COME DON BOSCO
PINO PELLEGRINO
I verbi dell'educazione 20 - RINGRAZIARE i figli
Abbiamo mai pensato a tutto quello che riceviamo dai figli?
Mai pensato a tutto quello che dobbiamo loro?
È vero che i figli ci possono complicare la vita, però non è meno vero che ce la possono arricchire.
«Gesù chiamò un bambino, lo mise in mezzo a loro e disse: “Vi assicuro che se non cambiate e non diventate come bambini non entrerete nel regno di Dio”» (Matteo 18, 2-3). Frase difficile da prendere alla lettera, soprattutto da chi è quotidianamente esasperato dalla convivenza con tiranni in formato ridotto. I bambini hanno davvero qualcosa da insegnarci?
Il mestiere di genitore può essere una condanna alla schiavitù e alla nevrosi o un viaggio entusiasmante che arricchisce e trasforma. Uno degli elementi che fa la differenza è la disponibilità ad imparare. Di solito i genitori pensano a ciò che possono insegnare ai figli. Forse, una volta tanto, devono chiedersi che cosa possono imparare da loro.
I figli ci reinventano
Il noto scrittore ebreo mitteleuropeo Joseph Roth nella sua opera La cripta dei Cappuccini ha questo paragrafo luminoso sulla nascita dell’uomo: «Nell’istante in cui potei prendere tra le braccia mio figlio provai un lontano riflesso di quella ineffabile sublime beatitudine che dovette colmare il Creatore il sesto giorno quando egli vide la sua opera imperfetta pur tuttavia compiuta. Mentre tenevo fra le mie braccia quella cosina minuscola, urlante, brutta, paonazza, sentivo chiaramente quale mutamento stava avvenendo in me. Per piccola, brutta e rossastra che fosse la cosa tra le mie braccia, da essa emanava una forza invincibile».
Ci danno occhi nuovi, stupore nuovo. Una madre diceva: «Il mio terzo figlio mi sta illuminando la vita, è il più bel regalo al cuore». Un padre aggiungeva: «Guardando negli occhi di mio figlio, vedo la luce che nei miei occhi si è affievolita: mi accorgo d’essere rinato. Guardando negli occhi di mio figlio sono diventato più forte insieme alla sua innocenza». I figli ci rinnovano. Come non dar ragione a Peter De Vries quando affermava che “il valore del matrimonio non sta nel fatto che gli adulti generano i bambini, ma che i bambini generano gli adulti”?
Nessun uomo potrà mai capire il significato della vita, il significato del mondo, il significato di qualsiasi altra cosa, finché non avrà un figlio da amare.
I figli ci educano
Marta, sei anni, ha educato padre e madre quando ha gridato loro: «Smettetela di bisticciare!». Alessandro, otto anni, si sentiva offeso dall’audace minigonna della giovane madre. Allora le ha detto: «Mamma, così non mi piaci». Raccontano che una bambina soffriva per le bestemmie del papà. Dovendo subire un’operazione, propose di sopportare ogni dolore per la correzione del padre, senza dirlo a nessuno. Ma se lo scrisse su un biglietto: «Perché papà non bestemmi più». Teneva il biglietto in mano durante l’intervento. I medici, incuriositi, le aprirono il pugno, appena si addormentò. Quando il papà conobbe il contenuto, il biglietto fu rimesso in mano alla bambina, perché non si accorgesse. Ma le bestemmie cessarono per sempre.
I figli ci costringono a diventare adulti
Per due ragioni. La prima ce la rivela lo scrittore Stefano Biavaschi quando nota che: «I figli sono chiodi che impediscono ai genitori di cadere nel baratro. Gridano il loro bisogno d’amore e così permettono a mamma e papà di intraprendere il loro cammino inferiore». La seconda ragione sta nel fatto che i figli, soprattutto da bambini, trattano i genitori da adulti, e quindi li fanno diventare tali. Senza saperlo, applicano il grande principio psicologico che afferma: «Se prendi uno per quello che è, lo lasci tale e quale; se lo tratti per quello che dovrebbe essere, lo fai diventare quello che deve essere». Dunque essere genitori è più un premio che un sacrificio.
PICCOLI GRANDI MAESTRI
Ecco alcune delle cose che ci possono insegnare i figli.
L’attenzione. “Guarda, papà!” I bambini desiderano la presenza della mamma e del papà. Non un semplice “essere lì”: vogliono un’attenzione totale, indivisa, senza giudizi o aspettative. Una presenza che riscalda, che fa diventare importante, fa sentire di valere. Essere presente significa essere disponibile: sono qui, per te. Un’attenzione pura, che non invade e non dirige, ma è intensamente presente e basta. Noi sfioriamo tutti, non siamo più attenti alle persone, neanche a quelle che amiamo.
La trasparente innocenza. Il mondo degli adulti è un mondo di finzioni, convenienze sociali, compromessi. I bambini vedono le cose come sono. Come sono capaci di squillare a voce alta, aprendo la porta al capufficio del papà venuto in visita: “È arrivato il grande scocciatore!”
Il rispetto e la pazienza. I figli reali non sono mai simili a quelli sognati e aspettati. Si ribellano alle aspettative che impediscono loro di crescere secondo le leggi interne del loro essere. Hanno un loro ritmo, un loro progetto interno, inclinazioni originali. Nel mondo degli adulti troppo spesso ci diciamo come dobbiamo essere, imponiamo ciò che dobbiamo fare, stiliamo programmi, dettiamo condizioni, formuliamo giudizi e ricatti. La tendenza a manipolare i figli può trasformare la vita familiare in una specie di ossessione. Tutti conosciamo bambini per i quali suonare il violino è una tortura, giocare al pallone un incubo, danzare una condanna ai lavori forzati. Con mite ostinazione reclamano quel rispetto, quello spazio, quel riconoscimento che è dovuto ad ogni persona. E che è così spesso calpestato.
La felicità e gratitudine per la vita. I figli sono l’investimento più importante nel campo della realizzazione e della felicità personale. Sono un compito, talora arduo, ma anche una benedizione. La vita con i figli può essere una faticaccia, ma quale profonda felicità può generare una manina che si affida con tutta la fiducia del mondo alla manona del papà?
















