DON BOSCO NEL MONDO

Marcella Orsini

Accendere il sole a Ibadan

La sfida ambientale dei salesiani in Nigeria

Milioni di ragazze e ragazzi di tutto il mondo chiedono, con urgenza, decisioni e azioni concrete per la tutela dell’ambiente come garanzia per la loro stessa vita, presente
e futura; se ciò avviene in contesti di forte e particolare sofferenza ecologica, i Salesiani di Don Bosco non possono che educare e intervenire in questa direzione.

Nel 2020 la Nigeria è rientrata tra le prime 20 economie mondiali. Tuttavia, per isu (Indice di Sviluppo Umano) in base all’istruzione e all’aspettativa di vita, la Nigeria si colloca al 161° posto su 189 paesi.

Il suolo nigeriano offre una quantità sorprendente di risorse naturali quali minerali, oro, gas naturale e, soprattutto, petrolio di cui l’African giant, il gigante africano, come viene definito il Paese, è il primo produttore in Africa, il sesto in ambito OPEC e il decimo a livello mondiale. Il settore petrolifero rappresenta il 95% delle esportazioni totali, l’80% del bilancio dello Stato e concorre per il 40% alla formazione del pil, tuttavia, secondo il World Poverty Clock Report, il 43% della popolazione nigeriana vive in condizioni di povertà estrema, con meno di 1,90 dollari al giorno.

Per quanto riguarda le dimensioni demografiche è il Paese più popoloso del Continente, con una popolazione di oltre 209 milioni di persone, nel 2019, raggruppate in più di 250 gruppi etnici che, differenti tra loro per caratteristiche linguistiche, socio-culturali ed economia, convivono all’interno di continue tensioni che spesso degenerano in veri e propri conflitti. I gruppi più numerosi e politicamente influenti sono gli Hausa e gli Yoruba, entrambi popoli sudanesi, gli Ibo, popolo semibantu e i Fulbe, chiamati Fulani.

Più della metà della popolazione, il 53,5% è di fede islamica, mentre il 45,9% di fede cristiana. Questo fa sì che i conflitti etnici si aggravino ulteriormente, creando adesione e consenso nei confronti di movimenti e di gruppi armati jihadisti, Boko Haram su tutti, noto in tutto il mondo per gli attacchi brutali e violenti con cui opera a danno della società civile, soprattutto di ragazze e di bambine inserite in percorsi d’istruzione e di formazione.

L’area in cui si concentra la maggior parte della popolazione in condizione di povertà estrema, dove più preoccupanti sono la disoccupazione, la mancanza di infrastrutture e l’assenza di beni e servizi di base è proprio il Delta del Niger, a Sud-Est, dove si trova la maggior parte dei giacimenti petroliferi.

La questione petrolifera è stata centro e causa dei continui conflitti etnici in Nigeria fin dagli anni Settanta della scoperta della presenza di oro nero nel sottosuolo, risorsa preziosissima di cui le popolazioni etniche non hanno mai raccolto alcun beneficio, a vantaggio, piuttosto, di un arricchimento sproporzionato e iniquo delle imprese estrattive internazionali e dell’entourage politico nigeriano, tra promesse mai mantenute e corruzione.

Non ci sono stati interventi statali significativi per il controllo dei giacimenti e la protezione delle terre locali, distrutte e rese improduttive da anni di sversamenti di greggio dagli impianti estrattivi.

Dal punto di vista politico, finalmente, dopo anni di tentativi falliti, il presidente Muhammadu Buhari ha firmato la legge di riforma del settore petrolifero, il Petroleum Industry Act 2021 che dovrebbe garantire un maggiore e più largo controllo del Governo sulla gestione delle risorse petrolifere.

Malgoverno e corruzione sono diventati così strutturali che a poco sono valse le azioni da parte di artisti e di intellettuali di ribellione pacifica a quello che è diventato uno status quo e, se da un lato l’economia cresce, le stratificazioni sociali si marcano in uno scenario iniquo e di attacco all’ambiente senza precedenti.

