I FIORETTI DI DON BOSCO
B.F.
Il sogno dei QUATTRO TUONI
Erano tempi di grande trepidazione per don Bosco: attendeva da Roma l’importante Decreto dei Privilegi, che garantiva la tranquillità giuridica della neonata Congregazione salesiana.
Una notte don Bosco sognò: «Mentre parlava di cose riguardanti la Pia Società, si accorse che il cielo si rannuvolava, finché incominciò una tempesta con fulmini, lampi e tuoni che facevano spavento.
Ed ecco scoppiare un tuono più fragoroso da far tremare la casa! Don Bonetti si alzò e andò sulla balconata attigua e, dopo un po’, si mise a gridare: «Una pioggia di spine!» e le spine cadevano fitte come le gocce d’acqua in una pioggia a dirotto.
Poi, un altro tuono fragorosissimo!
E il tempo parve si rischiarasse alquanto e don Bonetti gridò dalla balconata: «Oh bella! una pioggia di boccioli!» Infatti, per l’aria si vedevano cadere fitti boccioli di fiori, sicché tutto il suolo sembrava un tappeto ricamato.
Un terzo veementissimo rumoreggiar di tuono!
E in cielo si aperse un po’ di sereno, che lasciò intravedere qualche raggio di sole, e don Bonetti dalla finestra gridò: «Una pioggia di fiori!» e l’aria era carica di fiori di ogni colore, forma e qualità, che in un istante coprirono la terra e le case, con una mirabile varietà di tinte.
Un quarto tuono fortissimo risuonò per l’aria!
Il cielo era diventato tersissimo: brillava un limpido sole. E don Bonetti dalla finestra: «Venite a vedere: piovono rose!»
Infatti dal cielo cadeva una quantità immensa di rose profumate e di ogni colore.
«Oh finalmente!» esclamò don Bosco! All’indomani radunò apposta il Capitolo per raccontare questo sogno che era una stupenda notizia per lui.
Il «tuono» nel linguaggio biblico è simbolo della «voce di Dio» e la «voce» è una metafora per esprimere la forza manifestatrice della Divinità. Così lo Spirito Santo, «che ha parlato per bocca dei profeti», voleva dare un segno di conforto al buon don Bosco.
Dopo quattro anni, il 9 luglio 1884, in mezzo ad una terribile tempesta, che gettò nello sgomento tutti gli abitanti di Valdocco, «verso le sei pomeridiane» scoppiarono «improvvisamente e a brevissimo intervallo l’uno dall’altro quattro fulmini, con tuoni così spaventosi da far traballare tutto l’Oratorio, come se lo volessero abbattere», don Bosco e i suoi diletti figlioli che tanto avevano sofferto, poterono leggere, commossi, il «Decreto della comunicazione dei Privilegi».
Allora si ricordarono del sogno dei quattro tuoni, e della pioggia di spine, di boccioli, di fiori e di rose.



















