COME DON BOSCO
PINO PELLEGRINO
I verbi dell'educazione 21 - PREGARE con i figli
La preghiera è un gesto d’amore per gli altri, per Dio e soprattutto per se stessi. Pregare è il modo più incantevole per entrare gentilmente nella notte. Insegnare a pregare è il dono più grande che i genitori possono fare ai figli e a se stessi.
La genitorialità gentile

Gli psicologi e gli operatori sanitari pediatrici concordano sul fatto che un approccio genitoriale gentile o positivo all’educazione dei bambini è una delle strategie genitoriali più vantaggiose. Non solo ha un impatto positivo sulla salute mentale ed emotiva dei figli, ma potrebbe anche avere effetti duraturi e a lungo termine sulla relazione che si vuole costruire con loro.
La genitorialità gentile non è una maggiore tendenza a essere dolci e “coccoloni”, ma è un metodo educativo improntato su empatia, rispetto, comprensione e limiti. L’obiettivo è promuovere le qualità del bambino senza però lasciarsi sopraffare dal piccolo e crescerlo in modo che sviluppi sicurezza, indipendenza e serenità.
La prima cosa da ricordare è che pregare non è un dovere, ma un piacere, un vero profondo piacere delle creature umane, perciò non deve essere annunciato come una condanna ai lavori forzati, ma come un momento di gioia condivisa. È un momento di quiete, di armonia. La famiglia che prega insieme è inevitabilmente una famiglia unita.
Come per tutte le cose importanti, il modo più semplice di insegnare ai bambini a pregare consiste nel fare in modo che vi vedano pregare. Se i bambini vedono i genitori pregare con entusiasmo e fiducia, capiranno che Dio è importante per loro, che merita dare del tempo a Gesù, magari il momento più intimo della giornata. Se i bambini vedono che i genitori sono appagati quando pregano, intuiranno che Dio è una persona ben viva per loro e che ascolta coloro che gli parlano.
Poi pregate con loro. È importante essere semplici e sinceri, usare le parole e i sentimenti che i bambini sono in grado di comprendere. Abbracciateli e cominciate con frasi come: «Gesù, benedici il nostro piccolo Enrico che diventa un ometto». I gesti hanno la loro importanza: un segno di croce sul bambino seguito da un bacio pieno di calore inserisce la preghiera nella cornice appropriata. I bambini devono soprattutto rendersi conto che non si tratta di un gioco.
Il libro da usare di più è naturalmente la Bibbia. I bambini imparano in fretta che è il “Libro di Dio”. Esistono edizioni di “Bibbie per bambini” che selezionano i brani più adatti ai piccoli. Storie, personaggi, parole tratte dalla Sacra Scrittura sono indispensabili per nutrire la preghiera e la vita spirituale. Le frasi dei salmi, le parole di Gesù ai discepoli, le parabole si possono trasformare in sorgenti di stupenda preghiera. È uno spettacolo impagabile vedere un bambino di otto anni che dice convinto, con gli occhi chiusi e le mani giunte: «Signore, guardami, proteggimi! La mia vita è nelle tue mani: sei la cosa più bella che ho. Tu, Dio, sei la mia guida, anche di notte il mio cuore ti ricorda. Ti ho sempre davanti agli occhi, con te vicino non cadrò mai» (Salmo 15).
I genitori devono ricordarsi di “fare le presentazioni”: di Dio ai bambini e dei loro bambini a Dio. Alcune tra le domande più comuni che i bambini pongono su Dio sono: Chi ha creato Dio? Da dove viene Dio? Com’è Dio? Ha amici o è tutto solo? Perché non lo vediamo? È vitale soddisfare la loro curiosità, soprattutto partendo da quello che Gesù ci dice di Dio.
Non dimenticate che la preghiera è relazione e comunicazione. Aiutate i bambini a comprendere che Dio vuole diventare il loro migliore amico. I bambini sono contenti di avere amici, e Dio desidera stare vicino a loro. Parlate di Dio usando le parole di Gesù. Insegnate che pregare è anche ascoltare. La voce di Dio è diversa da quelle umane, ma è reale. È come un segreto, una confidenza. Arriva attraverso il silenzio che si fa “dentro”: attraverso i pensieri, le letture del Vangelo, gli avvenimenti della vita, i desideri, gli incontri della giornata.
Fate in modo che la preghiera diventi un appuntamento quotidiano, uno di quelli di cui si sente la mancanza quando non c’è.
Comprendete le difficoltà. Se la piccola Jessica proprio non ha voglia di pregare si può dire semplicemente: «Questo passerotto è stanco, stasera, Signore. Ci sentiremo domani». Tenere aperti i canali della comunicazione tra genitori e figli è la chiave per tenere aperti i canali della comunicazione tra Dio e i bambini.
Abituate i bambini a chiedere perdono e a pregare per gli altri nella loro preghiera e fate dei “progetti di preghiera” familiari: costituiscono un’altra modalità per coinvolgere i figli nella vita di preghiera dei genitori e per guidarli. Quando accade qualcosa che riguarda l’intera famiglia, come traslocare, dover cercare un nuovo lavoro, la malattia del nonno, è bello parlarne e poi pregare insieme, chiedendo l’aiuto di Dio.
Parlate tranquillamente della risposta di Dio. Specialmente quando non arriva. Il momento decisivo per guidare ad avere fiducia nella preghiera si verifica probabilmente quando la vita tende “trabocchetti”, grandi o piccoli. Quando sembra che la vita ci schiaffeggi e Dio non risponda alle nostre preghiere, è un momento che i bambini osservano con molta attenzione. Sembra una contraddizione, ma il momento più adatto per guidare ad avere fiducia in Dio si verifica quando Dio non sembra molto degno di fiducia. Durante quei momenti di confusione e difficoltà, la vostra risposta di fede diventa un potente strumento di guida. Anche se i bambini sono i più pronti ad accettare il fatto che Dio ha il diritto anche di rispondere «no» per il bene dei suoi figli. Come spiega Gesù: «Il Padre conosce ciò di cui abbiamo bisogno».
Infine, mettete la Messa al culmine della vita di preghiera familiare. Deve essere un momento straordinario, in cui la preghiera diventa comunione reale con Dio e con gli altri.



















