MISSIONARI
Ans
Il sogno di JOHN LEE
“il don Bosco di Tonj”
Don Lee fu un missionario salesiano come tanti, eppure al tempo stesso unico e straordinario: la sua intensa attività pastorale, svolta sia come missionario, sia come medico nella cittadina di Tonj, toccò e influenzò in maniera profonda la vita di molte persone.
Don’t Cry for Me, Tonj”, un film che ha commosso milioni di persone ha fatto conoscere ai coreani la magnifica figura di John Lee Tae Seok, sacerdote salesiano medico e missionario, e ha messo in moto una macchina della carità senza precedenti da parte di associazioni di ogni religione e persone private di ogni età e ogni credo. Un professore universitario ha affermato: «Don John Lee è un fenomeno che ha investito il paese con una “ossessione” positiva: dopo averlo conosciuto la gente non può più starsene tranquilla e viene presa come dall’urgenza di fare qualcosa».
Uno dei commenti postati su Internet diceva: «Non so dire quanto ho pianto. Ce l’ho con Dio perché ha chiamato a sé così presto un uomo tanto grande».
Per i media, John Lee, prete salesiano e medico, è l’Albert Schweitzer coreano. Ma don Marcelo Baek, Direttore della casa Ispettoriale e compagno di studi di don Tae Seok ha precisato che il paragone è lusinghiero, ma l’unicità di don Tae Seok è da ricercare nella sua vita religiosa e spirituale: «La migliore definizione per lui deriva dalla scelta di imitare don Bosco nella sua vita salesiana: è stato il don Bosco di Tonj».
Decisivo fu un sogno
Yohan, Lee Tae Seok (don John Lee) era nato il 19 settembre 1962 a Busan, città meridionale della Corea del Sud. Aveva dieci anni quando morì il padre. Fu circondato dall’amore della mamma e dei suoi fratelli: era il nono di dieci figli, 4 maschi e 6 femmine. Una stupenda famiglia molto unita nell’affetto e nella fede cattolica.
Il suo fratello maggiore Tae-Young Lee è frate francescano e sua sorella Cristina è laica consacrata nel Movimento dei Focolari.
John era un chierichetto modello, partecipava quotidianamente alla Messa e con gli amici era un vero leader, responsabile, dotato per la musica, sempre disponibile.
A quindici anni, espresse il desiderio di farsi prete, ma la mamma lo dissuase. Così intraprese gli studi di medicina e si laureò a pieni voti. Dopo la laurea lavorò come chirurgo militare durante il servizio militare. Fu durante questo periodo che uno dei cappellani militari gli fece conoscere i salesiani.
È lui stesso che racconta: «È stata direttamente Maria Ausiliatrice a prendere in mano la situazione. Mi ero deciso ad incamminarmi nella vita salesiana con grande gioia, ma avevo l’angoscia di comunicare la mia decisione alla mia mamma. Siccome mio papà era mancato quando avevo dieci anni, la mamma aveva dovuto faticare molto per farmi studiare medicina. E grazie ai suoi molti sacrifici ero potuto diventare medico. Avrei dovuto cominciare ad aiutare la mamma per ricompensarla dei sacrifici che aveva fatto senza rinfacciarmi mai niente. Per questo mi era tanto difficile comunicarle la mia decisione. Per me era quasi impossibile dirglielo.
Avevo tentato tante volte, ma non ci ero mai riuscito perché guardandola, mi veniva meno il coraggio. Tentai pure di dirlo ad una delle mie sorelle con la quale parlavo di tutto senza problemi e alla quale confidavo tutto. Ma non ci riuscivo proprio. Così sono passati mesi senza che riuscissi a dire qualcosa.
Ma venne un giorno bellissimo. Andai da mia sorella per un altro tentativo, ma rimasi a bocca aperta: mia sorella sapeva già tutto della mia decisione. Un sogno nella notte precedente le aveva spiegato tutto. Mi piacerebbe dirvi il contenuto del sogno, però non posso senza il permesso del Vescovo. Comunque mia sorella raccontò il suo sogno alla mamma e tutte le mie difficoltà si sciolsero in un attimo.
Non avevo pensato ad un diretto aiuto di Maria Ausiliatrice fino a quando non ho sentito, per la prima volta, dal maestro dei novizi che tutte le vocazioni di tutti i salesiani sono collegate a Maria Ausiliatrice.
Non avevo chiesto l’aiuto a Maria. Maria si era accorta della mia difficoltà e mi aveva aiutato in modo silenzioso e discreto. Questa è stata la prima esperienza di Maria che ho potuto avere. Per me, questa esperienza è stata preziosissima perché così ho potuto avere un’immagine di Maria viva e reale, come una madre che mi vuole tanto bene. Così ho potuto capire la realtà di “Maria aiuto dei cristiani” e imparare l’atteggiamento che dobbiamo avere quando aiutiamo gli altri: cioè stare attenti al bisogno degli altri ed essere pronti a dare loro l’aiuto necessario. D’allora in poi potevo parlare ai ragazzi con certezza della presenza di Maria Ausiliatrice».
