BS Giugno
2024

IL TEMPO DELLO SPIRITO

CARMEN LAVAL

La DOMANDA

C’è una domanda nel cuore della storia, una domanda che nessuno può evitare: «Chi è veramente Gesù di Nazareth?». È vitale saperlo, non tanto per la storia, ma per ciascuno di noi. È Gesù stesso che rivolge a ogni essere umano la domanda: «Chi sono io per te?».

È lui stesso a porre direttamente questa strana domanda ai suoi amici e, indirettamente, a noi: «Chi sono io?»

Non possiamo evitare di rispondere, se siamo dotati di una mente normale, perché molti fatti sorprendenti o inspiegabili ce lo impediscono:

Otto miliardi di persone, e cioè praticamente tutto il pianeta, utilizzano il suo anno di nascita come riferimento per i loro calendari, anche se non hanno mai sentito parlare di lui. Tutti i contratti stipulati, tutti gli atti giuridici e tutte le pubblicazioni del mondo utilizzano questo riferimento. Si tratta evidentemente di un fatto straordinario, considerati i numerosi tentativi, tutti falliti, di cancellare questo riferimento temporale. I rivoluzionari francesi provarono a creare un nuovo calendario che avesse il 1793 come anno uno, ma il tentativo, circoscritto alla sola Francia, durò solo dodici anni. Gli ebrei, i musulmani e i Cinesi hanno anch’essi un proprio calendario, ma il suo utilizzo, limitato alle sfere d’influenza dei singoli paesi, si affianca comunque a quello del calendario cristiano. La data di nascita di Gesù finisce così per rappresentare un meridiano assoluto e universale, un «equatore del tempo» che divide in due la storia dell’umanità, con un «avanti» e un «dopo Cristo».

✦ Più di 20 mila libri sono stati scritti su di lui soltanto nel secolo scorso, e ogni anno se ne pubblicano centinaia di nuovi! Dal canto suo, la Bibbia è il libro più diffuso e più tradotto al mondo in tutte le lingue. Ad oggi 2,5 miliardi di persone, e cioè un terzo dell’umanità, afferma di credere alla divinità di Gesù.

✦ A rigor di logica, Gesù avrebbe dovuto rimanere un illustre sconosciuto! La sua è una vita nascosta: Figlio di una ragazza madre, era nato in un oscuro villaggio. Crebbe in un altro villaggio, dove lavorò come falegname fino a trent’anni. Poi, per tre anni, girò la sua terra predicando.

Non scrisse mai un libro.

Non ottenne mai una carica pubblica.

Non ebbe mai né una famiglia né una casa.

Non frequentò l’università.

Non si allontanò più di trecento chilometri da dov’era nato.

Non fece nessuna di quelle cose che di solito si associano al successo.

Non aveva altre credenziali che se stesso.

Aveva solo trentatré anni quando l’opinione pubblica gli si rivoltò contro. I suoi amici fuggirono. Fu venduto ai suoi nemici e subì un processo che era una farsa. Fu inchiodato a una croce, in mezzo a due ladri.

Mentre stava morendo, i suoi carnefici si giocavano a dadi le sue vesti, che erano l’unica proprietà che avesse in terra. Quando morì venne deposto in un sepolcro messo a disposizione da un amico mosso a pietà.

Due giorni dopo, quel sepolcro era vuoto.

Sono trascorsi venti secoli e oggi Egli è la figura centrale nella storia dell’umanità. Neppure gli eserciti che hanno marciato, le flotte che sono salpate, i parlamenti che si sono riuniti, i re che hanno regnato, i pensatori e gli scienziati messi tutti assieme, hanno cambiato la vita dell’uomo sulla terra quanto quest’unica vita nascosta.

Ognuno di noi è capace di vederlo da sé: il destino di Gesù di Nazareth è qualcosa che va al di là di ogni sforzo di immaginazione.

Le risposte insostenibili

Effettivamente, questa domanda «Ma voi, chi dite che io sia?» (Mt 16,15), che di primo acchito sembra semplice e inoffensiva, pone in realtà un problema di una logica implacabile, perché le possibili risposte sono molto poche e possediamo sufficienti informazioni per escluderle quasi tutte.

Ecco le risposte che sono state date nel corso della storia e che sono del resto, logicamente, le uniche risposte possibili alla domanda: «Chi può essere Gesù?» (le hanno provate tutte!):

Gesù non è mai esistito, è un mito creato più tardi. La realtà storica di Gesù è ben documentata e tranquillamente accertata da testimonianze storiche ed archeologiche.

