BS Gennaio
2024

I FIORETTI DI DON BOSCO

B.F.

Il testamento di DON BOSCO

«Se muoio, pazienza» mormorò don Bosco. «Vuol dire che prima di partire sistemerò le cose principali. Ma io devo andare».

Appena uscito dalla stanza, il medico disse a don Rua: «State molto attenti. Non mi stupirei se morisse all’improvviso, senza che ve ne accorgiate. Non c’è da illudersi».

Don Bosco chiamò notaio e testimoni e dettò il suo testamento. Poi fece venire don Rua e don Cagliero e, indicando sul tavolo l’atto notarile, disse: «Qui c’è il mio testamento. Ho lasciato voi due miei eredi universali. Se non ritornerò più, voi sapete già come stanno le cose».

Don Rua uscì dalla stanza con il cuore gonfio. Don Cagliero rimase ed era depresso fino a piangere.

«Ma dunque, vuole proprio partire in questo stato?»

«Come vuoi che facciamo diversamente? Non vedi che non abbiamo più i mezzi per tirare avanti? Se non partissi, dove potrei trovare i mezzi per pagare i debiti che scadono? Dobbiamo lasciare i ragazzi senza pane? Solo in Francia posso sperare soccorsi».

Don Cagliero era scoppiato a piangere. Frenandosi a stento, disse: «Siamo sempre andati avanti a forza di miracoli. Vedrà che la Madonna farà anche questo. Lei vada e noi pregheremo».

«Sì, io parto. Il mio testamento è qui. Lo consegno a te in questa scatola. Conservala come mio ultimo ricordo».

Non fu un viaggio lungo. Toccò soltanto il sud della Francia, ma don Bosco poté radunare fondi notevoli.

I conti Colle, a Tolone, gli consegnarono nelle mani 150 000 lire in una sola volta.

A Marsiglia don Albera, preoccupato delle sue condizioni, volle che fosse visitato dal dottor Combal, una celebrità medica. Al termine di una visita accurata, Combal espresse il suo parere con un’immagine: «Lei è un abito molto logoro. È stato indossato i giorni feriali e i giorni festivi. Per conservarlo ancora, l’unico mezzo è metterlo in guardaroba. Avrà capito che le consiglio il riposo assoluto».

«La ringrazio, dottore, ma è l’unica medicina che non posso prendere».

Le strettezze l’avrebbero spinto ancora ad un ultimo viaggio di questua. Nel 1886, a due soli anni dalla sua morte, partì per la Spagna. A Barcellona l’accoglienza fu una ripetizione di quella parigina: strade piene, tetti coperti, grappoli umani ai lampioni. E quanti doni. Gli offrirono anche una collina, il «Tibidabo» che domina con una vista bellissima la città.

Ritornò per il sud della Francia: Montpellier, Tarascona, Valenza, Grenoble. Un ritorno lento verso la sua Italia, l’ultimo ritorno. Diceva a chi l’accompagnava: «Tutto è opera della Madonna. Tutto viene da quell’Ave Maria recitata con un ragazzo, quarantacinque anni fa, nella chiesa di san Francesco d’Assisi».

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