COME DON BOSCO
PINO PELLEGRINO
I verbi dell'educazione 15 - DIRE NO
Basta un attimo a dire no. Eppure quell’attimo può avere conseguenze lunghissime: può preparare un uomo riuscito o un uomo fallito. È vero che esiste anche il sì, non meno importante; però oggi, forse, è più urgente ricordarci che esiste anche il no.
Non abbiamo figli un po’ viziatelli? Allora, e se smettessimo di essere troppo arrendevoli e, qualche volta, dicessimo un bel no? I no ci vogliono almeno per quattro ragioni.
- Intanto perché danno sicurezza.
I no avvertono il figlio che vi sono dei limiti, dei paletti e quindi lo tolgono dall’ansia, dall’insicurezza, dalla tensione che derivano dal non saper che cosa fare.
- I no irrobustiscono l’io.
Preparano il figlio alle inevitabili delusioni della vita: un brutto voto a scuola, il tradimento dell’amico del cuore… Senza nessuna esperienza del no, al primo scoglio il ragazzo può rischiare il naufragio.
- I no avvertono che vi è un’autorità.
II rapporto educativo, già sappiamo, deve essere a-simmetrico: il genitore, cioè, deve porsi su un gradino più alto del figlio. È il piccolo stesso a volerlo: a lui serve una persona autorevole, non un amico, non un camerata.
- I no rendono più simpatico il figlio.
Uno al quale è sempre permesso di fare quello che gli pare e piace, è incapace di adattarsi agli altri, alle loro esigenze: non pensa che a sé, ai suoi comodi, ai suoi interessi. Un figlio che si è mai sentito dire ‘No!’, cresce selvaggio, incivile, instabile, nevrotico, rompiscatole, piantagrane.
Lo stile dei no
I no vanno detti con stile. Uno stile che richiede, almeno, tre caratteri.
Non urlati. Se gridati, se urlati, i no potrebbero essere interpretati come dipendenti dal nostro umore del momento e non già come una decisione presa per impedire un qualcosa che non si deve compiere indipendentemente dal nostro ‘raptus’.
Misurati. Quando i no sono troppo frequenti, perdono efficacia. Ha ragione il professor Franco Frabboni: “Censurando sempre le scelte dei figli, si rischia di frustrare la loro creatività e di renderli più insicuri”. E porta un esempio: “Dai tre anni in poi per i piccoli è molto importante che possano scegliere liberamente cosa indossare”.
Giustificati. Ogni no deve avere una ragione, una ragione che va spiegata al figlio, tenendo, ovviamente, conto dello sviluppo di maturazione raggiunto. Giustificando il no, illuminiamo il figlio, lo orientiamo, lo facciamo crescere. Siamo autorevoli, non autoritari. La differenza tra i due termini è nota ‘autorevole’ è chi fa crescere (dal latino ‘augere’: ‘far crescere’); autoritario è chi schiaccia, chi mortifica, chi frena, senza una vera motivazione.
Quali no?
È impossibile, in ogni caso, fare l’elenco completo dei no da dire ai figli. Ci limitiamo a quelli che ci sembrano i più importanti e urgenti.
No alle mode.
Dov’è scritto che tutti i ragazzi debbano avere lo stesso zainetto, che tutti a Natale debbano ricevere montagne di regali? “Mamme e papà – esorta lo psicologo Fulvio Scapano – imparate dai salmoni che vanno contro corrente. Sbarazzatevi dei copioni”. Insomma, non siate genitori carta-carbone.
No al servizio.
Perché la mamma deve continuare a insaponare il figlio, ad allacciargli le scarpe, e il papà a sbucciargli la mela? Qualche anno fa il sociologo Francesco Alberoni ha lanciato un messaggio: “Basta con i vizi ai figli: se la cavino da soli!”.
No all’indulgenza plenaria e al cuore di panna.
Concedere tutto ai figli è tradirli: non si può vivere in pantofole!
No alle continue richieste.
“Me lo compri?”; “voglio questo”; “dammi quello”… Ad un certo punto bisogna dire: “No!”, “Ne hai abbastanza!”, “È inutile insistere: sarebbe troppo”. Questo non è per nulla necessario”… Parole sapienti. Parole benefiche. Parole che forgiano un uomo capace di attraversare la vita da uomo.
OTTO “NO” PER NOI
- No alle prediche. Le prediche indispongono. Quasi sempre aggravano la situazione. Buttiamole nel pozzo!
- No al complesso di Mozart. Mozart a soli cinque anni componeva già sinfonie. Il nostro bambino può avere talenti che richiedono più tempo per maturare. Non acceleriamolo. Non è tirando su lo stelo che si fa crescere il grano!
- No al solo dare. Ai bambini occorre anche chiedere. Per fortuna ai piccoli piace, quasi sempre, aiutarci, darci una mano. Piace e fa loro bene.
- No alla soddisfazione immediata. Se il desiderio è immediatamente soddisfatto, è la morte del desiderio. Dare sempre immediata soddisfazione al figlio, è rubargli l’esperienza del sogno. Furto gravissimo!
- No alla seduzione. “Se stai bravo”, “se dai un bacio alla zia”. Il ricatto non educa. Il ricatto può formare un piccolo mercante. “Mi conviene studiare tanto, per avere quel dono?”
- No alle parole al vetriolo. “Buono a nulla”, “sai fare solo pasticci”, “questa me l’attacco al dito”…
- No al lamento. “Non possiamo più educarli”, ”la televisione ce li guasta”, ”la scuola ce li ruba”…
- No alle recite. Il figlio è infallibile: annusa immediatamente se siamo banderuole o robuste personalità che dicono quello che pensano e fanno quello che dicono.
















