LA LINEA D'OMBRA
ALESSANDRA MASTRODONATO
Il diritto di CAMBIARE IDEA
La nostra mente è restia a sperimentare il nuovo, a prendere in considerazione altre vie possibili e l’idea di abbandonare l’itinerario che abbiamo percorso sinora suscita in noi timore e frustrazione, una certa resistenza psicologica che, non di rado, fa naufragare ogni ragionevole tentativo di aggiustare il tiro.

Quanto è difficile cambiare idea? Se è vero che, in linea generale, facciamo spesso fatica a rivedere le nostre opinioni e a modificare in corso d’opera le decisioni che prendiamo, a maggior ragione ciò appare estremamente complicato quando si tratta di rimettere in discussione idee consolidate, visioni complessive della realtà o scelte di vita che danno sostanza alla nostra identità e alla rappresentazione che, nel tempo, abbiamo costruito di noi stessi. Di fronte all’ipotesi – che inevitabilmente percepiamo come incerta ed insidiosa – di doverci confrontare con una situazione inedita e sconosciuta, tendiamo a preferire lo scenario che ci è più familiare, il sentiero già tracciato, anche se nel nostro intimo avvertiamo che quelle convinzioni, quei propositi interiori e i comportamenti conseguenti non ci appartengono più, non rispecchiano più il nostro modo di essere e le nostre aspettative. Anche se inavvertitamente percepiamo che perseverare su quella strada ci condannerà fatalmente a un’esistenza inautentica!
Nonostante questo, la nostra mente è, infatti, restia a sperimentare il nuovo, a prendere in considerazione altre vie possibili e, persino quando invertire la rotta appare come l’unica opzione praticabile, l’idea di abbandonare l’itinerario che abbiamo percorso sinora suscita in noi timore e frustrazione, una certa resistenza psicologica che, non di rado, fa naufragare ogni ragionevole tentativo di aggiustare il tiro man mano che procediamo nel nostro cammino. Cambiare idea, in un certo senso, ci mette a disagio, sembra minare il nostro sentimento di auto-efficacia e, talvolta, si accompagna a un sottile senso di colpa, derivante dalla sgradevole sensazione di peccare di incoerenza e mancanza di risolutezza.
Una simile difficoltà si accentua ulteriormente in corrispondenza con il progressivo raggiungimento della condizione adulta, forse perché accarezziamo l’erronea convinzione che l’adultità comporti di per sé la conquista di granitiche certezze circa il proprio modo di pensare, i propri valori di riferimento e la propria stessa identità. E se siamo tutto sommato disposti a tollerare in chi è più giovane una certa volubilità e il bisogno fisiologico di rimettersi costantemente in discussione navigando a vista tra tentativi ed errori, raramente mostriamo la stessa indulgenza nei confronti degli adulti, dai quali ci aspettiamo scelte nette e comportamenti lineari. Quasi che cambiare idea significasse allontanarsi dalla propria essenza e, in un certo senso, tradire se stessi…
Ma, come ha scritto qualcuno, «le scelte non sono ergastoli». Per quanto la fedeltà a se stessi sia senza dubbio un valore, le decisioni che prendiamo non dovrebbero diventare una condanna senza appello dalla quale risulti impossibile tornare indietro. Accettare i cambi di rotta e le deviazioni della vita, anche quando ciò appare doloroso e diventa ai nostri occhi come «l’inizio della fine del mondo», è anzi in molti casi sintomo di maturità e resilienza, della capacità di rialzarsi dopo un fallimento o una caduta rovinosa e di ricominciare il cammino, guardando avanti e proiettandosi verso il futuro, anche se questo ci sembra adesso diverso rispetto a quello che avevamo inizialmente sognato.
Si tratta di una scelta che, lungi dall’apparire una comoda via di fuga di fronte alle difficoltà dell’esistenza, comporta coraggio e apertura al cambiamento, la disponibilità a rivedere le proprie posizioni e il proprio punto di vista, ma anche l’umiltà di ammettere i propri errori e di abbandonare le proprie certezze per mettersi alla ricerca di una felicità più autentica. In altre parole, una scelta che non ci trasforma automaticamente in individui scostanti e superficiali – come una piuma capricciosa che volteggia nel vento –, ma che al contrario è indice di consapevolezza e della capacità di prendersi cura di se stessi.
Questa è l’unica cosa da fare,
è l’unica cosa che mi rimane:
aspettare qualche mese
che si sciolga la neve.
Eri l’unica e unica rimani,
e la mia vita era nelle tue mani;
il mio cuore era lì,
ad un passo da te…
Ma parlo sottovoce
e penso troppo veloce,
e peso meno di una piuma.
E non importa se dovrò piangere tanto,
se sarà tutto un altro mondo,
e se dovrò cambiare idea…
Questa è l’unica cosa da fare,
quando penso che su tutto
posso ragionare:
non mi devo più ascoltare…
Perché parlo sottovoce
e penso troppo veloce,
e peso meno di una piuma.
E non importa se dovrò piangere tanto,
se sarà tutto un altro mondo,
e se dovrò cambiare idea.
No, non importa se dovrò piangere tanto,
sarà l’inizio della fine del mondo,
ma dovrò cambiare idea,
persino su di me,
persino su di me…
Che parlo sottovoce
e penso troppo veloce,
e peso meno di una piuma.
Devo prendermi cura di me!
E non importa se dovrò piangere tanto,
se sarà tutto un altro mondo,
e se dovrò cambiare idea,
persino su di te,
persino su di me…
(Dente, Cambiare idea, 2023)

















