BS Giugno
2024

COME DON BOSCO

PINO PELLEGRINO

I verbi dell'educazione 7 - DARE SICUREZZA

I figli hanno tre bisogni fondamentali: bisogno di sazietà (bisogno di cibo), bisogno di calore (bisogno d’amore), bisogno di sicurezza (bisogno di fermezza). Qui limitiamo il nostro discorso a questo terzo bisogno.

A proposito, la psicologa Jacqueline Renaud è molto esplicita: “I vantaggi della fermezza non hanno bisogno d’essere dimostrati: essa favorisce la costruzione di una forte personalità e l’acquisizione dell’autonomia. Nella prima infanzia, poi, ha un ruolo particolarmente intimo e importante, perché aiuta il bambino a difendersi dall’ansia”.

Venendo subito al pratico, vediamo in che modo possiamo offrire sicurezza.

Innanzitutto con il metterci un gradino più in alto del figlio.

Il rapporto genitore-figli è pedagogicamente accettabile se è a-simmetrico, cioè se non ci si pone tutti sullo stesso piano. Essere amichevoli sta bene, ma un confine ci vuole. “Oggi, invece, i genitori giovanilizzano, i maestri bamboleggiano” sostiene il sociologo Franco Garelli. Dello stesso parere è l’insegnante Mario Lodi: “Mentre una volta erano i figli ad avere paura dei genitori, oggi sono i genitori ad avere paura dei figli”.

Forse sono giudizi esagerati, però significativi di una mentalità che pare prenda sempre più piede. Per questo arriva quanto mai opportuno il richiamo di Charles Galea che per molti anni si è occupato di ragazzi difficili nei riformatori degli Stati Uniti: “Se avete 40 anni, non comportatevi come se ne aveste 16. I vostri figli vogliono qualcuno da rispettare. Forse non hanno il coraggio di dirvelo, ma non ci sono dubbi su quello che pensano: ‘comportatevi da genitori, non da coetanei’”.

Altra via che offre sicurezza ai figli è quella delle norme, delle regole.

Uno tra i massimi pedagogisti statunitensi dei nostri giorni, T. Berry Brazelton, ci manda a dire: “Qualunque età abbia vostro figlio, gli fate un gran bene e gli dimostrate quanto lo amate ogni volta che gli imponete delle buone regole di disciplina. Un bambino viziato non è un bambino felice. È soltanto uno che passa di esperienza in esperienza. La vostra disciplina non è segno di rigore, ma di dolcezza”.

Finalmente, una terza strada che offre sicurezza è quella della lode.

Dire “bravo”, “bene”, “mi piace come fai”… rinforza l’io del figlio, molto più che non un rimprovero: il rimprovero, infatti, è un rinforzo negativo, mentre la lode è un rinforzo positivo!

Dunque, e se, da questo momento, imparassimo a lodare i figli quando si sono lavati bene la faccia e non solo a sgridarli quando se la sono lavata male? Una parola buona li rafforza, li incoraggia, mette loro le ali, fa scoprire qualità che troppi rimproveri finiscono con il soffocare.

La lode è fondamentale nell’arte di educare. Chi non si sente mai lodato finisce con il pensare di essere incapace, inadeguato, inferiore agli altri; chi, invece, è lodato, si sente rinforzato ‘dentro’. In altre parole, lodare è aiutare il figlio a volersi bene. Esperienza fondamentale perché solo chi viene a sapere di non essere cattivo, fa il buono! Lodare! Un proverbio arabo, che già conosciamo, recita: “Se hai bisogno di un cane, chiamalo leone”. A sua volta, san Francesco di Sales diceva che quando si parla è bene pensare all’insalata: “Per fare una buona insalata, occorre più olio che aceto e sale”. Le lodi sono quello che è l’olio per l’insalata.

FORTI CONTRO LE MINACCE VIRTUALI

Le troppe ore passate sui social rendono i ragazzi ansiosi e dipendenti. È necessario riconnettersi ai ritmi del calendario e delle proprie comunità, istituendo ad esempio un giorno settimanale di riposo digitale o una serata per la famiglia.

Dare importanza al rito per eccellenza: mangiare insieme (ovviamente senza cellulari sulla tavola). Ritrovare la capacità di concentrazione (anche attraverso esperienze di preghiera e meditazione).

Ripartire dallo stupore. Gli adolescenti trascorrono sempre meno tempo fuori casa, e quando lo fanno sono spesso curvi sullo schermo. Ritrovare lo stupore per la bellezza della natura con una passeggiata in montagna.

Sono importanti i ritmi del sonno. Gli smartphone dovrebbero restare fuori dalla camera da letto almeno 30-60 minuti prima dell’ora in cui si dorme.

Attuare discreti, ma efficaci controlli. Siamo ansiosi di controllare i nostri figli nella vita reale, magari geolocalizzandoli; li lasciamo completamente liberi, invece, nel mondo virtuale. Da questo contrasto, secondo gli esperti, nasce gran parte dell’ansia. I genitori imparino, dunque, a usare il parental control sugli smartphone.

Per lo stesso motivo può essere utile far uscire i figli da soli e senza telefono nel mondo reale, anche andando in gruppo a scuola la mattina.

Sfruttare con fantasia il tempo di vacanza, lo sport e il gioco. Il gioco libero e in presenza è l’antidoto fondamentale al mondo incorporeo dei social.

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