BS Giugno
2026

ANNIVERSARI

Ans

Intervista al RETTOR MAGGIORE

Nel primo anniversario della sua elezione.

In occasione del primo anniversario della sua elezione a Rettor Maggiore, ans è lieta di proporre questa intervista speciale a don Fabio Attard. In questa significativa tappa del suo servizio alla Congregazione, l’XI Successore di don Bosco ripercorre il cammino dell’ultimo anno, segnato da sfide, grazie ricevute e momenti particolarmente significativi. Condivide riflessioni sulla centralità di Cristo, sulla forza e l’attualità dell’identità salesiana, sulla dimensione missionaria della Congregazione, sulle sfide che i giovani affrontano oggi e sulle prospettive del cammino in un mondo in rapido cambiamento. Con gratitudine e speranza, questa conversazione offre uno sguardo sul cuore del suo ministero di guida e sulla visione che orienta il futuro della missione salesiana.

Don Fabio, è passato un anno dalla sua elezione a Rettore Maggiore. Come descriverebbe questo primo anno del suo mandato?

Lo descriverei come un anno di scoperta – la scoperta di una realtà che è al tempo stesso varia e complessa. Eppure, una cosa che continuo a confermare dentro di me, avendo già fatto parte del Consiglio in precedenza, è il filo conduttore del Carisma Salesiano.

Continuo a vedere come don Bosco sia veramente vivo e presente nei diversi contesti della Congregazione. In ogni contesto, c’è significato nel modo in cui i Salesiani vivono il loro carisma. Per me, quest’anno è stato una conferma, su scala molto più ampia, di ciò che già sapevo prima di essere eletto Rettore Maggiore.

Ci sono stati molti momenti ed eventi importanti per lei quest’anno. Quali sono stati i momenti più memorabili?

Due momenti memorabili affiorano molto chiaramente nella mia mente e nel mio cuore.

Il primo è la celebrazione del 150° anniversario della Prima Spedizione Missionaria. Attraverso quelle celebrazioni commemorative, ho avuto l’opportunità di approfondire la mia comprensione di ciò che accadde in quel periodo, e poi di rivivere quelle esperienze sia a Torino sia a Genova. Lì ho riscoperto la grandezza di don Bosco – un uomo di fede che ha osato guardare il mondo con una visione missionaria.

Il secondo momento è stato la nostra visita come Consiglio Generale a papa Leone XIV. Abbiamo avuto l’opportunità di incontrare insieme il Santo Padre. In un certo senso, ci siamo immaginati come don Bosco e i suoi consiglieri che incontravano il Papa. Ci è sembrato davvero come un padre che incontra i propri figli e ci benedice. Questi sono stati due momenti molto intensi e significativi per me.

Ha la sensazione che alcuni dei suoi sogni stiano già cominciando a prendere forma? È soddisfatto?

Direi che non dipende tanto dai sogni. Dipende più dalle priorità che il Capitolo Generale ci ha dato. I miei sogni sono proprio quelli di realizzare pienamente quelle priorità del Capitolo Generale.

Possiamo esprimerle in quattro aree principali:

Primo, rafforzare la centralità di Cristo nella nostra vita quotidiana.

Secondo, sviluppare una proposta pastorale aggiornata e realizzata con professionalità.

Terzo, affrontare le sfide pastorali poste dall’Intelligenza Artificiale.

E quarto, rafforzare la formazione salesiana come opportunità per approfondire la nostra identità carismatica. Quindi la mia soddisfazione deriva dal vedere come stiamo gradualmente andando avanti in queste direzioni.

Ha incontrato il Santo Padre, papa Leone XIV, diverse volte quest’anno. Quale messaggio da parte sua l’ha colpito di più?

Due messaggi del Santo Padre mi hanno toccato profondamente.