Era solo un grande saggio, un personaggio tutto sommato tranquillo e profondamente umano, è la scelta facile dei mediocri e delle persone superficiali. Lo scrittore C.S. Lewis afferma con molta chiarezza: «Dovete fare una scelta. O quest’uomo era, ed è, il Figlio di Dio oppure era un folle, o ancora peggio. Possiamo allora gettarci ai suoi piedi e chiamarlo Signore e Dio, oppure metterlo a tacere perché pensiamo sia un pazzo o ucciderlo; ma vi prego, non tiriamo fuori assurdità compiacenti che si tratti solamente di un grande maestro di morale. Questa opzione non ci è stata concessa».

Era un fanatico visionario. In realtà nessuno, neanche i suoi nemici e i grandi accusatori al suo processo, lo descrivono così.

Era un impostore che ha fallito. Un’accusa più insensata che inutile. Ma è antica. Riassumiamo i suoi punti principali: approfittando dell’attesa febbrile del Messia, un astuto intrigante, dopo aver appreso l’arte della magia in Egitto, dichiara di essere lui il Messia tanto atteso. Questo personaggio seduce le folle con dei miracoli e cerca di trascinarle in una rivolta allo scopo di prendere il potere, ma l’iniziativa risulta sufficientemente pericolosa da far paura alle autorità. L’impostore viene quindi arrestato, condannato, giustiziato e sepolto. I suoi discepoli, che si erano dispersi al momento della sua morte, si riuniscono in segreto e nel giro di poche ore decidono di improvvisare un seguito rocambolesco a questa avventura. Rubano il corpo di Gesù, lo seppelliscono in un luogo segreto e, mostrando la tomba vuota, mettono in scena un clamoroso imbroglio proclamando che è risorto dai morti.

Perché, a quel punto, i grandi sacerdoti non hanno fatto cercare il corpo di Gesù? Sarebbe stato semplice! Smascherare, prove alla mano, questo imbroglio assurdo della resurrezione inventato dai seguaci di Gesù, offriva loro un’occasione ideale per metterli a tacere una volta per tutte! Avevano la possibilità, semplicemente ritrovando il corpo, di porre fine a questa messinscena inverosimile e pericolosa. Invece no, ufficialmente non viene istituita nessuna indagine!

Vogliamo davvero credere che questo manipolo di discepoli impauriti abbia potuto accordarsi in poche ore per mettere in piedi il più grande inganno della storia? Far passare colui che alla fine si era rivelato soltanto un impostore, un comune mortale, per il Dio sceso in terra, rubandone il corpo, risotterrandolo e proclamando poi la sua Resurrezione!

Quale sarebbe, poi, stato lo scopo di questa rocambolesca messinscena? Perché partire per andare in capo al mondo, ciascuno da solo, presumibilmente senza moglie, senza figli, senza denaro, per raccontare la storia di un Messia resuscitato a dei pagani che ignoravano persino il termine, per non dire il significato del concetto di Messia?

Era un profeta. A causa delle critiche violente che ha dovuto subire e alla morte in croce, Gesù potrebbe dunque rientrare a pieno titolo in questa lunga lista di profeti. Le sue esortazioni alla conversione hanno anch’esse un tenore profetico. Anche i musulmani, d’altra parte, attualmente circa 1,5 miliardi di persone, pensano che Gesù sia stato un profeta, come riferito dal Corano.

Questa tesi si scontra tuttavia, inevitabilmente, con delle inverosimiglianze insormontabili.

Innanzitutto, un profeta che per sua natura conosce il futuro non si sarebbe circondato di una banda di imbroglioni e criminali, che lo avrebbe un giorno dissotterrato e sepolto altrove per poi farlo passare per il Dio fatto uomo.

Infine un profeta, non essendo Dio, non può di certo essere resuscitato. Di conseguenza, vale anche in questo caso tutto ciò che abbiamo detto sull’inverosimiglianza dell’operazione messa in scena dai discepoli, con la sparizione del corpo, la falsa resurrezione e tutto ciò che ne consegue.

È il Messia e un uomo straordinario, ma soltanto un uomo. La tesi secondo la quale «Gesù è il Messia, ma è solamente un uomo», dopo la sua morte diventa assolutamente insostenibile, perché per definizione il Messia è un re destinato da Dio a regnare su Israele. Ma, con grande delusione di coloro che speravano che il Cristo avrebbe ricostruito la potenza temporale di Israele, Gesù muore sulla croce, abbandonato da tutti. Se lo si considera un Messia, non può quindi essere un Messia solamente umano.

