BS Aprile
2024

LE CASE DI DON BOSCO

Sarah Laporta

Il segreto del
BORGO RAGAZZI Don Bosco

«Chi si reca al Borgo per una breve visita, si accorge subito di trovarsi in un ambiente dove la vita salesiana è vissuta da mattina a sera, come in tante altre opere salesiane. Però si nota qui qualcosa di singolare che rende il Borgo diverso da tutti gli altri istituti».
Storia

La situazione dei bambini e dei ragazzi nel dopoguerra era particolarmente drammatica, vista la scarsità di beni di prima necessità e le distruzioni causate dalla guerra.

Erano molti i bambini ed i giovani che all’epoca si erano ritrovati soli: chi abbandonato e chi figlio di una famiglia troppo numerosa per poter badare ai figli ormai autonomi. Inizialmente, i primi ragazzi di strada, gli “sciuscià”, furono accolti vicino alla Stazione Termini, in via Marsala.

Ben presto, però, lo spazio divenne insufficiente e si rese necessaria la ricerca di un luogo più capiente.

76 anni fa, nella primavera del 1948, i salesiani di Roma guidavano una carovana di ragazzi che da via Marsala si spostava lungo via Prenestina fino ad arrivare a popolare quei cortili e quei capannoni che ancora oggi accolgono, educano e danno attenzione a centinaia di minori bisognosi e a rischio. Da quel momento nasceva il “Borgo dei Ragazzi di Don Bosco”, una piccola città in cui i ragazzi e le loro esigenze di crescita erano al centro dell’attenzione e della cura di tanti salesiani e di tante persone.

Il Borgo oggi

Sebbene il contesto sociale e culturale sia profondamente cambiato rispetto agli anni del dopoguerra, ancora oggi, persistono situazioni di disagio e precarietà che colpiscono soprattutto i giovani che risiedono nel quadrante est della Capitale.

È per questo che i Salesiani hanno deciso di rilanciare la vocazione originaria del Borgo rinnovando i propri servizi: la Parrocchia è stata inglobata dalla vicina Sant’Ireneo (2006), le scuole secondarie hanno lasciato il posto al potenziamento del Centro di Formazione Professionale ed è stata creata un’area ad hoc “Rimettere le Ali”, che offre servizi ai ragazzi che si trovano in situazione di disagio ed emarginazione sociale; l’Oratorio-Centro Giovanile ha ampliato la sua offerta ludico-sportiva e formativa.

Oggi, come allora, si creano relazioni significative che promuovono la vita dei ragazzi in difficoltà e di coloro che hanno bisogno di una cura particolare e che non trovano, altrove, risposte adeguate.

“Il Borgo Ragazzi Don Bosco ha come suoi obiettivi quelli di: (1) Accogliere, partendo dalle radici cristiane, chiunque abbia bisogno di un supporto educativo, al di là del proprio credo, della situazione economica o della cultura di appartenenza; (2) Progettare un percorso educativo e formativo ad hoc per ogni ragazzo, al di fuori di ogni format educativo massificato, creando un’armonia tra gli strumenti educativi propri al Borgo Ragazzi don Bosco; (3) Co-responsabilizzare, alla presa in carico dei minori in difficoltà, il contesto territoriale in cui il Borgo opera, attraverso percorsi di sensibilizzazione, formazione e sostegno di animatori, educatori, famiglie, aziende ed istituzioni.”

TRE DOMANDE AL DIRETTORE

Don Daniele Merlini

Che cosa le dà maggiori soddisfazioni?

Fortunatamente le soddisfazioni sono tante e continue e i doni riconoscibili che il Signore concede sono innumerevoli. Se ne dovessi scegliere alcuni direi che in questi anni come Direttore del Borgo ho davvero visto continuamente all’opera la Provvidenza di Dio, in molti modi: aiuti economici che arrivano da diverse fonti pubbliche e private, anche insperate, quando c’è la necessità perché altrimenti non si sa come andare avanti nelle attività con i ragazzi e sempre nella misura in cui è bastante per quell’attività, né di più né di meno; aiuti e sostegni umani che offrono e scelgono di mettersi a disposizione in quel momento e per quel ragazzo che ha proprio bisogno di quella presenza e di quel tempo. Davvero ho potuto sperimentare le parole di Gamaliele nel Sinedrio: “… se quest’opera viene da Dio, non riuscirete a distruggerla”.