In primo luogo, ci ha incoraggiato a essere profetici e coraggiosi nell’annunciare il Vangelo ai giovani in un contesto globalizzato in cui il vocabolario sta cambiando, le immagini stanno cambiando, la cultura sta cambiando e le situazioni sociali sono in continua evoluzione. Ci ha esortato a vivere all’interno di questo contesto e a permettere che il messaggio evangelico vi si integri.

Il secondo messaggio è stato il suo incoraggiamento a continuare a rafforzare la nostra presenza missionaria in luoghi difficili. Ci ha detto: avete la forza, avete l’esperienza, avete le risorse per essere presenti nelle situazioni più pericolose e impegnative. Lo state già facendo – continuate a farlo, e anche di più. Quell’incoraggiamento è stato molto forte e rassicurante.

Ha visitato diverse Regioni della Congregazione. Può riassumere la sua impressione in tre parole?

È una domanda difficile. Le tre parole che riassumono la mia impressione sono: Viva, Impegnata e Proattiva.

La Congregazione Salesiana è molto viva – in diverse regioni e in modi diversi, perché affronta sfide diverse. In secondo luogo, vedo che la Congregazione è molto impegnata nel cercare di essere il più possibile significativa per i giovani, specialmente i poveri. In terzo luogo, vedo che la Congregazione è proattiva nel rispondere alle esigenze nuove ed emergenti in diverse parti del mondo – nella sua crescente attenzione per i poveri, i più abbandonati, i rifugiati e il lavoro di animazione sociale.

Quali preoccupazioni o sfide sente più frequentemente dai confratelli?

La prima preoccupazione è crescere ancora di più nella nostra identità – la nostra identità di credenti e di Salesiani di Don Bosco. Questo era già un tema forte durante il Capitolo Generale, e continua ad emergere chiaramente negli incontri. In questo mondo globalizzato, dobbiamo assicurarci che la nostra identità non sia indebolita dalle nostre attività. Vedo questa preoccupazione come qualcosa di molto positivo.

La seconda preoccupazione riguarda le risorse. Più siamo impegnati con i giovani, più incontriamo i loro bisogni e le loro sfide. A volte, sia le risorse umane sia quelle materiali non sono sufficienti. Da un lato, questo evidenzia la necessità di crescere nell’identità. Dall’altro, mostra la necessità di rispondere in modo creativo alle opportunità. Anche se le vediamo come sfide, esse indicano un atteggiamento positivo verso la nostra missione.

Lei ha una sensibilità particolare verso le Ispettorie e i confratelli che vivono in situazioni di guerra e difficoltà. Come si mantiene in contatto con loro e come li sostiene?

A livello mondiale, stiamo assistendo a ciò che i commentatori politici – e persino papa Francesco – hanno descritto come una terza guerra mondiale frammentata. In molti luoghi, i nostri Salesiani operano in mezzo a conflitti, guerre civili, situazioni di guerriglia e gravi problemi sociali.

Rimango in contatto con loro attraverso tutti i mezzi di comunicazione disponibili. Cerco di parlare direttamente con chi è sul campo. Apprezzano molto questa vicinanza. Mi assicuro inoltre che le loro situazioni siano rese note in tutta la Congregazione.

Ad esempio, durante i nostri incontri con papa Leo­ne, ho tenuto a portargli direttamente le loro storie. Ha mostrato vero interesse e incoraggiamento riguardo a queste situazioni.

Ciò che mi colpisce di più è la loro determinazione a restare. Nonostante le difficoltà, non esprimono il desiderio di andarsene. La loro testimonianza e dedizione sono davvero un onore per le persone che servono e un incoraggiamento per tutti noi.

Quali realtà dei giovani l’hanno colpita di più durante le sue visite?

In America, Asia ed Europa, ho riscontrato una profonda sete di significato tra i giovani.

Quando li si incontra in momenti di vero dialogo – non solo nei momenti di festa e di canto, che sono importanti – ma quando li si ascolta veramente, si scopre il loro desiderio di spazi di relazione e di appartenenza. Vogliono sentirsi ascoltati.

