BS Dicembre
2023

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Il riposo del viandante

Buongiorno, vita che mi stai aspettando, / ho tutto pronto, passi per di qua? / Su, dai, non vedi che mi sto perdendo?

«Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo». Parafrasando il libro del Qoèlet: «C’è un tempo per lavorare e un tempo per riposare».

In un mondo che corre, che non sa più fermarsi e che ha smarrito il significato dell’attesa, l’esistenza di ognuno di noi è spesso prigioniera del tempo, di un tempo inteso unilateralmente come Kronos, quantitativo, sequenziale, dominato dal lavoro e dalla frenesia. Un tempo pieno, scandito da una serie ininterrotta di occupazioni, attività, impegni di ogni tipo, il cui accumulo seriale ci dà l’illusione di riuscire a dare senso e pienezza alle nostre giornate. Un tempo che, pur essendo rigidamente pianificato in ogni singolo istante, non è mai abbastanza: sempre troppo poco per riuscire a completare la lunga lista di cose che abbiamo programmato di fare nelle nostre giornate.

È, questa, una malattia che sembra affliggere soprattutto i giovani adulti, troppo indaffarati per “perdere” il proprio tempo in occupazioni improduttive, oziose o meramente contemplative, ivi compreso il riposo. Diversamente dai bambini e dagli anziani che vivono un tempo “lento” modellato sul ritmo dei propri bisogni, siamo infatti schiacciati dal timore di “sprecare” il tempo che abbiamo a disposizione, di non riuscire a vivere appieno la nostra quotidianità, di veder scivolare via occasioni preziose e momenti irripetibili, senza essere in grado di “afferrare” l’attimo, di abbracciare e trattenere tra le mani quella felicità per cui tanto lottiamo e ci affanniamo. E, guidati da questa paura, cui si somma il rammarico di non essere riusciti a sfruttare fino in fondo i giorni che ci sono stati concessi, moltiplichiamo il tempo del lavoro, dell’impegno, del fare, e al contrario riduciamo all’osso, o talvolta aboliamo del tutto, il tempo del riposo.

Dimentichiamo, tuttavia, che – come avevano capito già i Greci – il tempo ha anche una dimensione qualitativa, quella del Kairòs, che si sottrae ad ogni tentativo di contabilizzazione lineare e annulla l’incalzante ticchettio delle lancette. È un tempo incalcolabile, che restituisce valore anche all’otium, al raccoglimento, all’attesa, consentendoci di ritornare ad ascoltare e ad assecondare il nostro ritmo interiore, per vivere con maggiore lentezza e sperimentare un benessere autentico.

Se è vero, infatti, che il lavoro nobilita l’uomo, offrendogli insostituibili opportunità di gratificazione e crescita umana, è altrettanto evidente che la capacità e la volontà di saper interrompere il lavoro per dedicare un po’ di tempo al riposo è ciò che “umanizza” il lavoro, redimendolo dal peso schiacciante della frenesia e della necessità per restituire alle nostre giornate il dinamismo della libertà e della relazione.

Del resto, anche il viandante, nel suo infaticabile e operoso peregrinare, non può fare a meno di sospendere di tanto in tanto il cammino per concedersi una sosta: un tempo rinfrancante e rigenerativo da dedicare al riposo, all’ascolto della natura che lo circonda, alla contemplazione disinteressata della Bellezza in cui è immerso, allo scambio e alla condivisione fraterna con i propri compagni di viaggio.

Solo imparando ogni tanto a fermarci e sperimentando una sana e costruttiva alternanza tra lavoro e riposo, tra Kronos e Kairòs, potremo allora vivere davvero in pienezza il nostro tempo, il cui segno è proprio la dignità che viene dal lavoro e la libertà che deriva dal non essere mai schiavi del lavoro.

Buongiorno, vita che mi stai aspettando,
ho tutto pronto, passi per di qua?
Su, dai, non vedi che mi sto perdendo?
Non è normale, pure alla mia età.
Voglio sentirti, dammi una risposta,
che poi la sento e arriva dentro me,
per te che, vita, io sto resistendo,
perché non credo, eppure Dio qui c’è.
T’abbraccerò,
così che tu non possa andare via!
Non dirmi no,
tanto saprei amarti pure come idea.
In quei momenti sappi sempre
che l’estate arriverà,
e se poi il caldo non si sente
è perché dentro ce l’hai già…
Buongiorno mondo, cosa vuoi che dica?
Da te ho cercato sempre e solo fuga.
A volte ascolto una foglia cadere
ed il cemento che la sa aspettare.
Come riposa il sole quando è inverno,
col freddo addosso tu lo stai aspettando.
Scopri te stesso quando è primavera,
perché c’è un fiore e prima qui non c’era.
E t’abbraccerò,
così che tu non possa andare via!
Non dirmi no,
tanto saprei amarti pure come idea.
In quei momenti sappi sempre
che l’estate arriverà,
e se poi il caldo non si sente
è perché dentro ce l’hai già…
Quindi non essere delusa
da te stessa, questo mai,
perché anche il mare si riposa:
è quando è calmo che godrai!

(Ultimo, Buongiorno vita, 2021)

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