BS Marzo
2026

LA NOSTRA FAMIGLIA

Antonio Labanca

Incredibili irresistibili
SIGNORE IN GIALLO

Incontro con Eliana Gherardi

Questo gruppo unico della Famiglia Salesiana è nato il 13 maggio 1968 a Caracas, in Venezuela, fondato da don Miguel González, salesiano.

L’Associazione delle Signore Salesiane (ADS) è un gruppo in crescita di donne laiche cattoliche, imprenditrici del Regno di Dio, impegnate a costruire un mondo nuovo secondo il Vangelo, che cerca di rispondere al progetto di Dio e ai bisogni umani.

Le Salesiane sono portatrici di un progetto apostolico diverso, di carattere imprenditoriale, con una propria identità e autonomia.

Le loro attività si concentrano su due aree fondamentali: salute e istruzione. Sviluppano programmi volti a fornire assistenza medica diretta a persone con risorse limitate, nonché formazione professionale e assistenza completa a bambini, giovani e donne.

Nella congregazione voluta da don Bosco, a fianco dei chierici sono stati previsti i laici consacrati, che fanno parte delle comunità salesiane fin dai primi passi a Valdocco e a pari titolo dei fratelli ordinati.

La prima riunione ufficiale si tenne nelle camere di don Bosco il 18 dicembre 1859 ed era composta da sacerdoti e chierici. Tra i laici che si recarono in Argentina con Giovanni Cagliero, nel 1875, c’erano Vincenzo Gioia, Bartolomeo Scavini (maestro falegname), Stefano Belmonte (musicista e addetto all’economia domestica) e Bartolomeo Molinari (maestro di musica), considerati “veri operai evangelici”.

L’incontro con Eliana Gherardi incomincia con toni di entusiasmo perché da due anni anche il Madagascar entra nel novero dei luoghi in cui esiste un’opera delle Damas Salesianas.

Lei è la presidente mondiale di questo gruppo, che appartiene alla Famiglia Salesiana, riconosciuta formalmente nel 1968 come associazione ecclesiale, siglata ads. Con l’ingresso della grande isola africana, il totale dei Paesi in cui esso è presente è arrivato a 25. Più dell’incremento numerico, vale il raggiungimento dell’obiettivo di distinguere l’identità delle Damas dall’immagine di una realtà sostanzialmente localizzata in America Latina. La proposta di questo servizio è, cioè, matura per riguardare le donne di qualsiasi continente. Non solo: nel loro operare, esse coinvolgono di fatto anche gli uomini, ai quali compete il titolo di “caballeros”.

Eliana Gherardi ha seguito l’evoluzione dell’ads fin da quando, adolescente e poco incline a frequentare gruppi cattolici, fu coinvolta da don Miguel González García – il fondatore del Gruppo – ad assistere a una riunione di signore di media età che ragionavano di solidarietà, di assistenza e di sviluppo umano sulla scia di don Bosco. Lei aveva in mente le decine di convegni internazionali che si svolgevano a Caracas, la città dove era approdata dalla provincia venezuelana per gli studi universitari, dove faceva da hostess. Era il lavoro che le consentiva di sostentarsi nella capitale ma soprattutto di aprirsi al mondo: l’obiettivo era di arrivare un giorno a Parigi. Don Miguel le disse: “Siediti e ascolta. Non devi fare altro”. e la fece accomodare al suo fianco.

Da allora ha seguito dall’interno le sorti del gruppo in maniera straordinaria. Fino a che oggi – nel suo ruolo di presidente – sta vivendo la sua desiderata mondialità attraverso gli incontri nelle varie sedi locali, dal Panama al Cile, dalla California all’Angola.

