La Buonanotte

B.F. Disegno di Fabrizio Zubani

Il Bullo

“grandi” della scuola superiore sanno essere crudeli e certamente lo erano nei confronti di un giovane della mia classe che si chiamava Matteo. Gli facevano il verso, lo deridevano e lo beffeggiavano a causa della sua taglia. Era di almeno venti chili sovrappeso.

Soffriva di essere sempre l’ultimo a essere scelto per giocare a basket, a baseball o a football. Matteo ricorderà sempre gli infiniti dispetti che gli venivano fatti, come riempire di spazzatura il suo armadietto, impilare i libri della biblioteca sul suo banco durante la pausa pranzo o innaffiarlo di acqua gelata dopo la lezione di ginnastica.

Un giorno era seduto vicino a me durante la lezione in palestra. Qualcuno lo spinse e lui mi cadde addosso e mi pestò malamente un piede. Il ragazzo che lo aveva spinto disse che era colpa di Matteo. Sotto gli occhi di tutta la classe, potevo solo passarci sopra o fare a botte con Matteo.

Io scelsi di fare a botte per non perdere la faccia. Urlai: «Coraggio, Matteo. Fatti sotto!» Disse che non voleva. Ma la pressione dei compagni lo costrinse a combattere, volente o nolente.

Venne verso di me con i pugni sollevati. Ma non era Mike Tyson. Con un pugno gli feci sanguinare il naso e la classe andò in delirio. Proprio mentre l’insegnante entrava in palestra.

Vide che stavamo facendo a botte e ci spedì in cortile. Ci seguì con un sorriso stampato sulla faccia e disse: «Adesso voi due andate in pista e correte per cinquanta giri del cortile tenendovi per mano».

Tutti scoppiarono a ridere, mentre noi due eravamo imbarazzati all’inverosimile. Ma andammo in pista e percorremmo di corsa cinquanta giri di cortile, mano nella mano.

A un certo punto, mentre stavamo correndo, ricordo che lo guardai, con il naso che perdeva ancora sangue e il suo peso che lo rallentava. Mi colpì che fosse una persona non molto diversa da me. Ci guardammo in faccia e cominciammo a ridere tutti e due. Da allora diventammo buoni amici.

Percorrendo la pista tenendogli la mano non vedevo più Matteo come grasso o lento. Era un essere umano che aveva un valore intrinseco che andava molto al di là dell’aspetto esteriore.

È sorprendente quello che puoi imparare se sei costretto a percorrere cinquanta giri di cortile tenendo per mano qualcuno.

Per il resto della mia vita, non ho mai più alzato una mano contro un’altra persona.

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