COME DON BOSCO
PINO PELLEGRINO
I verbi dell'educazione 9 - RACCONTARE FIABE
A molti guai della nostra epoca sarà difficile rimediare, almeno in breve tempo: pensiamo allo smog, alla droga, alla crisi energetica, al terrorismo. Però subito possiamo rimediare alla solitudine dei nostri bambini, al loro bisogno di attenzione, di tenerezza, di amore.
Possiamo rimediare subito e a poco prezzo. Basta una fiaba!
Basta una fiaba per rendere più luminosa e meno noiosa la vita del bambino.
Basta una fiaba per rafforzargli il sistema immunitario psicologico.
Basta una fiaba per regalare una carezza che rimane nel cuore per tutta la vita. Perché non iniziare da stasera? Sì, da stasera perché il momento più adatto per raccontare fiabe è la sera.
Il bambino che sente raccontare una fiaba prima di addormentarsi fa un’esperienza di vita emotiva intensa.
C’è una voce protettiva e intima che gli parla: è la voce della mamma o del papà. La voce della mamma e del papà è infinitamente superiore a quella della televisione. La televisione è fredda, inesorabile: parla da sola e tira avanti. Non accetta domande. La televisione non ha occhi per guardarti, non ha mani per accarezzarti.
La mamma che racconta al bambino, invece, ne segue lo sguardo, gli sfiora il viso, adatta le parole, fa le pause giuste…
Non c’è, davvero, occasione più propizia per stare insieme e per rinsaldare il rapporto educativo. Per questo la psicanalista Maria Valcarenghi, scrittrice di fiabe, sostiene che “bisognerebbe sempre raccontare ai bambini una storia prima di andare a letto, fino a sei, sette anni”.
“Noi genitori – nota l’esperto di letteratura infantile Domenico Volpi – siamo gente strana. Quando il figlio è giunto all’adolescenza ci lamentiamo: ‘Non riesco a dialogare!’. E non ci curiamo di parlargli quando ha quattro o sei anni”.
Il dialogo non è una pianta esotica che cresce improvvisamente quando i ragazzi hanno quindici anni. Il dialogo è una pianta umile che occorre coltivare con pazienza, incominciando dall’infanzia. Il dialogo nasce anche dalla somma di tante sere magiche nelle quali la mamma o il papà raccontano una fiaba, mentre il piccolo dolcemente scivola nel sonno.
I bambini senza fiabe diventeranno adulti tristi, con poca fantasìa e tanta fragilità. Tutti gli psicologi, poi, notano che il rapporto con l’ignoto e il fantastico contribuisce allo sviluppo del pensiero logico del piccolo.
Non basta. Le fiabe aiutano il bambino ad esorcizzare le sue paure che, senza di esse, potrebbero trasformarsi in vere e proprie patologie. Sì: cominciamo a raccontare fiabe da stasera, e tutte le sere, non solo la sera di Natale.
«In tutto il mondo non ho mai trovato un bambino che alla sera non sia contento di sentirsi raccontare una favola.»
Daniel Pennac, scrittore
Le fiabe mettono paura?
Di tanto in tanto c’è qualcuno che, puntualmente, mette le fiabe sotto accusa: sono crudeli, fan nascere paure, angosce. È vero? No! Decisamente no, condannare le fiabe è uno zelo eccessivo, uno zelo che sbaglia bersaglio.
Le fiabe non generano paure (o, se le generano, sono paure che aiutano a crescere). La paura il bambino la incontra nella vita: la trova nel televisore che, troppe volte, tracima violenza da ogni canale; la trova nelle strade quando vede drogati, barboni; la incontra quando sente parlare di guerre, di soprusi.
Ebbene, esattamente all’opposto di ciò che dice l’accusa, è la fiaba che aiuta il piccolo a superare tanti turbamenti. La fiaba aiuta per due ragioni. La prima perché parla un linguaggio simbolico. In parole chiare: il bosco, la palude, il fuoco, la strega, l’orco, sono immagini di stati inferiori, incarnazioni di vizi e passioni che difficilmente riusciamo ad esprimere in parole concettuali. È più facile ricorrere al simbolo; simbolo che ha il vantaggio di circoscrivere bene le paure, di dare loro un contorno definito che ci permette di controllarle e dominarle, quindi di superarle e vincerle.
“L’esperienza psicoterapeutica – nota il dott. Giuseppe Fojeni – mi ha insegnato la forza dei simboli.
Essi, anche senza bisogno di interpretazioni, liberano l’inconscio umano da quelle paure, angosce, squilibri affettivi, che impediscono all’uomo di affrontare serenamente gli squilibri sociali”. Il secondo motivo per cui la fiaba aiuta a superare la paura sta nel fatto che tutte le fiabe finiscono bene. E questo è molto rassicurante per il bambino. Prendiamo, ad esempio, Cenerentola. Cenerentola fa rivivere il problema della rivalità fraterna. Infatti, anche se in realtà non è vero, spesso il bambino si sente maltrattato come Cenerentola, ma dalla vittoria finale dell’eroina trae grandi speranze per il futuro. Ecco perché alla fine di ogni proiezione del film di Walt Disney, Cenerentola, quando la fatidica scarpetta entra nel piedino della protagonista, da sempre, gli applausi scoppiano fragorosi. La paura è vinta. La pace e la gioia rientrano nel cuore.
IN BRACCIO
«La mia bambina più piccola pretendeva che le leggessi una favola ogni sera prima di andare a dormire. Un giorno mi venne l’idea di acquistare una serie di audiocassette con delle fiabe già registrate. La bimbetta imparò a far funzionare il registratore e tutto andò bene per qualche giorno, finché una sera non mi cacciò in mano un libro di fiabe.
“Ma cara”, dissi, «lo sai come si accende il registratore”.
“Sì, ma non posso sedermici in braccio”, rispose la bambina.
Le persone contano. Non le cose».


















