BS Luglio/Agosto
2024

COME DON BOSCO

PINO PELLEGRINO

I verbi dell'educazione 8 - GIOCARE

Il bambino ha bisogno di giocare come di mangiare. Senza gioco e senza giocattoli, il bambino non può vivere. Il fondatore degli Scouts, Baden Powell, afferma: “II gioco è il primo grande educatore”. Insomma, si potrebbe dire che per diventare grandi, bisogna giocare! Ecco perché dobbiamo lasciar giocare il bambino. Rubargli il gioco è come rubargli la sua vitamina psicologica di base.

I miracoli del gioco

Il gioco è una vera e propria miniera di cose buone.

✦ Il gioco rende interessante la vita. Costruisce la felicità del bambino. Tutti concordano nel dire che un bimbo che non gioca, gioia ne ha poca.

✦ Il gioco spinge a socializzare, a fare gruppo, a vivere ‘insieme’ e non solo ‘accanto’ agli altri. Se voglio che il gioco della palla continui, devo passarla a chi si diverte con me!

✦ Il gioco libera le emozioni e le tensioni accumulate durante lo studio e gli impegni. Giocare rilassa; giocare sconfigge la noia che è il killer dell’anima di tutti, specialmente di quella di un bambino.

✦ Il gioco è medicina. Si può tranquillamente dire che, giocando, il bambino si cura da sé. Non per nulla i competenti sostengono che fino a quando il bambino gioca, non esistono problemi psicologici insolubili. È quando non gioca più che iniziano i guai.

✦ Il gioco è il semaforo verde della creatività. È come un attaccapanni per appendervi la fantasia.

✦ Il gioco mette in condizione di dare libero sfogo non solo alle energie fisiche, ma anche alle più originali e frizzanti energie psichiche.

✦ Il gioco allena il cervello. Regalare un giocattolo ad un bambino è come dirgli; pensa, ragiona, crea. Han detto bene: “Se sull’ultima spiaggia in cui sarà costretta a rifugiarsi l’umanità, ci sarà un bambino capace di fare castelli di sabbia, il mondo degli uomini autentici non scomparirà” (Gino di Rosa).

✦ Finalmente, il gioco, in termini di educazione, stravince sulla televisione. Se guarda la televisione, il bambino vede vivere; se gioca, si appropria del mondo. Se guarda la televisione, assorbe; se gioca, esperimenta. Se guarda la televisione, si fa la testa ben piena; se gioca, si fa la testa ben fatta. Se guarda la televisione, siede, tace e ingrossa; se gioca, parla, ride, corre, salta, si ossigena, si snellisce: vive!

Le nostre regole del gioco

Queste le regole del gioco che il bravo educatore conosce bene.

  1. Non compriamo giocattoli troppo perfetti, del tutto automatici. In questo caso il bambino diventa inutile, ed allora il gioco è finito. II giocattolo deve essere una proposta, non una risposta; deve essere come una fiaba che non finisce mai.
    Ecco perché i giocattoli più poveri e meno strutturati sono quelli che piacciono di più a tutti i bambini del mondo. Non trovate un bambino che non ami giocare con queste quattro realtà poverissime: l’acqua: tutti i bambini amano sguazzarvi dentro; l’aria: tutti amano correre, sentire i brividi dell’altalena; il fuoco: tutti si incantano davanti ad un fiammifero acceso; la terra: tutti amano pasticciare con l’argilla, con la sabbia.
  2. Non soffochiamolo di giocattoli. Riempire la cameretta di giocattoli, è un duplice errore: economico e psicologico. Economico, in quanto è un inutile spreco di denaro; psicologico, perché troppi giocattoli sviluppano la cupidigia, l’avidità, il desiderio di avere sempre di più. Inoltre mettono il piccolo in una situazione di imbarazzo, di incertezza. Non sapendo quale scegliere tra i molti giocattoli, il bambino sovente sceglie il capriccio!
  3. Mentre sta giocando, non disturbiamolo con eccessive interferenze. Il bambino va lasciato giocare a modo suo. D’altra parte, però, partecipiamo, di tanto in tanto, alla felicità del piccolo che si diverte. Al bambino piace avere, per qualche momento, i genitori come compagni di giochi. E, poi, non c’è occasione più opportuna per conoscerlo meglio; non c’è occasione più bella per un’intensa condivisione affettiva. Giocare con un bambino è una delle forme più alte e più ricche di dialogo.
  4. Non buttiamo via i giocattoli. Se non abbiamo spazio, deponiamoli in cantina o in soffitta. Ha ragione Marcello Bernardi: “I giocattoli sono strumenti con cui l’essere umano ha conquistato la vita. Il giocattolo deve essere considerato qualcosa da conservare sempre, come una reliquia”.
  5. Non compriamo un giocattolo solo perché l’abbiamo tanto desiderato noi. Non è detto che i gusti del bambino combacino con i nostri. Dunque, come non è saggio ripetere: “Ai miei tempi…, ai miei tempi…”, così non è bene, notando l’indifferenza con cui il bambino accoglie un giocattolo, dirgli: “L’avessi avuto io!”,
  6. Non lasciamoci guidare dalla bella figura o dalla competizione. Perché il figlio sia alla pari con i vicini, con i cuginetti, deve avere un giocattolo lussuoso e costoso: così si ragiona in troppi. Si arriva all’assurdo che, dopo aver comprato un giocattolo costosissimo, i genitori ne proibiscano l’uso per paura che si sciupi o si rompa!

I VIDEOGIOCHI FANNO BENE?

Ecco una domanda che sta interessando un numero sempre maggiore di genitori ed educatori.

Tanti sì

Non c’è dubbio che i videogiochi hanno molti punti a loro vantaggio. Questi i principali: stimolano la velocità dei riflessi e la prontezza mentale; migliorano il coordinamento occhi-mani; favoriscono la concentrazione; avvicinano ai nuovi mezzi di comunicazione interattivi. I videogiochi permettono al ragazzo di identificarsi con i vari personaggi. Piacciono perché fanno leva sulla sfida. Tutti sanno che i ragazzi amano sfide sia fisiche che mentali: ecco perché, ad esempio, amano tanto gli indovinelli che sono altrettante sfide ai loro cervelli.

Tanti no

L’uso esagerato del videogioco può provocare inconvenienti fisici: danni alla vista, emicranie, posizione del corpo talora dannosa. I videogiochi non sono affatto da buttare: sono semplicemente da gestire con intelligenza.

Il principale pericolo è quello che impediscono di fare: i discorsi, i giochi, le festività e le discussioni familiari attraverso le quali avviene gran parte dell’apprendimento del bambino e si forma il suo carattere. I videogiochi sviluppano la velocità di reazione, ma tendono a disattivare la riflessione.

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