BS Settembre
2025

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

“IL SACRO ESPERIMENTO” dell’isola Dawson

Gioia e dolore del pioniere monsignor Fagnano

Il 20 gennaio 1880, don Giuseppe Fagnano si installò con alcuni salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice sulle rive del Río Negro (Argentina), dove rimase sette anni. Vi costruì opere educative (scuole, chiese, laboratori per artigiani, casa di formazione…), promosse opere sociali (società di mutuo soccorso, osservatorio meteorologico, centro sanitario…) e avvicinò piccoli centri di indigeni lungo le sponde del grande fiume. Nella primavera del 1881, come cappellano dell’esercito, lo risalì fino alle Ande, per poi ridiscenderlo sempre allo scopo di entrare in contatto con gli indigeni, difenderli dalle inevitabili violenze dei militari e soprattutto evangelizzarli. Nel frattempo anche don G. Beauvoir e don D. Milanesio facevano altrettanto.

Nominato nel dicembre 1883 Prefetto apostolico della Patagonia meridionale, delle Malvine e delle isole oltre lo stretto di Magellano, dall’ottobre 1886 al gennaio 1887 don Fagnano, in compagnia di alcuni marinai e soldati, in un avventuroso e tragico viaggio poté ampiamente esplorare la Terra del Fuoco per rendersi conto della presenza colà di gruppi di indios. Ovviamente la convivenza con i militari, condizione sine qua non per inoltrarsi fra gli indigeni, costituiva sempre un problema di coscienza.

Nel luglio 1887 si trasferì a Punta Arenas (1500 ab.), meta in quegli anni di commercianti cosmopoliti, piccoli armatori di navi, cercatori d’oro, avventurieri. Colà fondò collegi, luoghi di culto, scuole e oratori per i giovani. Il suo sogno era però la salvezza degli indios. Da tempo erano in corso violente scorrerie di indigeni contro i cercatori di oro, contro gli estancieros che dove arrivavano allontanavano con la forza delle armi gli indios ed uccidevano i guanachi, principale loro alimento.

Il coraggiosissimo pioniere don Fagnano prospettava una sua soluzione. Ancora prima di trasferirsi sullo stretto di Magellano aveva infatti scritto a don Bosco (26 gennaio 1887): “Con quanta facilità potrebbe il Governo nazionale civilizzare quei poveri selvaggi passando loro qualche razione di viveri ed erigendo fra essi una scuola pei maschi ed un’altra per le femmine come centro della Missione! In due o tre anni quei miseri, potrebbero, a mio parere, essere utilizzati nell’agricoltura come giornalieri, o come marinai, e costituirebbero sempre una speranza ed un rifugio per i naufraghi della Terra del Fuoco”.

E un mese dopo essere arrivato a Punta Arenas (30 agosto 1887): “Abbiamo bisogno di correre tutte le isole, i canali dove vivono i selvaggi, per annunziar loro la buona novella del Vangelo, trasportarli in un punto solo e attendere alle loro necessità spirituali e materiali. Non si potrà ottener conversioni se non si provvede ai selvaggi vitto, vestito e sementi per un anno”.

Monsignor Fagnano affittò allora una goletta, vi imbarcò cavalli, pecore, alimenti, equipaggio e si lanciò in escursioni delle isole fueghine. L’affitto della goletta costava troppo, per cui nel 1889 ne comperò una propria, la “Maria Auxiliadora”. Esplorò così in lungo e in largo l’isola Dawson e nel 1890 ne ottenne dal governo cileno il possesso per vent’anni. Con grande fatica e molto dispendio di denaro, un minuscolo drappello di Salesiani disboscarono un’ampia zona costiera, vi costruirono un centinaio di casette, vi trasportarono bestiame, vestiario e attrezzi e vi avviarono una segheria con un motore recuperato da un vapore fuori uso. Radunandovi qualche centinaio di indigeni tentarono così una problematica operazione di salvataggio delle etnie locali.

In una sua visita alcuni anni dopo così descriveva la “Missione San Raffaele”: “A fianco del piazzale che prospetta la Chiesa vidi innalzato un bell’Ospedale con due vaste sale, che possono già prestare un buon servizio in caso di bisogno; accanto al fabbricato delle Suore di Maria Ausiliatrice una casa per le vedove e per le nubili; più in giù molte nuove case per gli Indii; poi una sega a vapore che lavora incessantemente per dare i materiali di costruzione; e quello che più mi fece impressione, un gran lanificio, dove stanno occupate tutte le donne e le ragazze Indie. Che bello spettacolo vedere queste povere creature, dall’aspetto sì selvaggio, affaccendarsi con tanta intelligenza in questo laboratorio, chi in lavare la lana, chi in cardarla, altre in torcerla ed altre in tesserne coperte da letto, stoffe pei loro vestiti, cappe per le donne e mantelli per gli uomini, i quali attendono alla coltivazione della terra. Le ragazze poi interne dell’Ospizio delle Suore… È questo un vero paesello di campagna, che conta 450 persone, a cui bisogna procurare tutto, vitto, vestito, istruzione, educazione, infonder loro l’idea della civilizzazione cristiana e indirizzarli al lavoro, dal quale rifuggono come per natura (1° agosto 1897). Nella Missione Buon Pastore sulla punta orientale dell’isola le Figlie di Maria Ausiliatrice tenevano un altro gruppo di ragazze.

Ma malattie infettive, portate dall’estero e diffuse in regime di sedentarietà, convivenza e uso di indumenti per coprirsi cominciarono inesorabilmente a mietere vittime su vittime senza riuscire a porvi rimedio: “li occupiamo piuttosto nei lavori materiali all’aria aperta, affinché crescano più robusti […] Provai un po’ di pena nel sentire la notizia della morte di alcuni, causa la polmonite che li attacca inesorabilmente sia nella Missione, sia nei boschi ed alle rive del mare. È un vero bisogno la permanenza d’un medico nelle Missioni munito di rimedii e specialmente di olio di merluzzo, l’unico ricostituente della loro debole complessione” (20 febbraio 1900).

Allo scadere della convenzione governativa sull’isola Dawson rimanevano pochi indigeni. Vennero allora trasferiti sull’isola Grande della Terra del Fuoco, alla foce del Rio Grande, dove nel 1893 lo stesso monsignor Fagnano, su un vasto terreno ottenuto in modo precario dal governo argentino, aveva raccolto centinaia di ovini e bovini e provveduto alla costruzione della grande missione, “Nostra Signora della Candelaria”, oggi monumento nazionale.

Il Sacro esperimento della “fine del mondo”, finito con un insuccesso, va anche detto che, se non era teoricamente l’unica alternativa possibile, in effetti fu l’unica realizzata per preservare gli indios dalla riconosciuta violenza dei bianchi, per metterli in condizioni di prepararsi a una futura integrazione nella società cilena ed argentina.

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