La scelta ecologica

I salesiani della giovane Delegazione della Nigeria, affiancata dall’Ispettoria dell’Africa Occidentale Anglofona, pur se operanti in un contesto urbano e apparentemente in crescita, raccolgono le più disparate necessità di chi, fragile e solo, non è inserito in questa trasformazione del Paese.

Si tratta soprattutto di ragazze e ragazzi cosiddetti “di strada” e a rischio di esclusione sociale, esposti a ogni sorta di pericolo e di sfruttamento. Per loro non c’è posto nella società, non frequentano la scuola e non hanno accesso ai minimi livelli di sicurezza e di protezione.

In particolare, la Fondazione Don Bosco nel Mondo supporta oggi i missionari di Ibadan, una piccola comunità di 6 missionari che sorge nella parte sud-occidentale della Nigeria, con il progetto “Miglioramento della vita di bambini, giovani e studenti vulnerabili di strada attraverso l’accesso all’energia solare presso il Child Protection Center”.

Ibadan è la seconda città del Paese per popolazione e area geografica ed è la Capitale dello Stato di Oyo. Ha una popolazione di circa 3,6 milioni di abitanti e si trova a 128 chilometri nell’entroterra a Nord-Est di Lagos e a 530 chilometri a Sud-Ovest di Abuja.

Ibadan è un importante punto di transito tra la regione costiera e le aree dell’entroterra del Paese: era il centro amministrativo della vecchia regione occidentale fin dai tempi del dominio coloniale britannico e parti delle antiche mura protettive della città sono rimaste in piedi fino ad oggi. I principali abitanti della città sono gli Yoruba, così come varie comunità di altre parti del Paese.

A Ibadan i Figli di Don Bosco hanno fondato il Child Protection Center, noto come Bosco Boys Home, il Centro Giovanile e la Scuola di Filosofia.

Le attività dei salesiani di Ibadan coprono i bisogni dei giovani più svantaggiati con una risposta a più livelli e integrale, dall’accoglienza di 15 ragazzi vulnerabili e a rischio provenienti da contesti di abbandono e di povertà estrema alla formazione di 33 giovani studenti futuri missionari educatori e animatori pastorali. I giovani in formazione, inoltre, oltre a dedicarsi agli studi di Filosofia e Pedagogia, realizzano attività pastorali presso gli oratori delle parrocchie della città.

Nella maggior parte delle missioni nel mondo la vocazione salesiana è sempre più una vocazione “verde”, orientata, perciò, a portare l’Amore di Dio ai giovani anche attraverso la tutela e la cura dell’ambiente in cui vivono.

Milioni di ragazze e ragazzi di tutto il mondo chiedono, con urgenza, decisioni e azioni concrete per la tutela dell’ambiente come garanzia per la loro stessa vita, presente e futura; se ciò avviene in contesti di forte e particolare sofferenza ecologica, i Salesiani di Don Bosco non possono che educare e intervenire in questa direzione.

In Nigeria, che abbiamo visto essere un Paese complesso e a rischio ambientale, i salesiani stanno operando affinché siano fatte scelte ecologiche e utilizzate tecnologie per la produzione di energia da fonti alternative a quelle fossili, al fine di ridurre le emissioni di CO2 e di rendere più sostenibili le attività delle opere.

La scelta ecologica dei salesiani della Nigeria corrisponde al richiamo della comunità internazionale, la quale si esprime in varie sedi e attraverso varie modalità, come l’identificazione, tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, dell’Obiettivo 7: Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni.

Tuttavia, essa aderisce, in ambito più specificatamente vocazionale, alla proposta contenuta nella riflessione postcapitolare relativa al cg28 “Quali salesiani per i giovani di oggi?” secondo cui i Figli di Don Bosco, ascoltando “il grido che a livello mondiale sale da tanti giovani d’oggi” s’impegnano “ad essere testimoni credibili di conversione, nella cura del Creato e nella Spiritualità Ecologica”.