Le domande che emergono dai loro cuori rivelano un desiderio di comunità e di significato. Sì, c’è una sete di spiritualità nel senso più ampio del termine. Quando vengono offerti loro momenti di silenzio, riflessione e contemplazione, rispondono positivamente – specialmente coloro che fanno già parte delle nostre case e delle nostre esperienze.

Uno dei suoi sogni è aiutare i confratelli a conoscere e amare di più don Bosco. Quali sono i suoi progetti?

Questo desiderio nasce direttamente dalla preoccupazione per l’identità espressa nel Capitolo Generale.

Abbiamo già molte preziose esperienze di formazione in America Latina, Africa, Asia ed Europa. Guardando ai loro frutti, vediamo che devono essere rafforzate e consolidate.

Recentemente abbiamo deciso di istituire un Centro di Alta Formazione Salesiana a Colle Don Bosco. Non si tratta di creare qualcosa di completamente nuovo, ma di coordinare i corsi esistenti che stanno già apportando benefici a molti – nella Pastorale Giovanile, nella direzione spirituale e nella leadership salesiana.

Molti laici oggi appartengono alla nostra missione non solo funzionalmente, ma anche carismaticamente. Approfondire il carisma e scoprire don Bosco in modo più profondo è un’esigenza reale che emerge dalla loro esperienza. Questo centro mira a rispondere a tale esigenza.

Il Consiglio Generale è composto da 16 membri. Come valutate il loro contributo? Seguite una strategia di leadership specifica?

Siamo sedici membri provenienti da dodici Paesi diversi. Ciò riflette la dimensione internazionale della Congregazione.

Tutti hanno una solida esperienza nella leadership e nell’animazione. La nostra strategia principale è il discernimento. Ascoltiamo attentamente le sfide nelle diverse regioni. Le interpretiamo alla luce del Capitolo Generale e di ciò che Dio ci sta dicendo oggi. Poi, insieme, in modo sinodale, prendiamo le decisioni.

Cerchiamo di far sentire tutte le voci. Nella sinfonia di voci diverse, cerchiamo di discernere dove lo Spirito Santo ci sta guidando.

Collaborate con le suore FMA e la Famiglia Salesiana. Collaborate anche con altre Congregazioni Religiose e organizzazioni globali?

Sì, con le fma la collaborazione è molto forte in molti ambiti. Ad esempio, il Movimento Giovanile Salesiano è un bellissimo spazio di collaborazione. Anche nel settore scolastico la cooperazione è molto forte. E nel percorso della Famiglia Salesiana ci sono numerosi ambiti in cui camminiamo insieme.

Per quanto riguarda le altre Congregazioni, non sempre abbiamo progetti comuni a livello organizzativo. Tuttavia, molte Congregazioni ci contattano per condividere le nostre esperienze. Recentemente, due Congregazioni ci hanno chiesto di tenere sessioni sulla leadership e di condividere le nostre migliori pratiche nella formazione e nella Pastorale Giovanile. Quindi, anche se non ci sono partnership formali, c’è un vero scambio di esperienze e di apprendimento.

Allo stesso tempo, impariamo anche dalle altre Congregazioni. Chiediamo loro cosa stanno facendo nei settori in cui siamo impegnati. Questo flusso di condivisione avviene non solo a livello centrale, ma anche a livello provinciale e nazionale.

Per quanto riguarda le organizzazioni globali, siamo presenti a Bruxelles attraverso Don Bosco International (dbi), alle Nazioni Unite attraverso Don Bosco UN e in Africa attraverso l’Unione Africana. Grazie a queste presenze, colleghiamo le realtà locali con le piattaforme internazionali.

Nel campo dell’istruzione e della formazione professionale, collaboriamo non solo con i governi locali ma anche con organizzazioni internazionali che gestiscono progetti in varie parti del mondo. Collaboriamo con loro per garantire che questi progetti raggiungano davvero i giovani e contribuiscano a plasmare il loro futuro.

… continua nel prossimo numero

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