COME DON BOSCO
PINO PELLEGRINO
I verbi dell'educazione 19 - ASCOLTARE i figli
La maggior parte dei genitori crede di ascoltare i propri figli. Sembra un’attività semplice e scontata. Eppure quante volte mamma e papà ascoltano veramente e sinceramente, con piena attenzione ciò che i figli dicono o cercano di dire?
L’ospitalità dell’ascolto

Vi è un’ospitalità che consiste nell’aprire le porte di casa, ma vi è anche un’ospitalità che consiste nell’aprire le orecchie: è l’ospitalità dell’ascolto. Ascoltare il figlio è dargli sicurezza emotiva, è offrirgli un anticipo di fiducia; se ti ascolto, è segno che ti stimo! Ascoltare è già, in qualche modo, rispondere. Lo notava l’esperto psicanalista francese Jacques Lacan: “Purché ci sia chi ascolta, non c’è parola senza risposta, anche se cade nel silenzio”.
Non basta ‘sentire’: ‘sentire’ è un problema di acustica, ‘ascoltare’ è un problema di cuore. ‘Ascoltare’ è lasciare che le parole dell’altro penetrino dentro di noi, nel profondo, e vi risuonino con tutta la loro forza.
In concreto.
✦ Non diciamo al figlio: “Lasciami in pace; ho troppo da fare; cosa vuoi ancora?”
✦ Sediamoci vicino.
✦ Concentriamo la nostra attenzione tranquilla su di lui.
✦ Non sbirciamo continuamente l’orologio.
✦ Guardiamolo in faccia. Non si ascolta solo con le orecchie, ma con tutto se stessi. Si ascolta con lo sguardo, con gli occhi accoglienti che fanno capire che lui, il figlio, in quel momento rappresenta, per noi, il mondo.
Il segreto di don Bosco
«Si dia agio agli allievi di esprimere liberamente i loro pensieri» diceva don Bosco ai suoi collaboratori. Insisteva: «Li ascoltino, li lascino parlare molto». Don Bosco, per primo, fu un esempio di «ascolto». Una celebre fotografia lo ritrae durante le confessioni dei ragazzi: tutta la sua persona è in ascolto, assorbita nell’attenzione.
Le Memorie Biografiche (VI, 438-439) ricordano: «Nonostante le sue molte e gravi occupazioni, era sempre pronto ad accogliere in sua camera, con un cuore di padre, quei giovani che gli chiedevano un’udienza particolare. Anzi voleva che lo trattassero con grande famigliarità e non si lagnava mai dell’indiscrezione colla quale era da essi talora importunato. Lasciava a ciascuno piena libertà di far domande, esporre gravami, difese, scuse…
Li riceveva con lo stesso rispetto col quale trattava i grandi signori. Li invitava a sedere sul sofà, stando egli seduto al tavolino, e li ascoltava colla maggior attenzione come se le cose da loro esposte fossero tutte molto importanti…»
La maggior parte dei genitori crede di ascoltare i propri figli. Sembra un’attività semplice e scontata. Eppure quante volte mamma e papà ascoltano veramente e sinceramente, con piena attenzione ciò che i figli dicono o cercano di dire?
«Io parlo, parlo, ma nessuno mi ascolta» brontola Corinna (8 anni). E Giuditta (7 anni): «Allora, la sera, a letto, giro le spalle a tutti quanti, mi metto contro il muro e mi parlo, perché almeno io mi ascolto». Nella sala-colloqui di un istituto correzionale, un giovane disse amaramente al padre: «Papà, ti rendi conto che in vent’anni è la prima volta che mi stai ad ascoltare?».
Spesso, quando i genitori cercano di obbligare i figli a parlare di un determinato problema, non approdano a nulla, finiscono per irritarsi a vicenda e la comunicazione si interrompe.
✦ Ascoltiamolo con simpatia, anche se non siamo d’accordo sui suoi hobby, su alcune sue stranezze.
✦ Non interrompiamolo tutti i momenti e neppure diamo subito un giudizio: “Quello che hai fatto è una grossa stupidata!”, lasciamo che il figlio si sfoghi, si sciolga.
✦ Rispondiamo a tono alle eventuali domande.
✦ I genitori sono abituati a parlare ai figli. Devono abituarsi a parlare con i figli e i figli impareranno che il dialogo comincia sempre dall’ascolto dell’altro.
Se tale sarà il nostro ascolto, non solo regaleremo al figlio un’ottima medicina psichica (l’ascolto è sempre terapeutico!), ma anche una straordinaria esperienza di incontro umanizzante, cioè educante: incontro indimenticabile e più efficace di mille parole, le parole si possono dimenticare, gli abbracci no. Ascoltare è abbracciare!
Ascoltare è far vivere, ce lo ricorda questa dolce favola: Tanti anni fa, in Cina, vivevano due amici. Uno era molto bravo a suonare l’arpa. L’altro era molto bravo nell’ascoltarlo.
Quando il primo suonava o cantava una canzone che parlava, ad esempio, di montagna, il secondo diceva: “Vedo la montagna come se l’avessi davanti!”
Quando il primo suonava a proposito di un ruscello, quello che ascoltava diceva, estasiato: “Sento scorrere l’acqua tra le pietre!”. Ma un triste giorno quello che ascoltava si ammalò e morì, il primo amico tagliò le corde della sua arpa e non suonò mai più.
Esistiamo, veramente, solo se qualcuno ci ascolta.



















