BS Marzo
2024

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Il SOGNO dei NOVE ANNI

Da quando il Rettor Maggiore ha posto al centro della Strenna 2024 il famosissimo sogno che don Bosco ebbe a nove-dieci anni ovunque se ne è parlato, se ne sta parlando e se ne parlerà. Ma al di là delle legittime interpretazioni attuali e vitali del sogno, che ne dice la storia?

Il punto di vista della storia

La storia ci dice tante cose. Anzitutto che il sogno dei nove-dieci anni è uno dei 150/160 sogni di don Bosco di cui possediamo redazioni manoscritte o testi a stampa. Inoltre che il sogno si ripeté più volte lungo la vita di don Bosco e qualche volta con aggiunte molto significative. Don Bosco scrisse questo sogno di suo pugno a 50 anni di distanza e la redazione definitiva è frutto di un’attenta revisione del testo non solo stilistica. Inoltre, ponendo questo sogno all’inizio delle Memorie dell’Oratorio, don Bosco gli assegna un ruolo strategico, facendone un simbolo unificante del tutto il lungo racconto autobiografico. Tanto più che, scrive lui stesso, “rimase profondamente impresso nella mente per tutta la vita” e che “non mi fu mai possibile togliermi… dalla mente”.

La storia infine ci dice che le Memorie dell’Oratorio e dunque anche il sogno, per espressa volontà di don Bosco, dovevano essere riservate ai Salesiani e non diventare di pubblico dominio, né prima né dopo la sua morte. Ma i salesiani non hanno accolto questa richiesta, pubblicandole molte volte.

Il punto di vista della psicologia

Gli psicologi non sono d’accordo sul valore da dare (o non dare) ai sogni, ma sono comunque tutti del parere che essi acquistano consistenza nel momento in cui vengono narrati a qualcuno. Di conseguenza si può affermare che si è di fronte ad una narrazione a due voci, quella del narratore e in qualche modo quella dell’uditore; nel nostro caso don Bosco ed i suoi interlocutori, i ragazzi o i salesiani.

Le moderne teorie psicologiche poi offrono vari livelli interpretativi dell’universo immaginifico di don Bosco, ma tutte concordano nel dire che l’importante è ciò che il sognatore vuol comunicare al suo uditorio in quel determinato momento. Infine con tutta la buona volontà del sognatore di raccontare fedelmente il sogno avuto, rimarrà sempre però la differenza fra immagini, sensazioni, emozioni, che costituiscono la materia onirica, e la condizione puramente verbale della narrazione. 

Il contesto

Sempre la storia ci dice anche che don Bosco trascorse una vita a Valdocco (1846-1888) alla presenza dello “straordinario” e del “divino” e non temette di rendere manifesta questa “presenza” di cui aveva percezione ai suoi figli, ai suoi benefattori, allo stesso Papa.

Se ne resero conto direttamente i giovanissimi collaboratori di Valdocco quando nel 1861 si impegnarono individualmente e in gruppo a prendere nota delle “doti grandi e luminose… dei fatti straor­dinari… dei grandi disegni… di qualche cosa di sovrannaturale”, che avevano quotidianamente sotto gli occhi.

Se ne rese conto lo stesso papa Pio IX che lo invitò due volte, nel 1858 e nel 1867, a porle per iscritto quale incoraggiamento e norma ai figli della Congregazione: “Il bene grandissimo che faranno certe cose quando si verranno a sapere dai vostri figli, voi non potete intenderlo pienamente”.

Don Bosco attese a lungo prima di scrivere. Lo fece solo dopo che la Congregazione salesiana era stata approvata da Roma (1870), come pure le sue Costituzioni (1874) e nel momento in cui si stavano fondando le prime case salesiane all’estero, in Francia e in Argentina (1875). Anche le Figlie di Maria Ausiliatrice erano ormai in via di approvazione diocesana (1876).

Quasi sessantenne – si sentiva anziano e lo era per l’epoca – don Bosco dovette porsi il problema di dare una fondazione storico-spirituale alla sua Congregazione. Lo risolse con il ricordarne le origini provvidenziali che la giustificavano. Che cosa infatti poteva fare di meglio che “narrare” ai suoi figli come la “Congregazione degli Oratori” nella sua genesi, sviluppo, finalità e metodo fosse un’istituzione voluta da Dio come strumento per la salvezza della gioventù nei tempi nuovi?

Il testo delle Memorie dell’Oratorio

Si mise dunque all’opera e redasse il testo delle Memorie dell’Oratorio con tre precisi obiettivi: uno pedagogico “Servirà di norma a superare le difficoltà future, prendendo lezione dal passato”; uno spirituale: “Servirà a far conoscere come Dio abbia egli stesso guidato ogni cosa in ogni tempo”; uno ludico: “Servirà ai miei figli di ameno trattenimento, quando potranno leggere le cose cui prese parte il loro padre”. Ne nacquero così, a giudizio di un esperto pedagogista, P. Braido “una storia dell’oratorio più ‘teologica’ e pedagogica che reale”, delle “memorie del futuro”, più che del passato, un racconto in cui “la parabola e il messaggio” vengono prima e “al di sopra della storia”.  Pure lo storico Pietro Stella giudicò le Memorie “una sorta di poema religioso e pedagogico costruito sull’intelaiatura e l’idealizzazione di aneddoti autobiografici”. Dunque siamo in presenza di un documento riflesso, riassuntivo e programmatico da leggersi secondo criteri spirituali e pedagogici, esattamente quelli per cui don Bosco l’ha scritto.

Il sogno

Ma che cosa Giovannino Bosco ha sognato quella notte di 200 anni fa? Quali parole ricordò di avere udito dal personaggio celeste e da sua madre? Diciamolo subito: impossibile saperlo. Si possono avanzare solo ipotesi, con la convinzione che alla fine rimarranno sempre delle difficoltà perché si dovrebbe distinguere fra la reale esperienza onirica avuta da Giovannino e la libera narrazione, fatta a tavolino molti decenni dopo. Non solo, ma si dovrebbe pure entrare nel merito della distinzione fra storia, ricostruita con procedimenti scientifici e rigorosi, racconto autobiografico per uditori interessati, memoria che seleziona i fatti lontani nel tempo soprattutto attraverso l’uso dei simboli, espediente letterario o narrativo per orientare e stimolare l’attenzione del lettore. Con tutto ciò, molto si può ancora dire. Lo vedremo la prossima volta.

(segue il prossimo mese)

 

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