BS Gennaio
2025

** Coloro che ricevessero grazie o favori per intercessione dei nostri beati, venerabili e servi di Dio, sono pregati di segnalarlo a postulatore@sdb.org. ** Per la pubblicazione non si tiene conto delle lettere non firmate e senza recapito. Su richiesta si potrà omettere l'indicazione del nome.

I NOSTRI SANTI

A CURA DI PIERLUIGI CAMERONI, postulatore generale

Il Santo del mese - Vendrame Costantino, presbitero, Servo di Dio

Costantino Vendrame nacque il 27 agosto 1893 a S. Martino di Colle Umberto (Treviso) da Pietro ed Elena Fiori, genitori cristiani che con il loro esempio comunicarono al figlio l’amore al lavoro, al sacrificio, alla preghiera e alla vita di fede. Compì gli studi ginnasiali e liceali nel seminario vescovile di Ceneda (Vittorio Veneto), dove si distinse nella pietà, nel comportamento, nell’amore allo studio, manifestando ben presto interesse per le missioni, per cui nel 1913 entrò trai Salesiani di Don Bosco, facendo il noviziato nella casa di Ivrea.

Seguirono quattro lunghi anni di servizio militare che temprarono il suo carattere e lo preparano alla missione, a cui avrebbe dedicato tutta la sua esistenza. Terminato il servizio militare compì i suoi studi di teologia lavorando negli oratori festivi di Chioggia e Venezia. Il cardinale Eugenio Tosi lo ordinò sacerdote il 15 marzo 1924 nella chiesa del seminario maggiore di Milano. Tre mesi dopo era inviato dai suoi superiori alla nuova missione dell’Assam nel Nord-Est India e il 5 ottobre ricevette il crocefisso ai piedi di Maria Ausiliatrice nella basilica a Lei dedicata in Torino. Significativo ciò che scrive alla partenza per l’India: «Scrivo sotto lo sguardo della cara Ausiliatrice e del Cuor di Gesù in cui tutto confido e da cui tutto spero, perché essi sono la mia sola eredità e la mia grande ricchezza. Sono nato nella povertà, sono cresciuto nella povertà, ma l’amore a Gesù mi ha portato a una maggiore e più austera povertà di mano e di cuore, avendo rinunciato a tutto, perfettamente a tutto, con voto, col professare nella Pia Società di S. Francesco di Sales, per essere tutto di Dio, solo di Dio». Il 2 dicembre, la nave con il piccolo gruppo di salesiani, che egli stesso accompagnava, levava l’ancora dal porto di Venezia. Il distacco dalla terra natale fu molto sofferto: «Uno strappo violento che spezzò l’ultimo filo, ma consolato da una visione radiosa di terre sterminate, popoli innumerevoli a cui annunciare la salvezza portata da Gesù, ed anime, tante anime in attesa di verità, giustizia, amore».

La presenza salesiana in Assam quando arrivò don Costantino era agli inizi. Giunto a Shillong, sperimentò la gioia dell’incontro con monsignor Luigi Mathias, con i religiosi veterani della missione, i superiori, i chierici e i giovani che erano là ad aspettarli con una fraternità tutta salesiana. Monsignor Mathias era il grande stratega della nuova impresa missionaria. Mancava il soldato umile ed eroico che si mettesse alla testa dei suoi compagni e li guidasse con il suo entusiasmo e con il suo esempio ad eseguire i piani e le idee di monsignor Mathias e questa fu la parte riservata a don Costantino Vendrame che così scriveva: «Ecco davanti a noi tante capanne e villaggi, montagne e valli e fiumi. Ve ne sono ancora moltissime che non vediamo. In ogni villaggio e capanna in ogni cuore dobbiamo portare con il dono della nostra vita l’amore di Cristo per ogni persona senza dimenticare nessuno». Dopo 32 anni, nella regione Khasi non vi era montagna che egli non avesse scalato, fiume che non avesse guadato e villaggio in cui non fosse andato a portare la croce.

Si mise subito allo studio delle lingue locali. Alla fine del suo primo anno in India il giovane missionario era già parroco della parrocchia di Shillong, centro della prefettura apostolica dell’Assam. Per parecchio tempo fu quasi sempre l’unico sacerdote ad accudire i bisogni della vasta e fiorente parrocchia di Shillong. Lasciava tutto e accompagnato da un catechista andava lontano, camminando per giorni e giorni per portare la buona novella. Nel 1934, dopo 9 anni di lavoro, aveva fatto sorgere ben 105 comunità. Aveva una grande resistenza fisica, ma la sua vera forza l’attingeva dalla sua viva fede, dalla sua unione con il Signore nella preghiera. Nei primi anni della permanenza di don Vendrame in India il suo superiore, monsignor Luigi Mathias, fu un po’ perplesso per questo uomo, diverso dagli altri, che pareva vivere una vita tutta sua e sfondava e convertiva, dove altri bravi missionari prima di lui non erano potuti passare. Finché non gli avvenne di notare più volte che la sera tardissimo vi era una luce in chiesa. Andava a vedere e trovava sempre don Vendrame in profonda adorazione. «Ora capisco, disse, perché fa tante conversioni».

Morì il 30 gennaio 1957 nell’ospedale di Dibrugarh, alla vigilia della festa di San Giovanni Bosco. Non possedeva nulla. Monsignor Marengo diede una sua veste per vestire la venerata salma. I funerali furono un trionfo di fede e gratitudine. Di lui fu detto: «Ricordiamo don Vendrame come un sacerdote che ci ha amato con il cuore di Cristo, caldo e umano, forte e fedele, pronto a dare la sua vita per noi». Significativa la testimonianza su don Vendrame del Servo di Dio monsignor Oreste Marengo: «Per me egli fu un Salesiano che, come don Bosco, pensava, parlava e giudicava sempre in termini di anime da salvare, uno che ha mai pensato a sé. Se ha commesso uno sbaglio, fu quello di trascurarsi troppo perché non vedeva altro che il bisogno delle anime: il cibo ed il riposo erano le ultime cose a cui pensava. […] Come non si curava di sé, così non ha mai minimamente cercato se stesso nel suo lavoro. Soltanto dal Sacro Cuore di Gesù attinse la sua sete di anime. La sua austerità fu soltanto superata dalla sua compassione per i poveri”.

Apertura Inchiesta diocesana: 19 agosto 2006

Chiusura Inchiesta diocesana: 19 febbraio 2011

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