BS Gennaio
2024

LE CASE DI DON BOSCO

GIUSEPPE GIANOLIO

LA CROCETTA
quasi un’epopea

Ha preso il nome dal quartiere della città dove si trova e in cento anni non ha solo preparato migliaia di sacerdoti salesiani di nazionalità diverse a livello locale, ma ha sviluppato, attraverso l’Oratorio, la Chiesa esterna e il Convitto universitario, una provvidenziale e ricca opera pastorale nel mondo dei ragazzi e dei giovani.
All’inizio

I cento anni della Crocetta hanno la loro radice a Foglizzo Canavese. Infatti, essendo maturata, durante il Capitolo Generale dei Salesiani del 1901, l’idea di raccogliere i chierici salesiani in case apposite per la loro formazione sacerdotale, sorgono contemporaneamente, nel 1904, gli studentati teologici di Foglizzo Canavese, di San Gregorio di Catania, di Grand Bigard (Belgio), di Manga (Uruguay) e di Campello (Spagna).

Lo Studentato di Foglizzo, che accoglieva Salesiani in formazione da Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Slovenia e, successivamente, da Spagna, Brasile, Polonia, Ungheria, nel 1912 ottiene dalla Santa Sede il privilegio di conferire il Grado di Baccalaureato e successivamente, nel 1914, quello di Licenza.

Dopo il primo conflitto mondiale (1915-18), si inizia a pensare a una sede più capiente, a Torino. Il Beato Filippo Rinaldi, Rettor Maggiore, realizzando un progetto già sognato dal suo predecessore don Albera, trasferisce lo Studentato a Torino nel quartiere “Crocetta” in un grande stabile appositamente acquistato. Don Rinaldi, parlando agli studenti di Foglizzo, dirà: «A Torino vi ho preparato una reggia».

Era il 13 settembre del 1923 quando giunsero alla Crocetta gli studenti di Foglizzo. Alcuni giorni dopo (15 settembre) si tennero gli Esercizi spirituali, al termine dei quali il cardinal Cagliero ordinava undici nuovi sacerdoti.

In un caseggiato a parte: ma compreso nell’Istituto, alloggiò fin dall’inizio una comunità di Figlie di Maria Ausiliatrice, coadiuvate da alcune donne e ragazze per i servizi di cucina, lavanderia, guardaroba, laboratorio.

Il 6 maggio 1924, don Filippo Rinaldi venne a benedire il bel busto in marmo di don Bosco, attualmente collocato al centro dell’ingresso della casa, e la nuova cappella interna della Comunità, ancora oggi in funzione.

Pochi giorni dopo venne inaugurata la chiesa pubblica esterna, dove venivano celebrate per il pubblico due messe feriali e tre festive.

Il 7-8 dicembre 1924, ebbe inizio un piccolo oratorio quotidiano con teatro-cinema, due sale per associazioni, porticato all’aperto come sala giochi, due cortili in terra battuta a livello di via Torricelli, giostra, altalena e “scivolo” per i più piccoli. Subito iniziò la catechesi in vista della prima comunione e della cresima: una gigantesca fotografia del 1924 testimonia la presenza di ben 324 oratoriani. Nacquero i primi gruppi associativi, il Gruppo Scout TO 24, l’Azione Cattolica, il Piccolo Clero per le celebrazioni e il Gruppo delle Dame Patronesse.

Centro accademico

Nel 1931 il Rettor Maggiore don Pietro Ricaldone si attivò per promuovere l’adeguamento dei programmi di studio teologici alle nuove indicazioni Pontificie, mirando nello stesso tempo a ottenere l’erezione canonica di una Pontificia Facoltà Teologica.

Don Ricaldone ne parlò, in udienza, con Pio XI, il quale rispose: «Voi mi chiedete una cosa difficile assai, che abbiamo già negata a molti» ma poi, atteggiando il suo volto a bontà veramente paterna, aggiunse subito: «Ebbene, in vista delle motivazioni addotte e, in modo particolare, dello sviluppo provvidenziale della Società Salesiana, non voglio negarvi ciò che chiedete».

