COME DON BOSCO
PINO PELLEGRINO
I verbi dell'educazione 4 - Risplendere
Educare non è salire in cattedra, ma è tracciare un sentiero. Educare è essere ciò che si vuole trasmettere.
Educare è risplendere!
Aveva ragione lo scrittore Ippolito Nievo a dire che se “la parola è suono, l’esempio è tuono”. L’esempio ha una forza pedagogica straordinaria, almeno per quattro ragioni.
Intanto perché i figli imparano molto di più spiandoci che ascoltandoci. È un dato di fatto che i ragazzi sono sempre tutt’occhi. I genitori, forse, non se ne accorgono neppure, intanto i figli fotografano e registrano.
Essere ciò che si vuole trasmettere
L’esempio ha valenza pedagogica, poi, perché ciò che è visto compiere da altri è un invito ad essere imitato, è un eccitante per l’azione. Gli studiosi ci dicono che quando, per esempio, vediamo una persona muovere un braccio, camminare, saltare… nel nostro cervello vengono, istintivamente, messi in moto gruppi di cellule (i “mirror neurons” o neuroni specchio) che spingono a ripetere ciò che si è visto.
La terza ragione della forza pedagogica dell’esempio sta in questa verità che i bravi insegnanti conoscono bene: “Se sento, dimentico. Se vedo, ricordo. Se faccio, capisco”. “Se vedo, ricordo”.
Dentro ognuno di noi sono memorizzati mille gesti dei nostri genitori: è bastato vedere il loro comportamento, per non poterli più dimenticare.
L’attrice Monica Vitti confessa: “Il rapporto con mia madre è stato determinante. A lei devo tutta la mia forza e il mio coraggio, la serietà e il rigore che ho applicato nei confronti del mio lavoro”. A sua volta, Enzo Biagi confida: “Di mio padre ricordo la grandissima generosità, l’apertura e la sua disponibilità verso tutti… Non è mai passato un Natale, e il nostro era un Natale modesto, senza che alla nostra tavola sedesse qualcuno che se la passava peggio di noi… Non è mai arrivato in ritardo in stabilimento. E io ho imparato che bisogna fare ogni giorno la propria parte”. Il papa Paolo VI: “A mio padre devo gli esempi di coraggio. A mia madre devo il senso di raccoglimento, della vita inferiore, della meditazione”. Occhio agli esempi, dunque! È l’avvertimento che ci invia, inconsciamente, Marco (otto anni): “lo da grande mi voglio sposare perché così mia moglie mette sempre in ordine la casa e io non mi stanco. Non aiuterò mia moglie perché sono un maschio”. Le testimonianze riportate sono la prova che i passi del padre e della madre fanno l’andatura del figlio. Le testimonianze riportate provano che vi è un insegnamento di tipo emanatorio: vi sono persone la cui sola presenza costituisce già un’elevazione!
Ma, soprattutto, le testimonianze riportate ci lanciano la domanda più seria tra tutte: “I figli ci guardano: che cosa vedono?”.
Finalmente, l’esempio è decisivo perché è proprio l’esempio a dare serietà alle parole. Si può dubitare di quello che uno dice, ma si crede a quello che uno fa.
A questo punto è facile concludere: educare è non offendere mai gli occhi di nessuno!
Il grande scrittore russo Fëdor Dostoevskij ci ha lasciato un messaggio pedagogico straordinario: “Io mi sento responsabile, non appena qualcuno posa il suo sguardo su di me”.
Una poesia che ha fatto fortuna
“Ho pubblicato per la prima volta I bambini imparano quello che vivono nel 1954 nella rubrica settimanale per famiglie che tenevo su un giornale locale della California del sud. All’epoca avevo una figlia di dodici anni e un figlio di nove. Ero consulente familiare nel programma di pedagogia per adulti del locale distretto scolastico ed ero la direttrice del servizio pedagogico per genitori in una scuola materna. Non immaginavo neppure lontanamente che la mia poesia sarebbe diventata un classico in tutto il mondo”.
Così racconta Dorothy Law Nolte, l’autrice di questa poesia, che in poco tempo ha fatto il giro del mondo:
Se i bambini vivono con le critiche, imparano a condannare
Se i bambini vivono con l’ostilità, imparano a combattere
Se i bambini vivono con la paura, imparano a essere apprensivi
Se i bambini vivono con la pietà, imparano a commiserarsi
Se i bambini vivono con il ridicolo, imparano a essere timidi
Se i bambini vivono con la gelosia, imparano a provare invidia
Se i bambini vivono con la vergogna, imparano a sentirsi colpevoli
Se i bambini vivono con l’incoraggiamento, imparano a essere sicuri di sé
Se i bambini vivono con la tolleranza, imparano a essere pazienti
Se i bambini vivono con la lode, imparano ad apprezzare
Se i bambini vivono con l’accettazione, imparano ad amare
Se i bambini vivono con l’approvazione, imparano a piacersi
Se i bambini vivono con il riconoscimento, imparano che è bene avere un obiettivo
Se i bambini vivono con la condivisione, imparano a essere generosi
Se i bambini vivono con l’onestà, imparano a essere sinceri
Se i bambini vivono con la correttezza, imparano cos’è la giustizia
Se i bambini vivono con la gentilezza e la considerazione, imparano il rispetto
Se i bambini vivono con la sicurezza, imparano ad avere fiducia in se stessi e nel prossimo
Se i bambini vivono con la benevolenza, imparano che il mondo è un bel posto in cui vivere.
La poesia esprime con semplicità un principio pedagogico molto salesiano: i più piccoli apprendono veramente solo dalle esperienze condivise con adulti significativi. L’educazione è una forma di apprendistato pratico della vita. In famiglia la “convivenza” è tutto. Il primo stadio dell’educazione passa attraverso gli occhi e si forma concretamente attraverso l’atmosfera familiare: non è mai questione di “prediche” o insegnamenti astratti.
I bambini sono come spugne. Assorbono tutto quello che facciamo e diciamo. Imparano da noi in ogni momento, anche quando non ce ne rendiamo conto. Quello che la dottoressa Nolte afferma è che l’ambiente e il modello emotivo della famiglia formano le strutture di base della persona dei figli.
La maggior parte delle madri e dei padri vogliono realmente essere amorevoli, comprensivi, disponibili, sinceri e giusti con i propri figli. La loro preparazione sui metodi e sulle tecniche d’interazione, comunicazione e disciplina è però quasi sempre approssimativa. La fretta e le preoccupazioni materiali bruciano anche le migliori intenzioni.

















