BS Maggio
2024

COME DON BOSCO

PINO PELLEGRINO

I verbi dell'educazione 6 - Portare GIOIA

«Genitori, vi ordino: siate felici!» (T. Berry Brazelton)

Guai a togliere la gioia dall’educazione. Dopo il gusto del latte, il bambino deve subito provare il gusto della vita. Uno dei più intelligenti ed originali studiosi del secolo scorso, Teilhard de Chardin, è arrivato a dire che “la gioia di vivere è la più grande potenza cosmica”. Il notissimo pedagogista statunitense TBerry Brazelton è giunto, addirittura, a comandare: “Genitori, vi ordino: siate felici!”. “Siate felici” perché la gioia è educativa per natura sua. La gioia ci migliora sempre, mentre la tristezza ci peggiora sempre. Baden Powell, il fondatore dello scoutismo, notava che “un sorriso fa fare il doppio di strada di un brontolio”, ed aggiungeva: “fino a qualche tempo fa ho creduto nella verità del detto ‘un bastone ed un sorriso possono superare qualunque difficoltà’, ma poi la mia ulteriore esperienza mi ha rivelato che, in genere, si può lasciare a casa il bastone”.

D’altronde già Platone (427-347 a.C.) diceva: “Non costringete i ragazzi ad imparare con la violenza e la severità, ma guidateli per mezzo di ciò che li diverte”. Oggi vi sono psicologi e medici che propongono la Risoterapia: la cura dei mali grazie alla risata. Perché non propagandare anche la “risopedagogia”? Dunque, genitori, ridete! L’educazione non deve essere un lavoro forzato. Proponiamo tre sole piste, quelle che ci sembrano più urgenti e necessarie oggi.

«Ridi, papà! Sei a casa»

Un padre di tre bambini, molto impegnato nel lavoro, quasi non aveva tempo per i figli.

«E la coscienza mi rimordeva: hai troppo poco tempo per i tuoi ragazzi, mi dicevo». Raccontava agli amici. Così si era preso del tempo una volta alla settimana.

«Tornavo a casa prima per dedicarmi totalmente a loro. E che è successo?».

Ha fatto una pausa. «Il caos più totale! Facevano il diavolo a quattro, finché non sono andato in bestia e ho urlato: “Adesso basta! La prossima settimana rimango al lavoro!”».

Al che Leonardo, il maggiore, ha risposto: «Grazie a Dio! Tu rompi solo le scatole, papà!».

Era rimasto di stucco, senza parole, impotente. Più tardi, però, aveva discusso la situazione con i figli. E Daniele, il mezzano, gli aveva aperto gli occhi. «Papà, quando stai con noi, con la testa sei ancora al lavoro. Hai un’aria così severa, non ci vedi nemmeno, non ridi mai. Rimani sempre il capo!».

E quando il padre gli aveva domandato che cosa avrebbe dovuto cambiare, Daniele gli aveva risposto di getto: «Ridi, papà. Fai lo scemo, qualche volta!».

E, insieme, avevano elaborato una strategia.

Adesso quando lui sta con loro, per prima cosa ognuno racconta una barzelletta. Questo alleggerisce l’atmosfera: «Ridere insieme rilassa, allenta la tensione!» e si ripercuote sull’intera vita familiare.

Quando se ne sta immerso nei suoi pensieri, ancora preso dal lavoro, uno dei figli gli dice: «Ridi, papà! Sei a casa!».

«Gli studi dimostrano che nel fenomeno del “contagio emotivo” assorbiamo emozioni – positive o negative che siano – dagli altri. Prendersi il tempo per essere sciocchi significa potersi reciprocamente “attaccare” l’allegria e chi è allegro ha il trenta per cento circa di possibilità in più di essere felice» (Una mamma).

Un decalogo

Liberiamoci dalle nostre catene mentali che incatenano i figli e ci rendono insopportabile la vita. Perché farci del male da soli? Educare è già difficile di per sé, perché complicarlo ancor più?

Impariamo il decalogo della gioia dettato dal figlio.

I genitori non trovano mai il tempo per leggere a lungo. Non hanno tutti i torti.

Perciò abbiamo cercato di concentrare in un decalogo le tante cose che si potrebbero dire sul dovere di regalare la gioia ai nostri bambini. È il decalogo che uno di essi ha preparato per voi. Leggiamolo al rallentatore.

1. Non giratevi a rimpiangere i mulini bianchi; a rimpiangere i tempi in cui gli alberi servivano a fare gli zoccoli, i tempi in cui il cinema era muto e la televisione non c’era. Chi guarda troppe volte il passato, muore in anticipo, e non lascia godere la vita a chi è appena approdato sulla terra.

2. Potete veder nero solo quando è buio! Con il pessimismo non si va da nessuna parte. Non vi è mai stato un pessimista che abbia fatto un buon lavoro per l’umanità.

3. “Ti voglio bene”. “Sei straordinario!”: ditemelo spesso.

4. “Non ho tempo”. “Lasciami in pace”: ditemelo pochissime volte.

5. Quando arriva il circo, andiamo tutti insieme a goderci lo spettacolo.

6. E lasciatemi giocare! Bimbo che non gioca, gioia ne ha poca.

7. Non mandatemi a letto: accompagnatemi.

8. La mia felicità non sta nei fornelli, né nella macchina lunga di qui a là: la mia felicità sta in un abbraccio, in un po’ di attenzione.

9. Fatevi la lista delle cose fastidiose che vi siete inflitti nell’ultimo mese e di cui ora ridete. Dunque era da saggi tarantolarvi così tanto?

10. Di tanto in tanto fatemi una sorpresa. Le belle sorprese funzionano sempre: a me piacciono come la neve che cade dal cielo!

Ecco le richieste del nostro bambino. Richieste impossibili, inattuabili? No, affatto!

Per far felice un bambino non è necessario possedere una laurea, avere competenze particolari: basta un po’ di impegno. Impegno che ci ripagherà come nessun altro.

Un bambino felice si ammala di meno, è meno capriccioso, sfrutta meglio l’intelligenza, è più socievole, è più ottimista, parte con la marcia giusta per la vita, è destinato a vivere più a lungo. Che cosa si può pretendere di più? La risata del bambino è la melodia più dolce del mondo!

Far felice un bambino eleva l’uomo: lo fa grande. Un padre ed una madre che fanno felice il loro figlio mettono la “G” maiuscola al loro essere “genitori”.

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