La seconda guerra “mondiale”

Scoppiato il secondo conflitto mondiale, nel 1940 iniziano i primi bombardamenti su Torino, la principale città industriale d’Italia. Le incursioni aeree degli Alleati si intensificheranno negli anni seguenti. A causa dei bombardamenti si stima che, in città, l’8% delle abitazioni sia andato distrutto e il 30% gravemente danneggiato. I morti furono oltre 2000 e i feriti 2500.

Il 18 novembre 1942, durante un violento attacco aereo su Torino, venne seriamente danneggiata l’ala dell’istituto prospiciente via Cassini. In tale occasione si offrì ospitalità nel rifugio sotterraneo della Comunità alle famiglie vicine, cui era stata distrutta la casa.

Maturò allora nei Superiori Maggiori la decisione di trasferire la Comunità dei docenti e degli studenti nella casa salesiana di Bagnolo Piemonte, lontana dalla città, verso la quale si effettuò, nei giorni seguenti, il trasloco. A custodire l’opera della Crocetta rimase il salesiano sloveno don Giovanni Gorkic. Il trasferimento della comunità a Bagnolo fu quanto mai opportuno: infatti, il 30 novembre un ulteriore attacco su Torino danneggiò ancora più gravemente l’Istituto. In tale frangente, anche la Facoltà di Filosofia e l’Istituto di Pedagogia, con sede al Rebaudengo, si trasferirono nella casa di Montalenghe. In tutte queste operazioni il Rettor Maggiore, don Pietro Ricaldone, fu assiduamente presente con il suo incoraggiamento e il suo aiuto. Un’altra incursione aerea danneggiò ulteriormente la casa il 4 giugno del 1944.

Il dopoguerra

Gli anni seguenti furono caratterizzati da una progressiva e maggior regolarità della vita comunitaria e degli studi, dalla partecipazione alla vita della Chiesa di Torino e anche dall’attenzione alla situazione politico-sociale italiana. Da ricordare le delicate elezioni politiche del 1948, che videro l’impegno di professori e studenti per la vittoria del partito della Democrazia Cristiana sull’allora temuta coalizione social-comunista.

Nella vita dell’Oratorio, festivo e quotidiano, animato da don Pietro Rota fin da studente (anno 1950), e che ne divenne “Incaricato” dal 1955 al 1983, rimanendo peraltro presente fino al 1999 (anno della sua morte), si andava facendo sempre più frequente la presenza animatrice di alcuni docenti e studenti. È un periodo maturo di un percorso fiorito negli anni. Consistente, per numero e solida struttura, era il glorioso Gruppo Scout, sorto fin dagli inizi nell’Oratorio. All’Oratorio il Gruppo Scout prese il nome di TO 24 (dalla data del suo inizio, appunto nel 1924). Il Gruppo fu sempre accompagnato da capi laici bravi e intraprendenti e da Assistenti ecclesiastici che ne garantivano la dimensione spirituale.

Ci si avvicinava, intanto, alla realizzazione del trasferimento a Roma della Facoltà di Teologia, secondo un’intenzione già espressa dal Rettor Maggiore don Ziggiotti nel 1954 e realizzata, sotto il Rettorato di don Luigi Ricceri, al termine dell’anno scolastico 1964-65, con il passaggio di docenti e studenti nell’ormai pronta casa romana.

Ma la Crocetta non scomparve!

I Superiori della Congregazione optarono per una continuità dell’opera decidendo il trasferimento a Torino-Crocetta dello Studentato teologico di Bollengo (Ivrea) ormai inadeguato e periferico.

Oggi

Si apre, a questo punto, un altro significativo periodo di storia per la Crocetta, quello che giunge fino a noi, anch’esso ricco di avvenimenti: la Chiesa universale e quella particolare in cui viviamo, la Comunità dei confratelli “stabili” e degli studenti di teologia con l’attività della Facoltà, il Convitto universitario, la Chiesa esterna di Maria Ausiliatrice e l’Oratorio.