In questi anni ho conosciuto tanti giovani con storie complicate e dolorose, con ferite e solitudini molto grandi: una grande soddisfazione è vedere una intera comunità educativo-pastorale che si mette al servizio delle vite di questi ragazzi, che con loro prova a trovare vie d’uscita a situazioni quasi disperate, che prova a sognare e a far sognare a questi ragazzi un futuro bello e possibile, che si fa compagna di viaggio e di speranza e… compie tante volte miracoli, affidandosi al Signore che usa le nostre mani e le nostre gambe! Ebbene sì, in questi anni ho visto tanti miracoli, ragazzi arrivati stanchi e delusi che hanno ritrovato speranza e voglia di vita e di futuro; ragazzi che erano arrivati da noi con un indice puntato addosso di riprovazione che si sono riscattati e sono divenuti risorsa per sé, per la propria famiglia e per la società civile.

Infine è una grande soddisfazione lavorare insieme salesiani e laici condividendo appieno gioie e dolori, responsabilità e soddisfazioni. Non mi sono mai sentito solo nel compito di Direzione di quest’opera, anche nelle decisioni più difficili e complesse, perché sempre tali decisioni sono state prese dopo adeguato tempo di discernimento comunitario e sempre con la volontà di convergere sulla cosa più giusta da fare. Penso che questa modalità sia la modalità gestionale del futuro per le nostre opere: salesiani e laici, insieme, con le proprie professionalità e responsabilità, mossi da stima reciproca e da un grande amore per i giovani che si mettono in ascolto della voce di Dio e insieme aprono strade di salvezza per i giovani.

Come sono i ragazzi e i giovani che frequentano l’opera?

Sono tanti e diversi i ragazzi e i giovani che frequentano il Borgo Ragazzi Don Bosco come tanti e diversi sono gli spazi e le attività per loro. Generalmente sono ragazzi della periferia romana con i loro sogni e le loro attese. Hanno bisogno che qualcuno li ascolti e che dia loro speranza perché purtroppo il clima sociale e culturale in cui viviamo tende a livellare verso il basso le loro aspettative e specialmente l’ambiente digitale fa balenare davanti ai loro occhi una vita di facili guadagni senza impegno ma che alla prova della realtà non regge.

Ci sono tanti ragazzi che arrivano al Borgo, in genere dalla periferia est di Roma, per frequentare i corsi di formazione professionale in meccanica, elettricità e ristorazione dopo aver concluso le medie. In tre o quattro anni vengono avviati ad una professione che li rende capaci di inserirsi nel mondo del lavoro. Sono italiani e stranieri, alcuni di seconda o ormai terza generazione (quindi non più “stranieri”) e giornalmente trovano persone che li accompagnano ad essere uomini e donne di domani con un ruolo attivo nella società.

Ci sono ragazzi che vengono inviati al Borgo dai servizi sociali e vengono accolti nella Casa Famiglia o in altri servizi di prevenzione e contrasto del disagio e della devianza minorile. La Casa Famiglia accoglie ad oggi dieci tra ragazzi e ragazze che vivono al Borgo insieme ai salesiani e ad operatori che si prendono cura di loro. Altri ragazzi inviati dai servizi ma anche dal Tribunale dei Minori per la loro messa alla prova sono quelli che frequentano il Centro Accoglienza Minori, uno dei fiori all’occhiello della nostra opera. Qui ragazzi che hanno compiuto 16 anni e generalmente in dispersione scolastica, in ritiro sociale o in altre situazione non ben individuate nemmeno dalle istituzioni, possono accostarsi a corsi “pensati per loro” e ottenere il diploma di scuola media, frequentare corsi professionalizzanti di diversa lunghezza e di vario tipo: parrucchieri e barbieri, giardinieri, camerieri e cuochi, pizzaioli, muratori, panettieri, baristi, ecc… e poi, accompagnati attraverso uno sportello, prepararsi ad entrare nel mondo del lavoro stilando un curriculum, preparandosi ad un colloquio di lavoro, facendo tirocini e stage. E mentre si insegna loro un lavoro, il compito più importante è educarli ad avere speranza e a ritrovare fiducia nella vita, quella vita che spesso li ha derubati e ha offerto loro poco.