Guarire e assistere

La cura sanitaria nelle aree geografiche e sociali più depresse è uno dei tratti distintivi dell’impegno dell’ads. “Abbiamo centri di salute, quelli che noi chiamiamo ‘attenzione primaria’. Si tratta di nuclei dove persone, che non ne avrebbero la possibilità economica, incontrano medici che dedicano la giusta attenzione alla loro salute. Visite che in una clinica privata costerebbero (in Venezuela) l’equivalente di 120 dollari, vengono invece prestate a 25 dollari” spiega Gherardi. È un modo per calmierare i prezzi mantenendo la qualità elevata del servizio, una soglia accessibile che tiene conto della sostenibilità a lungo termine. “Il di più che diamo è la nostra presenza negli ambulatori” precisa: “siamo praticamente le assistenti e le segretarie dei medici che si mettono a disposizione”.

Ogni intervento non viene improvvisato, ma deriva da una strategia di coinvolgimento: “Soprattutto nel settore odontoiatrico, le società medicali stabiliscono una convenzione con noi, mettendo a disposizione gli specialisti. Ci chiedono di organizzare gli appuntamenti e di gestirli in maniera efficiente e partecipe. E noi cogliamo quelle occasioni per stabilire una relazione non epidermica con i pazienti”. È qui che si innesta la vocazione missionaria delle Damas: accompagnano le persone con amore, con loro recitano una preghiera, si aprono all’ascolto delle vicende personali quando, oltre alla fragilità fisica, si presenta quella morale.

Mettersi a disposizione del bisogno significa ascoltare. Come in molti Paesi lo Stato non assicura una protezione adeguata sul piano della salute, così anche su quello dell’istruzione – complici i vari obblighi finanziari internazionali – la frequenza scolastica e i livelli di istruzione sono lasciati ai livelli più bassi. Don Miguel con le “sue” signore avvertì cinquant’anni fa, in un Venezuela che oggi si ricorda come Paese che primeggiava fra gli altri in Sud America, necessitanti di un’attenzione prioritaria il settore dell’educazione e della formazione come istruzione. “Quando parliamo di istruzione,” precisa Eliana Gherardi “ci riferiamo a scuole materne, elementari e ai licei: ne abbiamo 48 nel mondo”.

Quello di Caracas è il più grande liceo dell’America Latina. Fu fondato in un sobborgo dalla toponomastica promettente, Dulce nombre de Jesús de Petare (Dolce nome di Gesù di Petare) ma via via inglobato nella megalopoli e conseguentemente anche nelle dinamiche del crimine organizzato di questa. “Lì abbiamo una scuola che incomincia dai piccoli e finisce con i giovani. Oltre al percorso pre-universitario, diamo ai ragazzi la possibilità di diplomarsi in una professione tecnica”: è un’isola di normalità in un ambiente nel quale i 370mila abitanti sono costantemente sotto la minaccia delle gang armate sottratte al controllo dell’amministrazione pubblica. Quel che colpisce è che questo plesso scolastico sia di proprietà delle Damas Salesianas oltre che sottoposto alla loro direzione: è garanzia di reale indipendenza della proposta formativa e di un impegno di lunga durata, capace di distinguersi per la qualità dei suoi “licenziati” e di difendersi dalle pressioni dell’ambiente circostante.

Imprenditrici del Regno

La capacità imprenditoriale è nel dna dell’associazione. Anche questo un dono che deriva dall’impronta data dal fondatore. “Noi ci chiamiamo empresarias del Reino (imprenditrici del Regno): siamo delle persone che lavorano per Dio, ecco!” è convinta Eliana.

Don Miguel Gonzáles, missionario dalla Spagna, divenne sacerdote in El Salvador e fu inviato a Cuba. Espulso con la rivoluzione castrista, fu destinato al Venezuela dove si trovò prima a Valera e infine alla scuola salesiana di Altamira. L’area stava fiorendo come zona commerciale e residenziale di alto livello, siamo nel 1965. Si pensò di erigere lì il Tempio nazionale di Don Bosco, con una parrocchia per i nuovi residenti. Il giovane missionario ne fu nominato parroco. Per buona intuizione, si rivolse alle signore per costituire il comitato economico: fecero numerose feste e pranzi per la raccolta fondi, che portarono in pochi anni a coprire le spese da parte delle famiglie benestanti della zona.

