BS Dicembre
2021

L'INVITATO

O. Pori Mecoi

Jean Paul Salesiano in Burundi

Il paese “delle mille colline”e dei “tamburi sacri”.

In Burundi i Figli di Don Bosco sono presenti dal 1970. In questi anni hanno accompagnato sempre da vicino i giovani e tutta la popolazione, anche nei momenti più bui, come durante la fase della guerra civile. Attualmente guardano con speranza al futuro, come testimonia don Jean Paul Ndayikengurutse, salesiano burundese di 45 anni, il cui cognome nella lingua locale significa “ringrazio Dio”.

Sono padre Ndayikengurutse Jean Paul. Originario del Burundi. Sono il primogenito di una famiglia di otto figli: tre maschi e cinque femmine. Senza padre dal 1998.

Sono un salesiano di don Bosco, dell’Ispettoria Salesiana dell’Africa dei Grandi Laghi (agl Rwanda-Burundi-Uganda).

Fin dalla mia infanzia, sono cresciuto ed evoluto nei gruppi giovanili (movimenti giovanili cattolici) e come chierichetto. Ho sempre avuto il desiderio di diventare un giorno prete. Alla fine dei miei studi secondari, ho avuto la possibilità di incontrare un salesiano che si occupava di promozione vocazionale. Quando ci ha parlato della storia e della vita di don Bosco, sono stato subito molto interessato. Ho cambiato l’idea di diventare sacerdote diocesano. Quando ho espresso il mio desiderio di entrare nella Congregazione Salesiana, ho ricevuto una risposta positiva.

Dopo quasi 19 anni dalla mia prima professione religiosa, ho fatto una buona esperienza salesiana, soprattutto nel vivere tra i giovani poveri.

Direi che ciò che è stato significativo è stata l’esperienza pastorale in parrocchia come parroco. È stato un momento eccezionale per me, coronato da momenti di gioia e di dolore, in comunione con i fedeli e i giovani in particolare. Era un’opportunità per condividere con i cristiani le loro esperienze quotidiane.

I giovani del Burundi

Date le crisi politiche che il Burundi ha vissuto, i giovani diventano più vittime fisicamente, moralmente e psicologicamente. Ci sono orfani, abbandoni scolastici, esodi rurali, fughe nei paesi vicini, giovani che si drogano, vita di strada ecc. Nonostante ciò, un gran numero di loro mantiene la speranza in Dio. Per questo motivo, la loro presenza nella vita della Chiesa rimane notevole e importante. Anche la loro presenza merita una buona cura e attenzione.

Hanno ancora questa immagine della Chiesa-Famiglia all’interno della quale possono ancora sentirsi uniti, esprimersi, sentirsi fratelli e sorelle (aiutati in tutto questo dai loro pastori). Hanno ancora fiducia nei pastori della Chiesa e sono pronti a dare se stessi per l’edificazione della Chiesa.

Attualmente in Burundi abbiamo quattro presenze salesiane.

1) La Comunità Salesiana di ngozi, nella Diocesi di Ngozi: lì abbiamo un grande Liceo dove sono accolti giovani da tutto il paese (ragazze e ragazzi). È tra i maggiori del Paese, educa ogni anno 900 tra ragazzi e ragazze. Non è facile offrire qualità, ma il governo eroga contributi che permettono di dare lo stipendio ai docenti: metà lo pagano i salesiani, l’altra metà le casse pubbliche. Durante le vacanze c’è un oratorio che accoglie un buon numero di giovani dei villaggi circostanti e della città. C’è una cappella pubblica che serve i fedeli dei dintorni della scuola e una parte della città di Ngozi.

2) La Comunità di rukago, sempre nella Diocesi di Ngozi: qui abbiamo una grande Parrocchia con una popolazione di oltre 66 000 persone. C’è anche un centro professionale. Un centro che accoglie giovani poveri, ragazze e ragazzi, con un numero di 250 giovani ogni anno. Seguono varie sezioni come la carpenteria, la saldatura, la meccanica automobilistica, la muratura.

C’è anche un oratorio dove si organizzano varie attività: attività sportive, attività culturali, campi da gioco nei fine settimana e durante le vacanze, attività di formazione giovanile.

3) La comunità di buterere nell’arcidiocesi di Bujumbura: qui abbiamo un santuario mariano, una parrocchia situata in una zona/quartiere popolare, un centro professionale, una scuola secondaria, un oratorio che accoglie giovani di tutte le categorie e di tutte le età. Varie attività sono organizzate quotidianamente e soprattutto durante le vacanze, un servizio ai bambini di strada.

4) Una nuova comunità allo stadio embrionale in una località chiamata kagwema, nella diocesi di Bubanza.