Ci sono poi tantissimi ragazzi e giovani che frequentano l’oratorio centro giovanile, per giocare, per ritrovarsi con amici nel tempo libero, per crescere con loro nei gruppi formativi e nel servizio, per maturare una loro esperienza di fede e di impegno ecclesiale, per svolgere il loro anno di servizio civile, per svolgere il loro tirocinio formativo come educatori o psicologi nei nostri servizi educativi.

Tutti questi ragazzi e giovani sono la vera ricchezza del Borgo Ragazzi Don Bosco, la vera ragione della sua esistenza e lo scopo per cui tutta una comunità educativo pastorale vive, si forma, prega e opera instancabilmente tutti i giorni per il loro bene e la loro salvezza, con don Bosco ogni giorno ripetiamo: “Basta che siate giovani perché io vi ami assai”.

Come vede il futuro dell’opera?

Prima di tutto il futuro del Borgo lo vedo in continuità con il presente e con la sua storia ossia al servizio dei giovani più poveri: il Borgo nasce con questa vocazione e oggi porta orgogliosamente avanti questa missione nei mutati scenari sociali e pastorali, sono convinto che il futuro sarà ancora segnato da questa attenzione alle povertà giovanili, qualunque essere siano, perché c’è una comunità educativo-pastorale attenta a captare e recepire le nuove povertà e a provare a dare risposta alle richieste dei giovani. Ciò implica un continuo impegno formativo professionale e spirituale ma mi sembra che anche questa sensibilità non manchi e dunque si può guardare avanti con fiducia.

Il Borgo sarà sempre di più un laboratorio di corresponsabilità educativa e gestionale tra salesiani, laici impegnati con contratto di lavoro, laici volontari, istituzioni e aziende che vogliono collaborare per il bene dei giovani e della società. Già ora è in parte così ma la “Fondazione Ragazzi di Don Bosco a Roma”, istituita nel gennaio 2024, nasce proprio con questa finalità specifica e guardando al futuro con rinnovata fiducia, affinché le diverse povertà giovanili possano essere affrontate dai diversi soggetti sociali riuniti dalla volontà di dare riscatto a chi ha avuto dalla vita meno possibilità.

Il Signore continuerà a benedire quest’opera salesiana se essa continuerà a portare avanti la sua missione di riscatto verso i giovani più poveri. E se lo farà con le caratteristiche che hanno segnato questi 76 anni di storia salesiana qui al Borgo. Come spesso accade, la lezione della storia ci aiuta e vorrei concludere riportando le parole di un confratello salesiano della prima ora, attivo qui al Borgo, don Luigi Pace, economo dei primi anni ’50, che così scriveva: “Chi si reca al Borgo per una breve visita, si accorge subito di trovarsi in un ambiente dove la vita salesiana è vissuta da mattina a sera, come in tante altre opere salesiane. Però si nota qui qualcosa di singolare che rende il Borgo diverso da tutti gli altri istituti. Qualcosa che lo rende subito simpatico al visitatore, che se ne parte ammirato e soddisfatto. […] Viene spontaneo domandarsi: qual è il segreto di questa vitalità? Quali sono gli elementi che concorrono, oltre alla grazia del Signore e al Sistema preventivo di don Bosco, a produrre frutti così abbondanti di bene? Due elementi ci danno la sua vera fisionomia: 1. Una modestia senza pretese; 2. Lo spirito di famiglia che in esso regna”.

Dunque il futuro sarà garantito dalla grazia di Dio, dalla pratica del Sistema Preventivo di don Bosco, da una modestia senza pretese e dallo spirito di famiglia!          

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