COME DON BOSCO
PINO PELLEGRINO
I verbi dell'educazione 8 - GIOCARE
Il bambino ha bisogno di giocare come di mangiare. Senza gioco e senza giocattoli, il bambino non può vivere. Il fondatore degli Scouts, Baden Powell, afferma: “II gioco è il primo grande educatore”. Insomma, si potrebbe dire che per diventare grandi, bisogna giocare! Ecco perché dobbiamo lasciar giocare il bambino. Rubargli il gioco è come rubargli la sua vitamina psicologica di base.
I miracoli del gioco
Il gioco è una vera e propria miniera di cose buone.
✦ Il gioco rende interessante la vita. Costruisce la felicità del bambino. Tutti concordano nel dire che un bimbo che non gioca, gioia ne ha poca.
✦ Il gioco spinge a socializzare, a fare gruppo, a vivere ‘insieme’ e non solo ‘accanto’ agli altri. Se voglio che il gioco della palla continui, devo passarla a chi si diverte con me!
✦ Il gioco libera le emozioni e le tensioni accumulate durante lo studio e gli impegni. Giocare rilassa; giocare sconfigge la noia che è il killer dell’anima di tutti, specialmente di quella di un bambino.
✦ Il gioco è medicina. Si può tranquillamente dire che, giocando, il bambino si cura da sé. Non per nulla i competenti sostengono che fino a quando il bambino gioca, non esistono problemi psicologici insolubili. È quando non gioca più che iniziano i guai.
✦ Il gioco è il semaforo verde della creatività. È come un attaccapanni per appendervi la fantasia.
✦ Il gioco mette in condizione di dare libero sfogo non solo alle energie fisiche, ma anche alle più originali e frizzanti energie psichiche.
✦ Il gioco allena il cervello. Regalare un giocattolo ad un bambino è come dirgli; pensa, ragiona, crea. Han detto bene: “Se sull’ultima spiaggia in cui sarà costretta a rifugiarsi l’umanità, ci sarà un bambino capace di fare castelli di sabbia, il mondo degli uomini autentici non scomparirà” (Gino di Rosa).
✦ Finalmente, il gioco, in termini di educazione, stravince sulla televisione. Se guarda la televisione, il bambino vede vivere; se gioca, si appropria del mondo. Se guarda la televisione, assorbe; se gioca, esperimenta. Se guarda la televisione, si fa la testa ben piena; se gioca, si fa la testa ben fatta. Se guarda la televisione, siede, tace e ingrossa; se gioca, parla, ride, corre, salta, si ossigena, si snellisce: vive!
Le nostre regole del gioco
Queste le regole del gioco che il bravo educatore conosce bene.
- Non compriamo giocattoli troppo perfetti, del tutto automatici. In questo caso il bambino diventa inutile, ed allora il gioco è finito. II giocattolo deve essere una proposta, non una risposta; deve essere come una fiaba che non finisce mai.
Ecco perché i giocattoli più poveri e meno strutturati sono quelli che piacciono di più a tutti i bambini del mondo. Non trovate un bambino che non ami giocare con queste quattro realtà poverissime: l’acqua: tutti i bambini amano sguazzarvi dentro; l’aria: tutti amano correre, sentire i brividi dell’altalena; il fuoco: tutti si incantano davanti ad un fiammifero acceso; la terra: tutti amano pasticciare con l’argilla, con la sabbia. - Non soffochiamolo di giocattoli. Riempire la cameretta di giocattoli, è un duplice errore: economico e psicologico. Economico, in quanto è un inutile spreco di denaro; psicologico, perché troppi giocattoli sviluppano la cupidigia, l’avidità, il desiderio di avere sempre di più. Inoltre mettono il piccolo in una situazione di imbarazzo, di incertezza. Non sapendo quale scegliere tra i molti giocattoli, il bambino sovente sceglie il capriccio!
- Mentre sta giocando, non disturbiamolo con eccessive interferenze. Il bambino va lasciato giocare a modo suo. D’altra parte, però, partecipiamo, di tanto in tanto, alla felicità del piccolo che si diverte. Al bambino piace avere, per qualche momento, i genitori come compagni di giochi. E, poi, non c’è occasione più opportuna per conoscerlo meglio; non c’è occasione più bella per un’intensa condivisione affettiva. Giocare con un bambino è una delle forme più alte e più ricche di dialogo.
- Non buttiamo via i giocattoli. Se non abbiamo spazio, deponiamoli in cantina o in soffitta. Ha ragione Marcello Bernardi: “I giocattoli sono strumenti con cui l’essere umano ha conquistato la vita. Il giocattolo deve essere considerato qualcosa da conservare sempre, come una reliquia”.
- Non compriamo un giocattolo solo perché l’abbiamo tanto desiderato noi. Non è detto che i gusti del bambino combacino con i nostri. Dunque, come non è saggio ripetere: “Ai miei tempi…, ai miei tempi…”, così non è bene, notando l’indifferenza con cui il bambino accoglie un giocattolo, dirgli: “L’avessi avuto io!”,
- Non lasciamoci guidare dalla bella figura o dalla competizione. Perché il figlio sia alla pari con i vicini, con i cuginetti, deve avere un giocattolo lussuoso e costoso: così si ragiona in troppi. Si arriva all’assurdo che, dopo aver comprato un giocattolo costosissimo, i genitori ne proibiscano l’uso per paura che si sciupi o si rompa!
I VIDEOGIOCHI FANNO BENE?
Ecco una domanda che sta interessando un numero sempre maggiore di genitori ed educatori.
Tanti sì
Non c’è dubbio che i videogiochi hanno molti punti a loro vantaggio. Questi i principali: stimolano la velocità dei riflessi e la prontezza mentale; migliorano il coordinamento occhi-mani; favoriscono la concentrazione; avvicinano ai nuovi mezzi di comunicazione interattivi. I videogiochi permettono al ragazzo di identificarsi con i vari personaggi. Piacciono perché fanno leva sulla sfida. Tutti sanno che i ragazzi amano sfide sia fisiche che mentali: ecco perché, ad esempio, amano tanto gli indovinelli che sono altrettante sfide ai loro cervelli.
Tanti no
L’uso esagerato del videogioco può provocare inconvenienti fisici: danni alla vista, emicranie, posizione del corpo talora dannosa. I videogiochi non sono affatto da buttare: sono semplicemente da gestire con intelligenza.
Il principale pericolo è quello che impediscono di fare: i discorsi, i giochi, le festività e le discussioni familiari attraverso le quali avviene gran parte dell’apprendimento del bambino e si forma il suo carattere. I videogiochi sviluppano la velocità di reazione, ma tendono a disattivare la riflessione.
















