I FIORETTI DI DON BOSCO
B.F.
La CHIAVE

C’era un nuovo cappellano nella chiesa di Morialdo, non lontana dai Becchi. Si chiamava don Giovanni Calosso. Era un buon prete che era rimasto impressionato dall’intelligenza di Giovanni e si era offerto di dargli delle lezioni.
Giovanni aveva ormai quattordici anni e tra una lezione e l’altra lavorava come i fratelli, ma Antonio continuava a vessarlo, lo prendeva in giro, gli strappava di mano i libri.
«È ora di farla finita con questa grammatica. Io sono diventato grande e grosso e non ho mai avuto bisogno di libri».
Quella volta, Giovanni scattò: «Anche il nostro asino non è mai andato a scuola, ed è più grosso di te!»
E poi via di corsa per evitare i pugni di Antonio, che, in ogni caso, non l’avrebbe mai raggiunto.
Per Giovanni le lezioni di don Calosso furono una rivelazione.
«Provai per la prima volta la sicurezza di avere una guida, un amico dell’anima. Mi incoraggiò ad andare con frequenza alla Confessione e alla Comunione. Mi insegnò a fare ogni giorno una piccola meditazione o una lettura spirituale. In quel tempo ho cominciato a provare la gioia di avere una vita spirituale. Fino allora avevo vissuto molto materialmente, quasi come una macchina che fa una cosa ma non sa perché».
Furono sette magnifici mesi. «Avevo una gioia che nessuno può immaginare. Volevo bene a don Calosso come a un papà. Negli studi, facevo più progressi con lui in un giorno che a casa in una settimana. Più volte mi disse: “Non preoccuparti per l’avvenire. Finché vivrò non ti lascerò mancare niente. E se morirò, penserò io stesso al tuo futuro”. Tutto andava molto bene. Ero pienamente felice».
All’improvviso tutto finì.
Don Calosso venne colpito da un ictus. Giovanni corse da lui. Il vecchio prete non poteva più parlare. Con la mano tremante tese al giovane allievo la chiave del suo scrigno e gli fece segno di non darla a nessuno. Morì due giorni dopo.
Gli eredi arrivarono. Lo scrigno conteneva seimila lire. Giovanni lo sapeva. Don Calosso le aveva messe da parte perché lui potesse portare a termine gli studi.
Giovanni consegnò la chiave e «tutto il resto». Sono le sue precise parole.
«Tutto il resto» diventerà il suo motto (in latino naturalmente), ma in quel momento «tutto il resto» erano le sue speranze, il suo futuro.
Attraverso il velo delle lacrime, si fermò a guardare l’orizzonte dentato delle montagne e la magica piramide del Monviso. Ancora una volta strinse i pugni. Non era quello il suo orizzonte. Più in là. «So che devo andare più in là».
«In quel tempo feci un altro sogno. Vidi una persona che mi sgridò severamente, perché avevo messo la mia speranza più negli uomini che nella bontà di Dio, nostro Padre».
In fondo al cuore sapeva che erano in due a non abbandonarlo. La Signora del sogno e la mamma.


