Terminata la costruzione della chiesa, dall’architettura moderna e coinvolgente, coerente con lo stile del quartiere, mentre si complimentava e ringraziava le Damas per la loro capacità di mobilitare risorse economiche, don Miguel rivolse loro la fatidica domanda: “E ora cosa possiamo fare? Non possiamo finire la nostra opera qui!”.

“Dedicarsi alle persone meno scolarizzate apparve come la prima frontiera da affrontare” ricorda Eliana, e così partirono piccoli corsi di alfabetizzazione e di rafforzamento delle competenze linguistiche, e dei laboratori di piccolo artigianato. Il sottochiesa era un ampio ambiente da destinare alle attività della parrocchia. “Poi ci rendemmo conto della possibilità di entrare in rapporto con il centro sanitario eretto in vicinanza dell’area salesiana, l’ospedale San Giovanni. Da qui la nuova impresa per la nostra associazione divenne quella sanitaria”.

Il sogno di padre Miguel

Il 1965 è l’anno conclusivo del Concilio ecumenico Vaticano II. Il rinnovamento della Chiesa attraversava ogni continente: don Miguel si lasciò spingere da quel vento e andò a fondo nel coinvolgimento delle Damas non solo in quanto potessero prestarsi a un meritevole volontariato sociale, ma in quanto fedeli laiche che avrebbero potuto trovare attraverso un impegno condiviso il radicamento profondo nella fede cristiana.

In Eliana il ricordo vago degli anni in cui era ancora una bambina si intreccia con la consapevolezza ecclesiale di oggi. “Negli anni Sessanta parlare del protagonismo della donna nella Chiesa era ancora una rarità, mentre papa Francesco ci ha abituati a considerarlo normale”. Il parroco disse: «Io avrei bisogno di cattoliche responsabili nella nostra comunità.» In quel momento le donne che aveva coinvolto erano tutte adulte, prevalentemente mamme che – non avendone necessità – non lavoravano. Dopo qualche tempo, arrivarono anche quelle che svolgevano una professione. “Padre Miguel ci ha sognato come donne nel mondo secondo il Concilio. E ci ha dato la possibilità anche di esserlo”.

Proprio le competenze professionali hanno procurato il salto di qualità delle Damas Salesianas: la capacità organizzativa imparata al lavoro si è riversata nella gestione dell’associazione e delle sue attività. “Oggi siamo quasi un’impresa: la struttura è diventata come una ditta che produce servizi educativi e sanitari”, per questo si allarga e si consolida. “Beninteso, non siamo un’organizzazione non governativa: siamo un’associazione ecclesiale che ha per obiettivo l’evangelizzazione” tiene a precisare la presidente.

L’ORGANIZZAZIONE

Per tenere assieme e sviluppare l’Asociación Damas Salesianas (ADS) c’è una struttura locale, nazionale e mondiale composta ad ogni livello di 12 consigliere. I numeri, in costante aggiornamento, segnalano nel mondo 39 centri di attenzione sanitaria primaria, 48 centri di servizi educativi e 46 servizi di abilitazione professionale. Ma come incontrare questa realtà e come parteciparvi?

“Nella prima fase della storia dell’ADS, era don Miguel quello che faceva innamorare del progetto. Ancora oggi, a quasi 12 anni dalla sua morte, siamo in quel momento di tristezza perché non hai più con te il fondatore. A differenza della congregazione, noi non abbiamo un successore designato. Ma adesso tocca a noi!” spiega Eliana Gherardi. Il modo per coinvolgere nuove socie avviene attraverso il passaparola. “Ognuna di noi deve trasmettere qualcosa della sua esperienza: se hai un’amica, deve percepire la tua diversità: ti vede felice, ti domanda «cosa fai per essere così», tu le spieghi”.

