LA LINEA D'OMBRA
ALESSANDRA MASTRODONATO
IL CAMBIAMENTO che vogliamo nel mondo
Impara a non guardare solo l’emergenza, / vedrai che in lontananza il cielo è rosa: / qualcosa cambia…
«Tanto non cambia mai niente!». Quante volte abbiamo sentito ripetere queste parole, espressione disincantata di una visione fatalista e rinunciataria della realtà e monito inesorabile che ci previene dal credere fin troppo ingenuamente in una qualche possibilità di redenzione dalle brutture del mondo di cui siamo quotidianamente testimoni? A dispetto dei nostri sforzi, di ogni tentativo di ribellione e di resistenza, assai spesso ci scontriamo con situazioni che ci appaiono ineluttabili, irriducibilmente immodificabili, al di fuori della nostra portata, facendoci sprofondare nella trappola di una rassegnazione da cui facciamo fatica a tirarci fuori. E più ci abituiamo a ragionare in questi termini, più diventa difficile uscire dal vicolo cieco di una disillusione che infiacchisce la nostra volontà di azione e frustra ogni speranza di cambiamento.
Non è semplice, infatti, scrollarsi di dosso la diffusa convinzione che a nulla valga l’impegno del singolo di fronte a scenari che sfuggono alla nostra capacità di intervento e, talvolta, persino alla nostra comprensione; e un simile cinismo tende a crescere e a radicarsi sempre più profondamente in noi man mano che procediamo verso l’età adulta, abbandonando – di fronte alla delusione dei nostri slanci adolescenziali e al venir meno di ogni sano idealismo – la genuina fiducia nella possibilità di cambiare le cose. Come se il pragmatismo e la ragionevolezza propri dell’adultità fossero del tutto incompatibili con l’utopia di un futuro migliore…
Ma se è vero che in molti casi la trasformazione del reale non dipende interamente da noi, non dobbiamo dimenticare che «niente cambia se non cambiamo niente». Forse, ad uno sguardo superficiale, il nostro impegno per modificare in meglio la realtà che ci circonda potrà apparire inutile, una goccia nell’oceano che si disperde tra i marosi di una tempesta che non siamo in grado di controllare. Agli occhi di qualcuno i nostri sforzi potranno persino sembrare ridicoli, irragionevoli, puerili, destinati ad arenarsi di fronte a ostacoli inamovibili. Ma l’essere adulti, se da un lato comporta la capacità di restare con i piedi per terra, ben ancorati in un presente spesso complesso e difficile da accettare, dall’altro richiede la disponibilità ad assumere sulle proprie spalle la scomoda responsabilità di lavorare ogni giorno per costruire un mondo diverso da quello che abbiamo ereditato dai nostri padri.
Anche se spesso non ne percepiamo in modo evidente le ricadute, ogni nostra azione, ogni scelta che facciamo, ogni gesto che decidiamo di compiere rappresentano un seme piantato nel terreno del possibile; e persino quando i nostri tentativi si rivelano vani e non portano i frutti sperati, il nostro impegno non è mai infecondo, nella misura in cui – anche in assenza di riscontri positivi o riconoscimenti immediati – contribuisce a farci crescere, a renderci più perseveranti e attenti alla realtà che ci circonda, permettendoci di riconfermare la bontà degli obiettivi che ci siamo posti e dei valori in cui crediamo e rendendoci sempre più protagonisti del «cambiamento che vogliamo vedere nel mondo» (per parafrasare una celebre frase di Gandhi).
Se vogliamo incidere sul reale, dobbiamo dunque essere disposti a cambiare in primis noi stessi e il nostro atteggiamento, ma soprattutto, se vogliamo davvero che qualcosa cambi, dobbiamo unire le forze, incoraggiando anche gli altri a fare la propria parte per rendere il mondo un posto migliore. Solo così, imparando a essere più fiduciosi nel domani e a condividere con gli altri la nostra speranza, sarà possibile “incarnare il cambiamento” e dare il nostro piccolo, ma decisivo contributo per correggere la rotta intrapresa dalla società in cui viviamo, sfatando nel contempo quello stereotipo ingeneroso che spesso inchioda i giovani adulti nell’immagine di una generazione indifferente e disimpegnata.
Dicevano che non era possibile
e che lo sforzo sarebbe stato inutile,
e invece eccoci qui!
Dicevano: “Non è un terreno fertile,
non c’è nessuno ormai che ha voglia di resistere”,
e invece, e invece guardaci, guardaci…
Pensavano che fossimo un’ipotesi,
un breve guizzo e poi di nuovo pavidi,
e forse, e forse un po’ è così…
Ma è questo che ci ha reso imprevedibili,
sentirci solidi restando liquidi,
e infatti adesso, adesso prova a prenderci.
Perché si può vedere persino in questa nebbia
che a rimanere insieme
magari poi stavolta qualcosa cambia,
qualcosa cambia…
Ricordati dei giorni più difficili,
fanne tesoro e poi fanne coriandoli,
e ridi lanciandoli.
Ritorneranno, come è logico, gli ostacoli:
saranno altissimi, inamovibili,
e invece questo è il bello,
gli andremo incontro e cresceremo scavalcandoli,
scavalcandoli, superandoli.
Perché si può vedere persino in questa gabbia
che a rimanere insieme
magari poi stavolta qualcosa cambia,
qualcosa cambia…
Una musica nuova, una strada pulita,
l’Europa sognata, la Siria guarita,
un popolo onesto, le navi nei porti,
la scuola diffusa, i processi più corti,
una generazione che corregga la rotta,
la fiducia che torna, la speranza risorta,
la lingua dei segni spiegata ai bambini,
noi due che riusciamo davvero a restare vicini.
Qualcosa cambia
e, se non cambia ancora, cambierà!
Impara a non guardare solo l’emergenza,
vedrai che in lontananza il cielo è rosa:
qualcosa cambia…
(Daniele Silvestri, Qualcosa cambia, 2019)
