In questo spirito, la riflessione successiva al cg28 propone che “Ogni Ispettoria nel mondo risponderà, attraverso il Delegato ispettoriale per la Pastorale Giovanile, alla richiesta di rendere le nostre scuole, i centri educativi, i campus universitari, gli oratori, le parrocchie, modelli educativi nella cura dell’ambiente e della natura. Nell’educazione dobbiamo includere come opzione salesiana l’azione a favore del Creato: la cura della natura, del clima e dello sviluppo sostenibile” e inoltre afferma: “Accogliamo la richiesta fatta al cg28 dalla conferenza salesiana sulle energie rinnovabili del mese di novembre 2019, affinché la Congregazione assuma il 100% delle energie rinnovabili per tutte le ispettorie del mondo prima del 2032.”

Il progetto “Miglioramento della vita di bambini, giovani e studenti vulnerabili di strada attraverso l’accesso all’energia solare presso il Child Protection Center” intende offrire l’opportunità di seguire un percorso di economia verde a basse emissioni di CO2 e di unirsi alla ricerca globale per un’atmosfera e un ambiente di vita migliori.

Obiettivi della proposta progettuale dei salesiani sono: migliorare la formazione e l’accesso a processi di formazione e di apprendimento di qualità presso la Scuola di Filosofia; garantire la sicurezza, le operazioni amministrative, le attività educative di sviluppo dei giovani, la gestione dei bambini e dei ragazzi di strada; responsabilizzare i beneficiari stessi verso pratiche ambientali sostenibili e migliorare i servizi e i mezzi di sussistenza.

L’energia solare

Considerando la frequenza delle interruzioni di corrente in Nigeria in generale, a Ibadan in particolare, la tecnologia solare costituirà un’alternativa essenziale per risolvere il problema, nell’ottica di rendere più sicuri gli spazi e costanti i benefici di una sistematica fornitura di beni e servizi per tutte e tutti. Con un’alimentazione regolare, ai giovani sarà garantita una migliore formazione e processi di apprendimento di qualità. La tecnologia solare, inoltre, contribuirà a ridurre, l’alto tasso di disoccupazione e l’inquinamento ambientale e, infine, promuovendo uno stile di vita sano e rispettoso dell’ambiente, ridurrà i rischi per la salute.

Riguardo alla realtà della pandemia, la fornitura regolare di energia attraverso l’energia solare garantirà anche un flusso costante di acqua per la misura preventiva del lavaggio delle mani regolare per le migliaia di giovani che frequentano i vari centri salesiani.

L’installazione di un sistema di pannelli alimentati a energia solare nei centri salesiani ha l’ulteriore vantaggio di ridurre i costi elevati sostenuti dall’uso di fonti di energia fossile per alimentare e manutenere i generatori.

L’impianto solare che il progetto prevede di installare a copertura delle opere di Ibadan fornirà energia regolare alla comunità, al refettorio, alla biblioteca, alla cappella, alle lunghe strade del Centro Don Bosco per motivi di sicurezza, alle aule, alla casa di accoglienza per i bambini e i ragazzi di strada, al Centro Giovanile e agli uffici del personale e con un piano di monitoraggio e di valutazione ben strutturato dal pdo (Planning and Development Office).

Con la direzione dei Salesiani di Don Bosco di Ibadan si potrà verificare, durante lo sviluppo del progetto, non soltanto la sostenibilità di un intervento di natura tecnica, ma che si realizzi la volontà salesiana di unirsi, nella Fede, alla vocazione ambientale della Chiesa universale descritta da papa Francesco nella Lettera Enciclica Laudato si’ del 24 Maggio 2015: “Tutto è collegato, e che la cura autentica della nostra vita e dei nostri rapporti con la natura è inseparabile dalla fratellanza, dalla giustizia e dalla fedeltà agli altri”.  

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