruite con un pozzo nel cortile per migliorare le condizioni igieniche e sanitarie dei bambini e delle loro famiglie. In Nepal, per esempio, tutte le scuole ricostruite dopo il terremoto del 2015 hanno accesso all’acqua potabile e a servizi igienici adeguati. Lo stesso vale per le scuole dove i missionari salesiani si occupano dei bambini sfollati nel Sud Sudan e in Pakistan: “Qui piove poco e molte persone muoiono a causa della qualità dell’acqua. Nella nostra scuola abbiamo un servizio specifico per rendere l’acqua potabile, ed è utilizzato non solo dagli studenti, ma anche dalle loro famiglie che vengono a riempire le loro brocche e bottiglie per il consumo quotidiano”, spiega il missionario salesiano Gabriel Cruz di Lahore. In altri luoghi, come il quartiere di Lixeira nella capitale angolana, “non c’è acqua corrente e dobbiamo comprarla. Abbiamo un’autocisterna per consegnarla, ma quando si rompe, dobbiamo comprarla, sia per la grande scuola Don Bosco sia per tutte le case dei bambini di strada”, assicura Ricardo Celso, dell’Ufficio Progetti Salesiani nel paese africano.

Arma di guerra

L’acqua è anche un’arma, insieme alla fame, usata nei conflitti armati. Tagliare i rifornimenti e isolare le popolazioni è un’altra forma di violenza e di violazione dei diritti. Per questo i missionari salesiani in paesi come il Sud Sudan, la Costa d’Avorio, il Venezuela e l’Etiopia hanno aiutato la popolazione in mezzo alla violenza, in alcuni casi accogliendola nelle loro strutture, in altri offrendo sempre aiuti di emergenza e accesso all’acqua potabile, anche all’interno delle opere salesiane.

Rompere il ciclo della povertà

Avere accesso all’acqua potabile trasforma la vita. L’acqua significa una salute migliore, buone abitudini igieniche, un’aspettativa di vita più lunga, bambini che non devono più camminare per prendere l’acqua e che possono andare a scuola e ricevere un’istruzione di qualità. L’acqua renderà i raccolti più abbondanti, il bestiame contribuirà a migliorare i mezzi di sussistenza e le economie familiari, e tutti contribuiranno allo sviluppo delle comunità in cui vivono.

Sfide: presente e futuro

Il cambiamento climatico, la crescita della popolazione e l’urbanizzazione sono sfide importanti per l’approvvigionamento idrico. La gestione delle risorse idriche dovrà essere migliorata e dovranno essere trovati nuovi approcci, come il trattamento e il riutilizzo delle acque reflue, per garantire la fornitura e la qualità. Nell’insediamento di rifugiati di Palabek, nel nord dell’Uganda, “la scuola tecnica è una grande sfida perché continuiamo ad espanderla e c’è molto consumo d’acqua. Gli studenti hanno bisogno di acqua, gli animali, la costruzione, i rifugiati… Dobbiamo avere grandi serbatoi per conservare l’acqua nella stagione delle piogge, ma non è sufficiente, quindi costruiremo un serbatoio con una piccola diga. Tutto è già stato incanalato in modo che l’acqua piovana possa andare lì e possiamo contare su più di un milione di litri d’acqua”, assicura il missionario salesiano Ubaldino Andrade. Ma se la siccità non deve diventare la prossima pandemia e aggravare ulteriormente le disuguaglianze sociali ed economiche, sono urgentemente necessarie misure globali per invertire la situazione. L’educazione ambientale delle generazioni future è un buon strumento per cambiare le abitudini verso la sostenibilità. Per questo, le porte delle missioni salesiane nel mondo saranno sempre aperte per aiutare le popolazioni più bisognose, assicurano i missionari. Accogliere, proteggere, accompagnare, aiutare, evangelizzare e infondere speranza è il lavoro che i missionari svolgono quotidianamente. L’acqua, che ha anche un grande significato per i cristiani nel Battesimo, è un elemento essenziale della vita e un diritto universale per lo sviluppo umano che i missionari salesiani garantiscono negli oltre 130 paesi in cui lavorano.         

INIZIATIVE SALESIANE

Di fronte a questa situazione i salesiani sono largamente impegnati a migliorare l’accesso a questo bene fondamentale per la vita. Infatti, il 25% dei progetti salesiani per combattere il coronavirus nell’ultimo anno ha avuto a che fare con l’accesso all’acqua e a servizi igienici adeguati.

Nell’ultimo anno, ad esempio, solo più di 254 000 persone hanno avuto accesso all’acqua e a strutture sanitarie adeguate grazie ai progetti realizzati da “Misiones Salesianas”, la Procura Missionaria salesiana di Madrid, in Paesi come Namibia, Haiti, Tanzania, Togo, Colombia e Repubblica del Congo…

Nigeria: L’“Iniziativa Acqua Pulita” porta salute e sviluppo a decine di migliaia di persone. Grazie al sostegno di “Salesian Missions”, solo ad Abajah saranno oltre 25 000 le persone che beneficeranno ogni anno della nuova fonte di acqua pulita.

Ghana: Quasi 5000 persone beneficiano dell’acqua pulita grazie all’“Iniziativa Acqua Pulita” di “Salesian Missions”. Don Gus Baek, Responsabile della Procura Missionaria salesiana di New Rochelle, dice: «L’acqua è essenziale per la vita, ed è per questo che ‘Salesian Missions’ ne ha fatto una priorità per i programmi salesiani in tutto il mondo. Migliorare l’accesso all’acqua porta un senso di dignità ai bambini e alle famiglie e riduce il numero di malattie trasmesse dall’acqua».

Brasile: il progetto di “Assistenza Missionaria Ambulante” (AMA) dell’Ispettoria salesiana di Brasile-Campo Grande (BGC), ha iniziato la perforazione di 9 pozzi artesiani nei villaggi indigeni di Sangradouro e di un pozzo presso la Scuola Statale indigena “São José”.

Repubblica Democratica del Congo: Il progetto ideato dai Figli spirituali di Don Bosco prevede una perforazione di 100 metri (per attingere ad una falda acquifera incontaminata), l’installazione di una pompa elettrica sommersa, che verrà alimentata da 4 pannelli solari per l’energia rinnovabile, l’interramento di 2 serbatoi e i lavori di muratura.

Bolivia: Padre Serafino Chiesa ha avviato la costruzione di una centrale idroelettrica con l’obiettivo di crea­re un motore di sviluppo per migliaia di poveri contadini e minatori, sfruttando una risorsa locale: l’acqua del fiume Ayopara.

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