I FIORETTI DI DON BOSCO
B.F.
Il MAGICO CAPPOTTO di don C.
Era un cappotto di forma classica, stravagante e fuori moda in quegli anni della metà del 1800. Apparteneva ad un certo don C., un uomo gioviale, con qualche lato bizzarro, sicché i giovani preti allievi del Convitto Ecclesiastico di Torino si divertivano talvolta alle sue spalle. E il bersaglio preferito era proprio il cappotto, per la sua forma eccentrica. Tanto che don C. decise di non indossarlo più e lo nascose in un baule, e poi colla maggior segretezza possibile mandò il baule al suo paese in campagna.
Il vero re dell’allegria del Convitto Ecclesiastico era don Giovanni Bosco, che nelle ore di ricreazione era sempre al centro delle risate.
In modo del tutto imprevedibile, proprio i superiori del Convitto, che si chiamavano Teologo Guala e don Cafasso, chiesero a don Bosco di fare un bel gioco di vera magia.
Don Bosco disse: «Chiedetemi la cosa che vi piace di più e io ve la farò apparire su questo tavolino».
Uno dei professori esclamò: «Facciamo comparire il cappotto di don C.!»
La proposta fu applauditissima e fece dimenticare tutte le altre. Don Bosco si scusò dicendo che non era possibile, e don C. gongolante gridò: «Fate pure se ne avete il coraggio, giacché il mio pastrano l’ho lasciato in campagna, l’ho chiuso sotto chiave e nessuno può prendermelo».
Don Bosco si arrese, si fece dare una bacchetta, si cinse i fianchi con un asciugamano, poi cantò e disse parole misteriose. Quindi fingendo di essere scoraggiato assicurò che non poteva riuscire. Tutti gli occhi erano concentrati su di lui.
Don Bosco rinnovò i segni cabalistici, e a un tratto esclamò: «Silenzio! In questo momento il cappotto è a Costantinopoli, ma lo faremo venire qui!». Poi comandò che fosse portato in mezzo alla stanza un comodino appartenente a uno dei convittori. Lo aprì, e poi invitò tutti a verificare come fosse vuoto. Lo chiuse accuratamente e diede la chiave al direttore del Convitto.
«Fate, fate pure», diceva con sicurezza don C., mentre un sorriso sardonico di compiacenza passeggiava sulle sue labbra.
Don Bosco, preso un aspetto ispirato, e tranciando lentamente l’aria con la bacchetta, pronunciò quattro parole misteriosissime e finì con gridare: «È fatto!».
Allora diede la chiave a don C., il quale appena ebbe quella chiave tra le mani, esclamò stupito: «Ma questa… questa è la chiave del mio baule».
Aprì il comodino con cautela e l’orribile caffettano fuori moda fece la sua comparsa trionfale in mezzo agli applausi scroscianti. Il povero don C. rimase a bocca aperta, mentre tutti circondavano don Bosco per farsi spiegare il miracolo del cappotto.
Don Bosco, come ogni bravo mago, non lo rivelò a nessuno, naturalmente.

















