I FIORETTI DI DON BOSCO
B.F.
La berretta SCACCIASCRUPOLI
Michele Unia era un contadino robusto e deciso. A ventisette anni, nella festa di S. Giuseppe del 1877 venne da don Bosco e lo pregò di accettarlo, perché voleva farsi prete. Don Bosco lo accettò. Veramente la sua intenzione non era di farsi Salesiano; ma dovette fare i conti con don Bosco. Tornato all’Oratorio il primo agosto, fu mandato a Lanzo a intraprendere gli studi. Lassù un giorno, interrogato da don Bosco su che cosa pensasse di fare dopo il ginnasio: «Andare al mio paese» rispose con tono risoluto. «Non ti piacerebbe fermarti con don Bosco?» «Io ho sempre avuto in mira di essere prete a Roccaforte, il mio paese». «Ma se il Signore ti volesse per un campo più vasto?»
«Se il Signore mi dimostrasse che questa è la sua volontà…»
«Se Dio mi rivelasse il tuo interno e io te lo dicessi qui a te, avresti in ciò un segno che egli ti vuole con me?»
Unia che non aveva mai inteso un linguaggio simile, non sapeva se dovesse prendere sul serio o per burla quelle parole. Ma don Bosco stava là in attesa di una risposta. «Va bene, mi dica quello che vede nella mia coscienza». Don Bosco cominciò a dirgli tutto il suo passato con tanta esattezza e precisione, che Unia sulle prime credette di sognare: numero, specie, malizia, tutto veniva fuori. Commosso, Michele biascicò: «Ma, caro don Bosco, come ha fatto Lei a sapere tutte queste miserie?». Don Bosco continuò: «So ben altro ancora. Tu avevi undici anni quando, una domenica nel coro della tua chiesa durante i vespri, hai infilato una susina nella bocca aperta del tuo vicino che dormiva. Il poveretto, sentendosi soffocare, balzò in piedi e si mise a correre di qua e di là, implorando aiuto. Ma per questo peccato non occorre altro: tuo cugino prete ti diede subito la penitenza con una mezza dozzina di scapaccioni».
Sbalordito, Michele Unia entrò nel seminario per diventare prete salesiano.
Ma prima dell’ordinazione sacerdotale decise di abbandonare tutto e tornò da don Bosco. Il buon Padre lo guardava in silenzio e sorrideva: «Dunque non vorresti più andare avanti?». «No, ho la testa rotta e mi voglio fermare come sono». «Lasceresti dunque don Bosco? Proprio tu?» «Sì, io».
«Ebbene, giacché dici che hai la testa rotta, io te la accomodo subito. Prendi la mia». Don Bosco si tolse la sua berretta dalla testa e la pose su quella di Unia: «Ora va dove io ti mando!» Gli ingiunse. «Anche in capo al mondo?» «Anche in capo al mondo!»
Paure, dubbi, pensiero di lasciare tutto si dileguarono sotto quella magica berretta. Michele Unia uscì senza restituirla e la portò sempre con sé. Oggi è una preziosa reliquia.
Don Unia andò davvero in capo al mondo. Partì per la Colombia, arrivò ad Agua de Dios, una località sperduta nella campagna. Qui fondò il lebbrosario che sarà proseguito dal beato Luigi Variara. Tutto il mondo lo considerò il secondo grande apostolo dei lebbrosi dopo padre Damiano.


