Come don Bosco
Nel 2000 fece la professione perpetua e nel 2001 fu ordinato prete. John era salesiano d’istinto. Amava i bambini e sognava di costruire orfanotrofi e ospedali per i più poveri. La sorella più giovane Nam, racconta che un giorno durante le vacanze, piombò nella sua boutique e gli chiese: «Sorellina, dammi un ago e del filo, per favore». Incuriosita, Nam lo seguì per la strada e vide che stava rammendando gli abiti di un povero.
Nel 2001, John Lee partì per Tonj, una località poverissima del Sud Sudan, squassata dalla guerra civile. John fu un benefico “ciclone” di attività in mezzo ai giovani, ai bambini, ai poveri e agli ammalati che curava con dedizione assoluta. «Amico dei giovani poveri, maestro per i suoi allievi, sostegno sicuro per i suoi pazienti, guaritore di anime attraverso i sacramenti» così lo ha ricordato don Stephen Yang, Vicario Ispettoriale. «Dio è amore, Dio è gioia» era la sintesi della sua spiritualità.
Era eroico, pur nella sua semplicità, e molti cominciarono ad accorgersi di questo salesiano medico che donava la vita a bambini, malati, lebbrosi in uno degli angoli più oscuri e sofferenti della terra e,
in mezzo a tutto questo, trovava il tempo di dirigere una incredibile banda musicale di ragazzini. Arrivarono anche dei prestigiosi premi internazionali.
Tutto sembrò finire nel novembre del 2008, quando gli fu diagnosticato un cancro. Continuò a lavorare fino alla fine. «Non si arrese mai al dolore, non rinunciò mai al suo delizioso senso dell’umorismo, anche quando doveva trasportare malati gravi o visitare pazienti in baracche orrende» ha testimoniato una volontaria. Le sue ultime parole in ospedale furono: «Non sarò in grado di realizzare i miei sogni per Tonj, ma vi prego di portarli avanti».
Una cosa è certa: i salesiani non lasceranno morire i sogni di John Lee.
IL SEME DIVENTA FORESTA
Oggi quelle persone, soprattutto i bambini e i giovani con cui don Lee più interagiva nella quotidianità della sua missione, sono diventati adulti e in molti casi, proprio grazie a quanto ricevuto e testimoniato da lui, hanno intrapreso percorsi di crescita felice, di bene, di altruismo e di successo.
Il nuovo lavoro cinematografico di Goo Soo Hwan riparte infatti dalla morte di don Lee e da quello che è accaduto successivamente. Gli studenti che egli accompagnava a Tonj caddero nella disperazione alla notizia della sua morte, ma poi capirono che dovevano continuare a seguire le sue orme.
I suoi allievi hanno raccolto la sua eredità spirituale, facendo tesoro del suo lavoro e dei suoi pensieri, e hanno messo in pratica i suoi insegnamenti con i propri concittadini. “Ero un ragazzino molto povero… Ora ho una famiglia” racconta uno di loro.
Don Lee divenne salesiano nel 1991, quando era già abilitato come medico. E molti dei suoi exallievi oggi hanno intrapreso proprio la sua medesima missione, ripercorrendo i suoi passi non solo nella professione, ma anche nelle tappe di formazione, alcuni recandosi anche a studiare medicina nella sua stessa università: come i due dottori Thomas Taban Akot e John Mayen Ruben, che vennero incentivati dallo stesso don Lee a studiare medicina per poter aiutare la gente del loro popolo e che, grazie al sostegno della “Fr. John Lee Memorial Foundation”, hanno potuto studiare all’Università di Busan, in Corea del Sud, e dopo aver trascorso 12 anni di studio e tirocinio, in questo 2024 si sono infine specializzati.
Nella cultura sud-sudanese piangere in pubblico è motivo di imbarazzo, ma gli studenti non riescono a trattenere le lacrime quando pensano al defunto missionario salesiano. Forse si saranno chiesti “Perché le cose brutte accadono alle persone buone?”, quando un giorno seppero che don Lee non sarebbe più ritornato in Sud Sudan. Ma, condividendo l’amore che egli gli aveva dato, don Lee è risorto e la sua eredità continuerà a vivere.
Don Lee è stato un esempio di amore e dedizione alla fede, ai più poveri e ai più vulnerabili. E oggi il suo nome è riportato anche nei libri di testo utilizzati a Tonj: questo significa che i bambini che non lo hanno mai incontrato conosceranno comunque il suo nome e la sua eredità resiste al passare del tempo.


















