I FIORETTI DI DON BOSCO
B.F.
Il grande maestro DOGLIANI
Fu accolto da don Bosco nel suo Oratorio di Valdocco (Torino) nel 1864, a 14 anni di età, come allievo falegname. Egli però aveva una spiccata inclinazione alla musica, e trovò in don Bosco chi lo comprese e l’assecondò. Poté studiare musica strumentale, armonia e composizione. I suoi progressi furono così rapidi che, fattosi salesiano, divenne il più attivo collaboratore di don Cagliero, e, allorché questi partì per l’Argentina a lui fu affidata la direzione della Schola cantorum, e della banda musicale dell’Oratorio. La basilica di Maria Ausiliatrice divenne rinomata per le grandiose esecuzioni. L’orchestra e il coro del maestro Dogliani divennero famosi e richiesti in Italia e all’estero.
Il maestro Dogliani, seguendo il metodo educativo di don Bosco, seppe fare della scuola di canto e di banda validi strumenti di formazione, educando soprattutto con l’esempio e la sua abituale compostezza e inalterabile pazienza. Tra i suoi allievi vi fu pure il celebre tenore Francesco Tamagno.
Era un uomo umile e buono. Don Bosco si faceva spesso accompagnare da lui. Un giorno, partendo per Caselle, don Bosco si accorse che mancava pochissimo alla partenza del treno, gli disse: “Corri, Dogliani, precedimi alla stazione e prendi i biglietti».
«Di prima o di seconda classe?»
«La terza, la terza sempre».
Sopraggiunto don Bosco, salirono insieme nei carrozzoni di terza classe. Gli impiegati ferroviari, che riconobbero don Bosco, lo costrinsero a passare in prima con il compagno. Quando vi si furono accomodati, don Bosco disse sorridendo a Dogliani: «Vedi? Se avessimo preso i biglietti di seconda classe, ci avrebbero lasciati stare in seconda. Abbiamo prese le terze, e ci hanno fatto venire in prima».
Un’altra volta viaggiando con don Bosco, Dogliani s’accorse di avergli perduta la valigia! Don Bosco, vedendolo tutto mortificato disse: «Niente ti turbi! Mi rincresce solo per certe carte…». Non finì la frase, che arrivò trafelato un uomo, dicendo: «Ecco la sua valigia». Dogliani respirò.
Una sera il buon Padre finì di confessare dopo che da un pezzo la comunità aveva cenato. Sedutosi a tavola, Dogliani, che alternava le lezioni di musica con i servizi del refettorio, ordinò la cena per lui.
Il cuciniere mandò un piatto di riso stracotto e freddo. Il giovane coadiutore si stizzì e disse: «Ma è per don Bosco!» E il cuoco che si chiama Gaia e aveva un caratterino vivace: «Oh, don Bosco è uno come tutti gli altri».
Dogliani, umiliato, presentò a don Bosco quella roba, e si tirò indietro.
Ma un chierico riferì la frase del cuoco a don Bosco, che non batté ciglio e con aria tranquilla e tono pacato disse: «Ha ragione Gaia. È vero».

