L’unica possibilità: Gesù è Dio fatto uomo

Una volta raccolta la sfida, tutto inizia a farsi più chiaro, e i dubbi e le contraddizioni scompaiono.

Per cominciare, questa tesi rende chiaro il senso delle parole che in precedenza erano sembrate sconcertanti o persino sconvolgenti.

Se Gesù è il Figlio di Dio, in effetti, allora lo è da sempre e può ben dire:

«Prima che Abramo fosse, Io sono» (Gv 8,58).

«Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno» (Mt 24,35).

La divinità di Gesù lo rende onnipotente, anche sulla morte e sul peccato, e giustifica le parole:

«Ti sono perdonati i peccati» (Mt 9,5).

«Io sono la risurrezione e la vita» (Gv 11,25).

«A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra» (Mt 28,18)

Per mezzo dell’Eucarestia può infine donare il suo corpo come cibo, sotto forma di pane consacrato:

«Io sono il pane disceso dal cielo» (Gv 6,41).

Da parte di chiunque altro, queste parole sarebbero state il segno di un orgoglio smisurato, di una presunzione scandalosa, di un pericoloso delirio di onnipotenza. Ma nella bocca del Figlio di Dio, del Messia, prendono un senso completamente nuovo, in una logica che va al di là delle nostre categorie abituali.

Il cambiamento radicale nel comportamento degli apostoli diventa comprensibile

Si spiega perfettamente, a questo punto, anche la metamorfosi degli apostoli: dei codardi che erano stati capaci di rinnegare Gesù e di rinchiudersi a doppia mandata nel cenacolo, si rivelano all’improvviso, come per miracolo, pieni di audacia e di forza, determinati a predicare alle folle l’annuncio della Buona Novella. Come per miracolo, effettivamente, poiché questa trasformazione è il risultato del loro incontro con Gesù risuscitato. L’hanno visto e l’hanno toccato, e ormai più niente potrà fermarli: hanno capito che la morte è solo un passaggio verso la resurrezione, e che le persecuzioni sono una testimonianza di fede necessaria, oltre che una partecipazione alle sofferenze di Cristo. Il loro atteggiamento è quindi perfettamente logico.

Il successo degli apostoli non ha un’origine esclusivamente umana

Lungi dall’accontentarsi delle parole, gli apostoli vivono la loro fede in maniera totale, una fede che è per loro più cara della vita. Blaise Pascal scrive: «Credo ai testimoni che si fanno uccidere». È l’argomento ultimo, quello che ha convinto le masse agli inizi del cristianesimo. Così, la sorte dei cristiani perseguitati sotto Nerone non ha interrotto il flusso delle conversioni. Al contrario, la testimonianza dei martiri è stata più forte delle persecuzioni.

Così, quest’ultima ipotesi rappresenta decisamente l’unica risposta possibile alla domanda «Chi è Gesù di Nazareth?».

Ora tocca a noi rispondere

Una piccola storia può aiutarci a comprendere quello che dobbiamo fare.

Un potente sovrano viaggiava nel deserto seguito da una lunga carovana che trasportava il suo favoloso tesoro d’oro e pietre preziose.

A metà del cammino, sfinito dall’infuocato riverbero della sabbia, un cammello della carovana crollò boccheggiante e non si rialzò più.

Il forziere che trasportava rotolò per i fianchi della duna, si sfasciò e sparse tutto il suo contenuto, perle e pietre preziose, nella sabbia.

Il principe non voleva rallentare la marcia, anche perché non aveva altri forzieri e i cammelli erano già sovraccarichi. Con un gesto tra il dispiaciuto e il generoso, invitò i suoi paggi e i suoi scudieri a tenersi le pietre preziose che riuscivano a raccogliere e portare con sé.

Mentre i giovani si buttavano avidamente sul ricco bottino e frugavano affannosamente nella sabbia, il principe continuò il suo viaggio nel deserto.

Si accorse però che qualcuno continuava a camminare dietro di lui. Si voltò e vide che era uno dei suoi paggi, che lo seguiva ansimante e sudato.

«E tu» gli chiese il principe, «non ti sei fermato a raccogliere niente?».

Il giovane diede una risposta piena di dignità e di fierezza: «Io seguo il mio re».

«Molti discepoli di Gesù si tirarono indietro e non andavano più con lui. Allora Gesù domandò ai Dodici: “Forse volete andarvene anche voi?”.
Simon Pietro gli rispose: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole che danno la vita eterna. E ora noi crediamo e sappiamo che tu sei quello che Dio ha mandato”.»

(Vangelo di Giovanni 6,66-69)

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