BS Gennaio
2022

IL TEMPO DELLO SPIRITO

Kirsten Prestin, foto: Don Bosco Mission Bonn / Melis Boasi

Il maledetto sudore del fango

La miniera di Rubaya, nella Repubblica Democratica del Congo, è uno dei più importanti giacimenti di coltan di tutto il mondo. Molti bambini e giovani devono lavorarvi senza dispositivi di protezione, in cambio di pochi Euro. I Salesiani di don Bosco vogliono spezzare il circolo vizioso della povertà e dello sfruttamento attraverso l’istruzione.

La miniera di Rubaya si trova in alto, sulle montagne della regione di Masisi. Vi si trovano minerali e terre rare, come il coltan. Dato che nella zona vulcanica piove spesso e intensamente, il coltan è trascinato a valle dalla montagna attraverso i corsi d’acqua e si raccoglie poi nel letto del fiume. Il coltan è un’importante materia prima per i telefoni cellulari ed è quindi molto richiesto in tutto il mondo.

Qui nella stagione delle piogge il terreno è umido e pesante. Tayo, un bambino di 8 anni, non riesce a sollevare una pala piena. Deve però continuare a lavorare per estrarre dalla terra la ricchezza del Congo: materie prime come il coltan e la cassiterite. Sta con i piedi nudi nel fango per molte ore, a volte per tutto il giorno. Accanto a lui lavorano altri bambini e ragazzi. I piccoli sbrigano commissioni. Molti di loro non sono mai stati a scuola. Nella Repubblica Democratica del Congo il lavoro minorile è vietato, ma i controlli sono rari e dunque il divieto è rispettato in misura limitata.

Anche il padre di Tayo scava alla ricerca del prezioso minerale ed è immerso fino alle ginocchia nel fango, calzando stivali di gomma. Il minatore scava un canale nel letto del fiume e posa pietre sul bordo. I minerali sono lavati in questo modo. L’uomo cerca nel fango e mostra alcune pietre scintillanti nel palmo della mano: è coltan. Questo minerale assicura la sopravvivenza della sua famiglia.

Una vita in estrema povertà

Per le famiglie della regione del Kivu Nord spesso l’unica opportunità di guadagno consiste nel lavoro nelle miniere a cielo aperto. Sebbene in Congo il lavoro minorile sia proibito, nella miniera lavorano anche molti minori, in condizioni spaventose. Lavorare nelle miniere è molto pericoloso. Ogni anno si verificano frane che uccidono anche bambini. Nonostante le preziose risorse minerarie di cui dispone, il Congo è uno dei Paesi più poveri del mondo. La maggioranza della popolazione del Paese centrafricano vive in condizioni di estrema povertà.

  Si calcola che nelle miniere lavorino migliaia di minorenni. Molti sono impegnati fino a otto ore al giorno.  

Molte famiglie non possono pagare le tasse scolastiche per i propri figli. Per questo mandano i bambini nelle miniere in tenera età. I salari sono generalmente bassi e bastano solo per acquistare gli abiti e qualcosa da mangiare. Normalmente i bambini sono pagati meno degli adulti. Si calcola che nelle miniere lavorino migliaia di minorenni. Molti sono impegnati fino a otto ore al giorno.

Secondo l’unicef, l’organizzazione internazionale per l’aiuto all’infanzia, nel 2021 è stato registrato un aumento del numero di bambini che lavorano, che in tutto il mondo ha raggiunto la cifra di 160 milioni. Il loro numero era in calo, ma è ora aumentato per la prima volta a causa della pandemia di coronavirus. In Africa la situazione è particolarmente drammatica. Qui un bambino su cinque deve andare a lavorare. Si teme che entro la fine del 2022 potrebbero essere costretti al lavoro minorile fino a 46 milioni di bambini in più in tutto il mondo. In molti Paesi poveri le famiglie dovevano lottare per la sopravvivenza anche prima della pandemia di coronavirus. Il coprifuoco ha ulteriormente peggiorato la situazione. Molti genitori non possono più mantenere la loro famiglia. Per questo i ragazzi e le ragazze che devono lavorare invece di andare a scuola sono sempre più numerosi.

L’abbondanza di materie prime è una maledizione

L’abbondanza di materie prime in Congo è anche la sua maledizione. Da molti anni il sogno di rapidi guadagni ha innescato una spirale di violenza nella parte orientale del Paese. La gestione della sicurezza è precaria. Milizie e bande in competizione sono impegnate in sanguinose battaglie a spese della popolazione civile. Rubaya era un piccolo e sonnolento villaggio di montagna a circa 60 chilometri a ovest della capitale della provincia congolese orientale, Goma. La popolazione viveva principalmente di agricoltura, quando fu individuata la presenza del minerale di coltan. Con l’aumento della domanda di computer e telefoni cellulari negli anni ’90, sempre più persone si sono riversate a Rubaya per lavorare alla ricerca del prezioso minerale. Gli scavi per la ricerca di questa materia prima ne impegnano ora decine di migliaia.

I Salesiani di Don Bosco offrono programmi di sostegno e aiuto alle famiglie povere. In futuro 400 bambini e giovani che vivono nelle aree minerarie avranno accesso all’istruzione. «Il circolo vizioso della povertà e dello sfruttamento può essere spezzato solo con l’istruzione», afferma don Jean-Pierre Muhima Mutaka, responsabile dell’ufficio progetti Don Bosco a Goma. Invece di lavorare nelle miniere, i bambini lavoratori dovrebbero partecipare a lezioni o corsi di recupero. Molti bambini lavoratori non hanno mai frequentato una scuola. Presso i Salesiani sono previsti anche corsi di formazione professionale per offrire l’opportunità di un futuro migliore agli ex bambini lavoratori.

  Molti bambini lavoratori non hanno mai frequentato una scuola. Molte famiglie non possono pagare le tasse scolastiche per i propri figli.  

Vari rappresentanti locali della società civile accolgono con favore l’iniziativa dei Salesiani di Don Bosco. Il loro lavoro è un passo importante per riportare i bambini a scuola e consentire loro di seguire un percorso di formazione professionale per sperare in un futuro migliore lontano dalle aree minerarie.

«Il fatto che i bambini debbano lavorare nelle miniere richiede un intervento urgente da parte delle organizzazioni umanitarie», afferma don Batundi Hangi dell’organizzazione “Miniere del Kivu Nord”. È una delle numerose associazioni con cui le istituzioni di Don Bosco in Congo hanno elaborato un piano per salvare i bambini. Quest’opera richiede soprattutto perseveranza. Sono necessarie molte discussioni per convincere le comunità dei villaggi che i bambini debbano stare a scuola e non in miniere a cielo aperto. «Dobbiamo convincere i genitori dell’opportunità che i loro figli vadano a scuola invece di lavorare. E dobbiamo mostrare loro prospettive», ha detto don Jean-Pierre.          

 

Speranza per i bambini delle miniere

I Salesiani di Don Bosco sono attivi nella megalopoli di Goma, in Congo, fin dagli anni ’80: 19 tra collaboratori e collaboratrici di strutture di Don Bosco sono impegnati ad aiutare i bambini che lavorano nella miniera di Rubaya e le loro famiglie. Centinaia di bambini delle miniere rimasti orfani, abbandonati o in fuga trovano una nuova casa al Centro Don Bosco Ngangi di Goma.

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