MISSIONI DON BOSCO
Antonio Labanca
Il SOGNO continua
“Non abbiamo solo una storia gloriosa da ricordare e di cui essere grati, ma anche una grande storia ancora da realizzare!” Si esprime così don Luca Barone, da poco nominato Presidente della Onlus di Valdocco Missioni Don Bosco.
Per lui è un ritorno nei cortili della Casa Madre, dove ha avuto la sua formazione e accompagnato quella di numerosi giovani e confratelli quando si occupa di pastorale giovanile per l’Ispettoria del Piemonte. Ed è un ritorno con un bagaglio consistente di esperienze missionarie che lo rendono calzante nel nuovo ruolo di chi sensibilizza e procura le risorse economiche per i salesiani in missione nelle diverse parti del mondo. Trova, pronta ad assecondare questo impegno, una “squadra” di laici che si è formata nel corso di vita di questo organismo che nel 2026 compie i suoi 35 anni.
Missioni Don Bosco ha raggiunto la vetta di quasi 200 progetti sostenuti in un anno: principalmente aiuto per erigere scuole e oratori, per interventi nelle emergenze – purtroppo in aumento – a causa di guerre e di eventi meteorologici avversi, per realizzare cappelle dove celebrare le liturgie e fare catechesi.
È molto significativo che una nuova pagina sul fronte della missionarietà si apra sulla spinta che deriva dalla ricorrenza dei 150 anni dal primo arrivo dei salesiani in terre lontane dall’Europa: da Buenos Aires l’opera salesiana si allargò alla Patagonia che don Bosco avvertì bisognosa di pace e di soccorso ai nativi. E da lì poi all’intero Sud America, per risalire il Centro fino al Nord di lingua spagnola.
Grazie, don Daniel
Don Barone riceve il testimone da don Daniel Antúnez, argentino “figlio” di quella missione, restituendola all’intera congregazione attraverso il servizio nella Procura missionaria a Torino. È una congiunzione di elementi che caricano di attese questo momento di avvicendamento. “In 150 anni dalla prima spedizione missionaria siamo arrivati in 137 Paesi” ricorda don Barone “e continueremo ad andare per le città e guardarci attorno e a non stare fermi, a coinvolgere cuori, menti, mani, risorse”. Attribuisce questo spirito a ciò che maturò nel cuore di don Giovanni Bosco quando don Cafasso invitò il giovane prete ad andare per la città e a guardarsi intorno. “Quello che ha visto lo ha stregato, calamitato, risucchiato come un vortice. Non si è più fermato e non ha più smesso di vedere i volti e di sentire il grido dei giovani”.
Dopo lui, i salesiani hanno continuato ad andare per la città e guardarsi attorno e anche loro, stregati dallo sguardo dei giovani in pericolo, non si sono fermati. È questa la regola implicita del carisma salesiano, ciò che cattura nuove vocazioni e le manda in tutto il mondo, sottolinea don Luca.
Missioni don Bosco è il “terminal” di continui scambi fra quel mondo e l’Italia, che continua ad essere generosa al di là delle crisi economiche e morali che ciclicamente l’affliggono. “La famiglia a cui appartengono migliaia di benefattori e benefattrici, e da qualche settimana anche io come presidente – afferma don Luca – è fatta di persone che non stanno ferme, fanno la propria parte. Si muovono con noi con generosità, partecipano attivamente”. Indignarsi e commuoversi non basta, essere con don Bosco significa intervenire, mai rimanere spettatori. “Si può morire stando su un balcone a guardare passare la storia o si può scegliere come essere dentro la storia, costruire un futuro a partire da coloro che il futuro hanno in mano”.
La relazione con i sostenitori è una cura che Missioni Don Bosco ha sviluppato fin dalla sua fondazione con don Pierluigi Zuffetti, passando per don Stefano Vanoli e il coadiutore Giampietro Pettenon. È fatta di messaggi costantemente inviati per chiedere e per rendicontare gli aiuti economici, attraverso invio di lettere e del periodico Terre Lontane o mediante gli ultimi mezzi offerti dalla rete Internet. Una presenza costante nelle case, che accompagna anche i tempi liturgici, le ricorrenze salesiane, il ricordo delle persone care. Toccante a questo riguardo è il rapporto a distanza fra i sacerdoti che celebrano l’eucarestia nelle missioni e i benefattori, che affidano ad essi le intenzioni per i defunti dentro comunità in cui giovani e giovanissimi, mamme e famiglie sono i destinatari della solidarietà. È uno scambio alla pari di attenzione spirituale e di vicinanza fattiva.
È questo il missionario salesiano, spiega don Barone: “Continuerà ad andare per le città a guardarsi attorno, a guardare i miracoli che Dio compie ogni giorno attraverso la vita, il sacrificio e la generosità di tantissimi… per stupirsi dell’attualità di don Bosco e del suo sistema educativo. Va per le città a gridare, a denunciare le ingiustizie, i sistemi di corruzione che generano povertà, sottosviluppo, furti di dignità prima ancora che di risorse, ladrocinî di speranza prima ancora che mancanza di generi alimentari”.
Il futuro è la nostra missione
Ciò che caratterizza molti, troppi giovani, in Italia e nel mondo è l’assenza di prospettive positive per la loro vita. La procura di Torino ha adottato lo slogan “Il futuro è la nostra missione” per sintetizzare l’intenzione e il contenuto del suo sostegno ai missionari. Si tratta di investire con adeguate risorse economiche sulla crescita delle nuove generazioni, garantendo anzitutto una buona alimentazione e le cure della salute, per poi salvaguardare tutti gli altri diritti dell’infanzia che richiedono avviamento e accompagnamento alla frequenza scolastica, cura della persona nella sua unità (spesso i missionari usano l’aggettivo “olistico” quando descrivono i progetti). La pedagogia salesiana considera l’attività fisica, il gioco, la buona e allegra compagnia, la musica come ingredienti indispensabili per una crescita equilibrata e condivisa nella comunità.
“Costruire futuro, lavorare per l’educazione dei giovani è l’avventura dell’amore, è l’ostinazione del bene che non si ferma” sottolinea don Luca, ancora con l’eco nelle orecchie del ritornello degli sconosciuti amici in cortile. “Una, due, dieci volte… battente come la pioggia tropicale, coinvolgente come il suono dei tamburi d’Africa, profonda come la cultura d’Oriente. Una sola, la più nobile, potente e rivoluzionaria azione che possa esserci è occuparsi della gioventù!”.

