La Comunità, come nella propria tradizione, curerà sempre un rapporto cordiale con i Pastori della Diocesi e vivrà, con partecipazione, i momenti ecclesiali più significativi attraverso la presenza a diverse celebrazioni.

All’eccezionalmente lungo e saggio mandato di don Luigi Testa, succederà quello del nostro attuale Direttore don Marek Chrzan, già Direttore e Ispettore in Polonia: divenne Superiore della Regione Europa-Nord e, in seguito, Direttore della Comunità Gesù Maestro dell’ups.

La Comunità, così accompagnata nel suo cammino, sperimenterà una progressiva diminuzione degli studenti di teologia salesiani, la quale si inserisce nella tendenza più generalizzata che, già da tempo, tocca tutta la Chiesa in Europa, soprattutto nel suo versante occidentale.

Un rapporto cordiale si è andato progressivamente creando anche con la Facoltà teologica della Diocesi, in accordo con la quale viene organizzata annualmente la cosiddetta Giornata Interfacoltà che si tiene, alternativamente, presso di noi e nella sede diocesana di via XX Settembre, con relatori di qualità, temi scelti per tali giornate che saranno, nel periodo di cui si parla, numerosi e interessanti.

Anche il Convitto Universitario ha continuato il suo prezioso servizio dal mese di ottobre fino a luglio, permettendo di offrire ospitalità a un numero maggiore di studenti: arriverà a sfiorare le 100 unità, in proporzione alla diminuzione dei chierici salesiani.

La Chiesa esterna di via Piazzi ha continuato il suo servizio di celebrazioni e così l’Oratorio. Spesso si scrive che l’Oratorio è come un ponte tra la Chiesa e la strada. Così è sempre stato anche per l’Oratorio salesiano della Crocetta e oggi, pur continuando a curare alcune delle attività tradizionali, è in atto un cambiamento che si va imponendo per adeguarsi al momento storico in cui viviamo.

Come sempre all’orizzonte si addensano nuvole e progetti nuovi. Ma la Crocetta ci è abituata e il don Bosco di marmo dell’atrio continua a sorridere sornione. Chi lo sa?    

MEMORIA GRATA

Provo a scrivere che cosa è stato per me l’Oratorio. Mi ricordo che la sensazione che ho avuto per tanti anni varcando il piccolo cancelletto di via Torricelli era di entrare “a casa”.

Mi sentivo bene, protetta e felice, conoscevo tutti e conoscevo ogni piccolo angolo di quel luogo, dalle sedi scout, alla palestra, ai bagni, alla cappella detta cripta, alla chiesa esterna, a quella interna e tutte le porte per passare da un posto all’altro. I miei genitori, un po’ all’antica, mi facevano mille domande su che cosa facevo e chi frequentavo, ma quando dicevo vado dai Salesiani, vado all’Oratorio… mi lasciavano andare e derogavano anche sull’orario di rientro serale (mai dopo mezzanotte però, come ogni cenerentola di quegli anni).

C’era tanta vita e allegria. Quando è stata inaugurata la chiesa l’ho trovata magnifica.

Accogliente e moderna con le panche disposte in modo che ci si sentiva veramente comunità, ci si poteva guardare e sorridere a distanza.

Le Messe, sia quella “degli scout” sia quella di “don Borgetti”, erano piene di giovani entusiasti che cantavano a squarciagola. Ho ricordi molto belli e la certezza che tutto questo sia servito per avvicinarmi a Dio. Quanto ho pregato davanti alla statua della Madonna che ci sporge Gesù e che è spaccata dal dolore!

Quando anni dopo, da mamma, tornavo a pregare in quella chiesa, era a lei che affidavo e affido i miei figli e le fatiche del crescerli. È all’Oratorio, negli scout, che ho conosciuto mio marito.

È nel medesimo Oratorio che i nostri 4 figli hanno fatto gli scout, dai lupetti fino a fare loro stessi i capi. Mi auguro di cuore che anche i miei nipoti possano vivere una realtà come questa che lascia traccia nel cuore per sempre.

trenooooooooo
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