Tutte e quattro le opere sono notevoli perché ognuna è nel suo ambiente e contesto. Tuttavia, tutti loro condividono le stesse sfide per raggiungere i bisognosi.

Per le scuole, le maggiori sfide sono, per esempio, quelle dei giovani che non possono permettersi le tasse scolastiche a causa della situazione finanziaria delle loro famiglie. La sfida di poter accompagnare gli alunni che finiscono le nostre scuole affinché una volta arrivati nel mondo reale possano iniziare un’attività generatrice di reddito per la loro sopravvivenza. Per i centri di formazione professionale, la sfida maggiore è quella di riuscire a trovare insegnanti qualificati e di poterli pagare, perché il governo non è ancora in grado di mettere a disposizione insegnanti in questo settore. Oltre a questo, ci sono le grandi sfide di poter fornire materiale per le sessioni pratiche al fine di rafforzare la formazione professionale dei nostri giovani.

Per quanto riguarda le parrocchie, una delle sfide è che abbiamo fedeli ma non abbiamo chiese adeguate alla celebrazione delle messe (durante la stagione delle piogge è quasi impossibile).

C’è poi il servizio ai ragazzi di strada, che non si configura come accoglienza nelle strutture ma come incontro e accompagnamento per un ritorno nelle famiglie di origine. Questi ragazzi lasciano le case per fame o per la separazione dei genitori; gli operatori intervengono nell’emergenza e poi ricostruiscono la rete delle relazioni perché ogni bambino o ragazzo possa tornare a far parte del nucleo famigliare attraverso il sostegno ad esso.

C’è differenza fra quanto possiamo fare nelle grandi città o nei villaggi, ma la linea ispiratrice è quella di incontrare regolarmente i ragazzi per realizzare il loro ritorno a casa.

Dopo decenni di immobilismo, il Paese sembra aver abbandonato la precedente politica di autarchia – che portava il Paese a rifiutare qualsiasi aiuto da parte di organizzazioni e investitori stranieri – per provare a mettere in moto lo sviluppo, in maniera analoga a quanto sta avvenendo nei vicini Rwanda e Uganda.

“Ora ci sono scambi, la situazione migliora anche da noi” spiega don Ndayikengurutse, che sottolinea anche il fatto che la migrazione dei Burundesi verso l’Europa è un fenomeno irrilevante a differenza che dagli altri Paesi di quella parte d’Africa. Ci sono le possibilità di vivere a un livello dignitoso. Il terreno fertile consente una buona agricoltura.

Nonostante alcune sfide, la Congregazione Salesiana in Burundi ha un futuro prospero. Molti giovani sono interessati ad unirsi alla Congregazione e le nostre opere fioriscono mentre la storia si svolge.

Ho il sogno di vedere il carisma di don Bosco presente in più diocesi del Burundi. Vedo anche un giorno in cui le opere salesiane in Burundi avranno una pastorale più riconosciuta e diffusa con lo spirito di don Bosco. Perché nei giorni a venire, le vocazioni aumenteranno.       

CONOSCERE IL BURUNDI

Il Burundi è uno stato africano circondato dal Rwanda, dalla Repubblica Democratica del Congo e dalla Tanzania. Situato nella regione dei Grandi Laghi, il Burundi dopo la colonizzazione tedesca e belga ha conquistato l’indipendenza nel 1962.

La storia del paese è, come molti altri stati africani, insanguinata da colpi di stato e guerre. La più sanguinosa fu quella ricordata con il nome di ikiza, un vero e proprio genocidio etnico che causò un numero di vittime compreso tra le 400 000 e le 500 000. Una storia che accomuna questo stato a molti altri stati della regione; un destino sanguinoso da cui l’occidente non si può certo dire estraneo. Colonialismo prima, interessi economici poi hanno spesso portato gli stati occidentali a chiudere colpevolmente gli occhi su quanto andava accadendo, quando non alimentavano, in prima persona, guerre interne e fratricide. Ma il Burundi è anche conosciuto come il paese “delle mille colline” e dei “tamburi sacri”; un paese dalla bellezza rigogliosa e suggestiva.

Come molti paesi dell’Africa, anche il Burundi è un paese di contraddizioni: la povertà estrema della maggioranza della popolazione contrapposta alla ricchezza straordinaria di pochi privilegiati; il ceto medio è quasi inesistente. L’economia del paese si basa quasi esclusivamente sull’agricoltura: tè e caffè sono le culture pregiate destinate all’esportazione, mentre riso, canna da zucchero, cereali, legumi e ortaggi sono destinati al consumo locale. Esistono poche industrie, per lo più concentrate nella capitale, e qualche impresa mineraria nelle zone di frontiera con la Tanzania.

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