La presidente mondiale spiega: “Tante volte le persone non vengono da noi perché non sanno come fare. Allora andiamo incontro, ad esempio nelle parrocchie: il nostro è un volontariato vocazionale, strettamente legato alla Chiesa cattolica. Se non sei battezzata non puoi fare la promessa in comunione con la famiglia salesiana. Siamo impegnate in questa fase in una campagna per cercare persone nei gruppi degli oratori: quando i ragazzi finiscono di frequentarli, intorno ai 25 anni di età, dove proseguono la loro formazione? Dove riversano il loro servizio? Non ci rivolgiamo solo alle femmine ma anche ai maschi che possono dare un aiuto importante. Ho visto tante mie compagne che hanno il marito che l’aiuta, l’accompagna per svolgere i loro compiti nell’associazione, o ha cura della casa e dei figli per consentire loro di partecipare. È un piccolo rovesciamento del maschilismo”.

La raccolta dei principi e delle meditazioni maturate dalle Damas è contenuta nell’Ideario, un agile libricino da tenere con sé. “Qui c’è tutta la nostra spiritualità, il nostro carisma, quello che ha sognato padre Miguel per noi” spiega Eliana, “e noi responsabili attuali siamo i garanti dell’identità dell’associazione ecclesiale ispirata a don Bosco”.

Sono previsti due livelli di partecipazione: c’è l’aspirante che comincia a fare un volontariato e il cammino biennale per arrivare alla promessa. Una volta fatta questa, la donna entra a pieno titolo nella struttura associativa. È una promessa con Dio, non si tratta di voti. Continua a vivere nella propria famiglia, con il proprio lavoro… continua nel suo impegno inteso come un cammino di santità. Quando la salute o l’età non consentono più di essere attive, si rimane comunque “dama” che continua con la sua vita a sostenere l’associazione come “solidaria”.

In Europa esiste per ora solamente un nucleo di Damas Salesianas, in Spagna; Eliana aspira a vederne nascere uno in Italia. Venezuelana ma di madre italiana, lei è pronta a venire a incontrare nel nostro Paese un gruppo di donne che voglia saperne più oltre a consultare il sito https://adsmundial.org/.

IMG_4965
I fioretti di Don Bosco

Giovannino PAN e VINO

04_shutterstock_748122562 (1)
Il messaggio del Rettor Maggiore

Educare alla MISERICORDIA

06_2024-05-27-PMBH_04-1320x880
Iniziative

Scuole VERDI

12_Xavier Ernst5
Le Nostre Guide

Don Ernst XAVIER

14_Con giovani confratelli INM
Tempo dello Spirito

Semi piantati a Valdocco che FIORISCONO IN INDIA

16_20211127_090827
Paesi e Missioni

ZAMBIA La cabina telefonica non è una casa

20_Incontro_MGS
FMA

Radici forti IN SLOVENIA

24_0 Fr Stroscio & Daisy
Nel nome di Don Bosco

L’eredità di don Bosco: I SALESIANI e la COMUNITÀ CINESE di CALCUTTA

26_IMG-20260120-WA0110 copia
La nostra famiglia

Incredibili irresistibili SIGNORE IN GIALLO

S Giuseppe 003
La nostra Basilica

L’altare di SAN GIUSEPPE

34_shutterstock_2273417057
Come Don Bosco

SALVATAGGIO DELL’UMANO 3 - Salviamo l’INDIGNAZIONE!

Wild,Flowers,In,A,Sunny,Spring,Day
La linea d’ombra

Un’invincibile PRIMAVERA

39_Immagine284183
La storia sconosciuta di Don Bosco

Don Bosco “visto da lontano” Da insegnanti di Paesi DI LINGUA TEDESCA

40_ANTONOWICZ Ignazio
I nostri santi

Il Santo del mese - Il servo di Dio Ignacy Antonowicz, salesiano martire

41_Don Alessandro De Bonis (2)
Il loro ricordo è benedizione

Don Alessandro De Bonis (1888-1965)

42_Relax (marzo 2026)
Il crucipuzzle

Scoprendo Don Bosco

Screenshot
La buonanotte

L’ABBRACCIO che salva